NEWS SANITA'. Tumori, in 10 anni in Italia +53% pazienti vivi dopo diagnosi

mercoledì 12 febbraio 2020



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(DIRE - Notiziario settimanale Sanita') Roma, 12 feb. - In dieci
anni, in Italia, i pazienti vivi dopo la diagnosi di tumore sono
aumentati del 53%. Erano 2 milioni e 250mila nel 2010, oggi sono
3 milioni e 460mila. Un risultato molto importante, che dimostra
i passi in avanti realizzati nell'assistenza oncologica e che
colloca il nostro Paese ai vertici in Europa e nel mondo. Ma si
tratta di un risultato migliorabile, perche' sono ancora troppe
le differenze sul nostro territorio: dall'adesione e copertura
degli screening ancora troppo basse al Sud, alla realizzazione
delle reti oncologiche regionali a macchia di leopardo, alla
disponibilita' solo in alcune Regioni piu' virtuose di terapie
efficaci e di test in grado di analizzare il profilo molecolare
del tumore. È concreto il rischio di pericolose discrepanze a
danno dei pazienti.
   Oggi si celebra la Giornata Mondiale contro il Cancro, che ha
l'obiettivo di evidenziare l'impegno di ognuno nella lotta contro
la malattia (lo slogan di quest'anno e' I am and I will). Un
impegno che si traduce anche nel garantire a tutti le stesse
opportunita' di cura, eliminando le differenze territoriali.
L'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) aderisce alla
Giornata e, in una conferenza stampa oggi a Milano, lancia un
appello alle Istituzioni perche' venga seguito l'esempio delle
Regioni piu' virtuose, a tutto vantaggio dei pazienti.
   'Nel 2018 sono stati stimati, nel mondo, piu' di 18 milioni di
nuovi casi di cancro, erano 12 milioni nel 2008 - spiega Giordano
Beretta, Presidente Nazionale Aiom e Responsabile dell'Oncologia
Medica all'Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. La patologia e' in
costante crescita nel mondo per la diffusione di stili di vita
scorretti, a cui si aggiungono anche fattori ambientali. La
qualita' del nostro Sistema Sanitario e' testimoniata dalla
sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, che presenta tassi piu'
alti rispetto alla media europea nei tumori piu' frequenti: 86%
nella mammella (83% UE), 64% nel colon (60% UE), 16% polmone (15%
UE) e 90% prostata (87% UE). E raggiungiamo questi risultati con
minori investimenti: la spesa sanitaria pubblica in rapporto al
PIL nel nostro Paese ha registrato un calo, passando dal 7% nel
2010 al 6,5% nel 2017, a fronte del 9,8% della media europea. Vi
sono, pero', ancora differenze regionali che devono essere
superate, perche' nessuno rimanga indietro e tutti possano
accedere alle cure piu' efficaci indipendentemente dal luogo in
cui vivono'.
   Alcune Regioni come la Campania hanno segnato la strada. 'A
ottobre 2019, e' stata la prima in Italia a fornire gratuitamente
a tutti i pazienti colpiti da melanoma, un tumore della pelle, la
combinazione di due molecole immunoterapiche, nivolumab e
ipilimumab - afferma Paolo Ascierto, Direttore dell'Unita' di
Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative
dell'Istituto Nazionale Tumori Irccs Fondazione 'G. Pascale' di
Napoli -. Un anno fa, la terapia era stata approvata dall'Agenzia
Italiana del Farmaco (Aifa), ma lasciata in fascia C,
impendendone cosi' la rimborsabilita' da parte del Servizio
Sanitario Nazionale. Si e' creato in questo modo un grave danno
per i pazienti colpiti da melanoma, soprattutto per i cittadini
con metastasi cerebrali asintomatiche, circa il 40% del totale,
per i quali questa combinazione ha evidenziato risultati
importanti: il 70% delle persone e' libero da recidiva a 2 anni,
motivo per cui tale trattamento e' riconosciuto come prima
opzione dalle maggiori linee guida internazionali in questi
pazienti. Nelle altre Regioni la terapia non e' ancora
rimborsata, chiediamo che le Istituzioni locali si attivino
quanto prima perche' i malati non possono aspettare'.
