SANITA'. EPATITE C, IN ITALIA 146MILA TOSSICODIPENDENTI DA DIAGNOSTICARE /FOTO

martedì 3 dicembre 2019



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(DIRE) Roma, 3 dic. - Si stima che in Italia ci siano circa
280mila pazienti con virus da epatite C (HCV) ancora da
diagnosticare, di cui circa 146mila avrebbero contratto
l'infezione attraverso l'utilizzo anche pregresso di sostanze
stupefacenti, 80mila mediante il riutilizzo di aghi da tatuaggi o
piercing e 30mila attraverso trasmissione sessuale. È quanto
emerge da uno studio* (aggiornato a novembre 2019) basato su un
modello matematico presentato lo scorso novembre dalla dottoressa
Loreta Kondili, ricercatrice dell'Istituto Superiore di Sanita',
al Congresso annuale dell'American Association for the Study of
Liver Diseases (AASLD).
   Grazie al progetto HAND - Hepatitis in Addiction Network
Delivery, che ha permesso di distribuire 2.500 test rapidi nei
Ser.D. coinvolti, sono aumentati del 20% gli screening sui
tossicodipendenti con epatite C e si stima che circa 1.000
pazienti potranno essere inviati ai centri di cura. HAND e' il
primo progetto pilota di networking a livello nazionale
patrocinato da 4 societa' scientifiche (SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e
SITD), che ha coinvolto i Servizi per le Dipendenze e i relativi
Centri di cura per l'HCV afferenti a 7 citta' italiane (Roma,
Milano, Torino, Bari, Modena, Caserta e Catanzaro). Il progetto
si e' articolato in diverse fasi: campagna informativa su oltre
il 90% dei Ser.D. nazionali, con 16mila materiali divulgativi;
campagna di screening con 2.500 test salivari rapidi distribuiti;
programma formativo multidisciplinare con piu' di 300 operatori
sanitari coinvolti.
   I risultati del progetto, realizzato da Letscom E3 con il
contributo non condizionante di AbbVie, sono stati presentati
oggi a Roma nel corso di un incontro dal titolo 'La gestione
dell'HCV in pazienti consumatori di sostanze', che si e' tenuto
nella Sala degli Atti parlamentari in Senato. "L'Italia ha un
compito estremamente importante che le e' stato dettato
dall'Organizzazione Mondiale della Sanita': eliminare l'infezione
da HCV entro il 2030- ha detto il direttore scientifico della
SIMIT (Societa' Italiana di Malattie Infettive e Tropicali),
Massimo Andreoni- Per questo dobbiamo lavorare sulle popolazioni
a maggior rischio epatite C, cioe' su quei soggetti che fanno uso
di sostanze stupefacenti per via endovenosa. Il progetto HAND si
muove proprio in questo senso, dimostrandosi un valido modello
per il suo approccio multidisciplinare in grado di mettere in
collegamento i Ser.D. con i Centri di cura per l'HCV. La sfida
piu' grande, oggi, e' quella di far emergere il 'sommerso',
andando a cercare le persone infette che ancora non sanno di
esserlo. Un'altra priorita' da mettere in atto e' il referral,
cioe' creare collegamenti sempre piu' stretti tra Ser.D. e centri
per il trattamento. Infine c'e' il 'linkage to care', che ha
l'obiettivo di fidelizzare il paziente fragile al centro, grazie
a professionisti che sappiano seguirlo e rispondere alle sue
esigenze".
   È dunque sui pazienti con infezione cronica da epatite C non
ancora diagnosticati che e' necessario focalizzare l'attenzione,
soprattutto alla luce di un dato: ogni paziente non curato, che
fa uso di sostanze per via iniettiva, hanno fatto sapere di
recente gli esperti, potenzialmente e' in grado di infettare
circa 20 persone nell'arco di tre anni. Cosi', nonostante
l'Italia sia tra i primi 12 Paesi al mondo ad aver intrapreso il
cammino verso l'eliminazione dell'HCV entro il 2030, come
indicato dall'Organizzazione mondiale della Sanita', allo stesso
tempo rischia di non raggiungere questo obiettivo qualora non
