Formazione professionale

mercoledì 30 novembre 2005


Formazione professionale

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni del 24 novembre ha prodotto anche due documenti riguardanti la scuola e in particolare la formazione professionale:

1) ACCORDO TRA REGIONI E PROVINCE AUTONOME PER IL RICONOSCIMENTO RECIPROCO DEI TITOLI IN USCITA DAI PERCORSI SPERIMENTALI TRIENNALI DI CUI ALL’ACCORDO DELLA CONFERENZA UNIFICATA DEL 19 GIUGNO 2003;
2) VALUTAZIONI IN MERITO AL TESTO UNIFICATO: Istituzione dell'«attestato di competenza» e delega al Governo per la disciplina delle professioni non regolamentate (C. 1048 Ruzzante, C. 2488 Mantini, C. 2552 Polledri, C. 2767 Pistone, C. 3685 CNEL).

1) Premessa

 

L’accordo sancito in sede di Conferenza Unificata il 19 giugno 2003 tra le singole Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, il MIUR e il MLPS e tra singole Regioni e Direzioni Scolastiche Regionali ed i successivi protocolli d’intesa siglati, hanno reso possibile la realizzazione a partire dall’anno scolastico 2003/2004 di un’offerta formativa sperimentale di istruzione e formazione professionale. Alla luce del quadro normativo delineato dalla L. 53/03, un successivo Accordo, sancito in sede di Conferenza Stato-Regioni il 15 gennaio 2004, ha portato alla definizione degli standard formativi minimi relativi alle competenze di base richiesti ai fini della validità e della spendibilità dei titoli in esito agli stessi percorsi sia in ambito nazionale, sia nell’ambito della Unione europea.

 

Tutto ciò si colloca entro uno scenario come quello attuale, che vede la persona al centro dei sistemi di Istruzione, Formazione Professionale e Lavoro, e che pone la necessità di risolvere la frammentazione istituzionale che ha caratterizzato fino ad oggi il nostro Paese e deve garantire alle persone l’opportunità di transitare tra differenti sistemi e territori, optando per una strategia di azione volta alla trasparenza e alla leggibilità degli apprendimenti acquisiti nei percorsi di studio e di lavoro.

 

Pertanto per evitare che il patrimonio delle acquisizioni e delle competenze delle persone venga disperso, le Regioni adottano una soluzione che, rimanendo rispettosa delle specificità territoriali, garantisca il diritto della persona al riconoscimento ed alla valorizzazione delle proprie competenze.

 

Il quadro normativo attuale, nel recepire gli indirizzi e gli orientamenti fissati in ambito europeo, è improntato alla salvaguardia dell’unitarietà del sistema educativo di istruzione e formazione. A garanzia di tale salvaguardia sono già stati formalizzati dispositivi di certificazione condivisi che, mettendo in trasparenza le competenze acquisite, permettono il riconoscimento delle stesse in termini di crediti. (Accordo in C.U. del 28/10/2004).

 

L’approccio delle Regioni si fonda sulla necessità di costruire un quadro di riferimento condiviso a livello nazionale di standard professionali, imperniato sulla definizione ed individuazione delle figure professionali, rispetto al quale i sistemi dell'educazione e del lavoro declinano i propri specifici dispositivi, con una visione sistemica integrata nell’ottica del lifelong learning, inquadrando in tale ottica anche l’attuazione del diritto-dovere fino a 18 anni. Entro tale cornice deve collocarsi anche il processo di definizione di standard relativi alle competenze tecnico-professionali, ai fini della riconoscibilità/spendibilità dei titoli di qualifica in esito ai percorsi di istruzione e formazione professionale.