   La Lombardia e' stata apripista sui test genomici,
stabilendone, a settembre 2019, la rimborsabilita' per le donne
con carcinoma della mammella in stadio iniziale (positivo ai
recettori ormonali e a rischio intermedio). 'È stata la prima
Regione ad adottare un provvedimento di questo tipo - sottolinea
Nicla La Verde, membro Direttivo nazionale Aiom e Direttore
Oncologia Ospedale Sacco di Milano -. La genomica fornisce
straordinarie informazioni sulla natura di alcuni tumori, in
particolare nel carcinoma mammario aggiunge dati che i parametri
clinici, come il diametro della massa tumorale o la sua
stadiazione, non offrono. I test genomici sono in grado di
predire l'aggressivita' della malattia in stadio iniziale e di
stimare meglio il rischio di una paziente, operata di tumore al
seno, di sviluppare metastasi; quindi possono aiutare a decidere
se aggiungere la chemioterapia alla terapia ormonale dopo la
chirurgia. Grazie al test genomico, alcune pazienti a rischio
intermedio di ricaduta possono evitare la chemioterapia. Cio'
puo' tradursi, da un lato, in un beneficio clinico per le
pazienti che non vengono piu' esposte a un eccesso di trattamento
e al relativo rischio di tossicita' immediate e tardive,
dall'altro in un impatto favorevole sulla spesa sanitaria, che
rappresenta un elemento di importanza fondamentale con cui anche
i clinici devono confrontarsi'.
   Nel trattamento del tumore della mammella si stanno
evidenziando preoccupanti disparita' nell'accesso alle terapie.
'In particolare, nelle forme che esprimono in quantita' eccessiva
la proteina HER2 e che rappresentano circa il 15-20% dei casi,
l'ente regolatorio europeo (Ema) nel 2015 ha approvato
pertuzumab, terapia a bersaglio molecolare, prima della chirurgia
(trattamento neoadiuvante) - spiega Lucia Del Mastro, membro
Direttivo nazionale Aiom e Responsabile Breast Unit Irccs
Ospedale Policlinico San Martino di Genova -. È dimostrato che il
farmaco, somministrato insieme alla chemioterapia prima
dell'intervento chirurgico, aumenta la probabilita' di ottenere
la risposta patologica completa, vale a dire la scomparsa del
tumore invasivo sia nel seno che nei linfonodi, riducendo cosi'
le probabilita' di ripresa di malattia. Aifa ha recepito
l'indicazione europea, ma nel 2017 ha deciso di non rimborsare la
molecola. In questo modo, si creano disuguaglianze sia rispetto
agli altri Paesi europei che invece (fatta eccezione per la
Francia) hanno rimborsato la molecola sia all'interno del
territorio nazionale. Assistiamo a disparita' inaccettabili
nell'accesso alla terapia, anche all'interno di una stessa
Regione, perche' alcuni ospedali hanno assunto la decisione di
acquistare il farmaco, invece altri, per considerazioni di
budget, non l'hanno adottata. Nel momento in cui Ema approva un
farmaco con una specifica indicazione, Aifa dovrebbe non solo
recepire la decisione ma anche rimborsare la terapia. La
situazione attuale crea difficolta' sia alle pazienti sia ai
medici, che non possono seguire le linee guida internazionali che
raccomandano il trattamento neoadiuvante con pertuzumab'.
   Il 4 e 5 febbraio a Milano, Aiom e Fondazione Aiom organizzano
un corso di formazione sulle Linee Guida destinato ai pazienti.
'Le Linee Guida sono uno degli strumenti principali della
medicina basata sull'evidenza - afferma Massimo Di Maio,
Segretario Nazionale Aiom e Direttore dell'Oncologia
dell'Ospedale Mauriziano di Torino -. Attraverso un processo
sistematico e trasparente rendono possibile il trasferimento
nella pratica clinica di tutte le nuove conoscenze prodotte dalla
ricerca medico-scientifica. Nell'elaborazione di diverse Linee
Guida Aiom hanno preso parte anche i pazienti, che oltre ai
medici specialisti, sono gli 'utilizzatori finali' di questi
documenti. Devono essere inclusi nella loro stesura, per questo
organizziamo corsi di formazione per pazienti. Ma le Linee Guida
non bastano. Per estendere le 'buone pratiche' a tutto il
territorio, devono essere implementate le reti oncologiche
regiona