riesca a far emergere il 'sommerso'. Per questo, concorda la
comunita' scientifica, c'e' bisogno di un intervento immediato
che preveda un aumento degli screening su tutto il territorio
nazionale. Ed e' in questa direzione che si e' mosso il progetto
HAND.
   "Il progetto HAND si propone di dare la massima applicazione e
migliorare i risultati dello sforzo straordinario che ha fatto
l'Italia per curare i malati di epatite C- ha sottolineato il
past president di FeDerSerD (Federazione Italiana degli Operatori
dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze), Pietro Fausto
D'Egidio- e di farlo soprattutto nei confronti dei malati
tossicodipendenti, che sono uno dei piu' grandi serbatoi di
infezione e quindi anche di trasmissione di infezione nel nostro
Paese. Per motivare pazienti di questo tipo penso sia
fondamentale un approccio multidisciplinare, con strutture
integrate e coordinate tra i vari attori, che in esse devono
agire per fare la diagnosi, avviare alla cura e creare meno
ostacoli possibili al paziente, che di per se' vive gia' una vita
difficile, fuggendo dalle sue responsabilita'. Per eliminare per
quanto possibile l'infezione da HCV nella popolazione dei
tossicodipendenti ci vuole allora esattamente il lavoro che sta
facendo oggi HAND in collaborazione con le societa' scientifiche,
promuovendo una sensibilita' all'interno di ogni nucleo di
lavoro, dai Ser.D. ai centri di cura".
   "I Ser.D. non curano soltanto la dipendenza, ma indirizzano il
paziente ad uno screening completo per quanto riguarda l'epatite
C- ha fatto sapere il presidente della SIPaD (Societa' Italiana
Patologie da Dipendenza), Claudio Leonardi- Non solo: il loro
compito e' anche quello di monitorare in un secondo momento che
la terapia affidata venga regolarmente effettuata dal paziente,
garantendo, a due soli mesi di distanza dall'inizio,
l'eradicazione completa del virus HCV nel soggetto affetto.
L'utilita' del progetto HAND risiede nella sua capacita' di
integrare le attivita' svolte all'interno dei Servizi per le
dipendenze con quelle dei Centri di cura, ai quali spetta il
compito di affinare la diagnosi iniziale di screening fatta dai
Ser.D. (anche con test rapidi salivari) e, laddove necessario,
far accedere i pazienti a terapie specifiche. Un approccio
multidisciplinare e' l'essenza della valutazione diagnostica, a
maggior ragione in una malattia multifattoriale come la
tossicodipendenza".
   "Il progetto HAND e' certamente innovativo perche', per la
prima volta, ha collegato i Servizi per le dipendenze ad altri
settori della sanita', come l'infettivologia e la
gastroenterologia- ha evidenziato infine il presidente della SITD
(Societa' Italiana TossicoDipendenze), Luigi Stella- In questo
modo i pazienti, una volta diagnosticati nei Ser.D., dove c'e'
un'alta incidenza della malattia dell'epatite C, vengono
indirizzati ai Centri di cura specializzati per ricevere il
trattamento con i nuovi farmaci. E vale davvero la pena
sottolineare questa straordinaria innovazione che stiamo vivendo
dal punto di vista della farmacologia- ha concluso- perche' oggi
con i nuovi farmaci e' possibile guarire dall'epatite C".
   A moderare l'incontro, il giornalista Rai Gerardo D'Amico. Ha
partecipato il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri; la
vicepresidente della XII Commissione Affari sociali della Camera,
Michela Rostan; la direttrice del Centro nazionale dipendenze e
doping dell'Istituto Superiore di Sanita' (ISS), Roberta
Pacifici; la ricercatrice dell'ISS, Loreta Kondili. E ancora: il
presidente della EpaC onlus, Ivan Gardini, e i referenti dei
Ser.D. e dei Centri di cura HCV coinvolti nel progetto HAND.
  (Cds/ Dire)
12:01 03-12-19


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