Le Regioni e le Province Autonome, ad oggi impegnate nel percorso di costruzione del sistema nazionale di certificazione delle competenze, con questo Accordo manifestano la volontà di attuare una ulteriore tappa nella direzione della costruzione delle condizioni a livello nazionale della riconoscibilità e spendibilità dei titoli professionali in esito ai percorsi, salvaguardando – in questa fase transitoria – la persona, rendendo riconoscibili e trasparenti le competenze acquisite, e quindi utilizzabili, soprattutto in “situazioni di transito” e cambiamento nel contesto di formazione o di lavoro.

Le Regioni e le Province autonome scelgono  l’Accordo come strumento per garantire la mobilità delle persone, utilizzando i diversi dispositivi attraverso i quali i sistemi regionali  regolamentano i processi di certificazione delle competenze e della  loro validazione.

 

Visto

 

il decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, concernente la “Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato - citta' ed autonomie locali”;

 

il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 concernente il "Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59";

 

il D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275 recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche;

 

la legge 17 maggio 1999,  n. 144 e, in particolare, l’art. 68 concernente l’obbligo di frequenza ad attività formative;

 

gli obiettivi indicati dal Consiglio europeo di Lisbona per il 2010, contenuti in Conclusioni della Presidenza Consiglio Europeo di Lisbona, 23-24 marzo 2000;

 

il D.P.R. 12 luglio 2000, n. 257, contenente il regolamento di attuazione dell’art. 68 della citata legge n. 144/99;

 

il decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale n. 174/2001 sul sistema della certificazione delle competenze nella formazione professionale;

 

la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, recante le "Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione";

 

la legge 28 marzo 2003, n. 53, recante “Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale”;

 

- l’accordo sancito in sede di Conferenza Unificata il 19 giugno 2003 per la realizzazione dall’anno scolastico 2003/2004 di un’offerta formativa sperimentale di istruzione e formazione professionale e i successivi protocolli d’intesa siglati tra le singole Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, il MIUR e il MLPS e tra singole Regioni e Direzioni Scolastiche Regionali;

 

- l’accordo sancito in sede di Conferenza Stato-Regioni il 15 gennaio 2004 per la definizione degli standard formativi minimi relativi alle competenze di base nell’ambito dei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale;

 

- l’accordo sancito in sede di Conferenza Unificata del 28 ottobre 2004 per la certificazione finale e intermedia e il riconoscimento dei crediti formativi;

 

la Decisione del 15.12.2004 relativa al “Quadro comunitario unico per la trasparenza delle qualifiche e delle competenze (Europass)”

 

-  il decreto legislativo  15 aprile  2005 n. 76, recante la "Definizione delle norme generali sul diritto-dovere all'istruzione e alla formazione, a norma dell'articolo 2, comma 1, lettera c) della legge 28 marzo 2003, n.53";

 

il decreto legislativo  15 aprile  2005 n. 77, recante la "Definizione delle norme generali relative all'alternanza scuola-lavoro, a norma dell'articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53”;

 

- il libretto formativo del cittadino, approvato in Conferenza Unificata in data 14 luglio 2005, previsto dall’art. 2 del decreto legislativo 276/2003;

 

 

Considerato

 

il percorso avviato dalle Regioni e Province Autonome, dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali all’interno del Tavolo di partenariato istituzionale, per la realizzazione dei percorsi sperimentali triennali di istruzione e formazione professionale di cui all’Accordo del 19 giugno 2003;

la necessità di consentire agli allievi dei percorsi sperimentali triennali di cui all’Accordo del 19 giugno 2003 di vedersi riconosciute le competenze di base e tecnico-professionali ed i relativi titoli di qualifica acquisiti, nel caso di trasferimento in altre Regioni;

la necessità di definire un sistema di standard delle competenze tecnico-professionali per i percorsi sperimentali triennali di cui sopra, all’interno di un quadro complessivo di riferimento per il sistema-paese , superandone la definizione per filiera formativa.

 

Convengono

 

1.di utilizzare i dispositivi approvati con l’Accordo del 28 ottobre 2004 per la certificazione finale e intermedia e il riconoscimento dei crediti formativi (modelli A, B e C), come format omogeneo a livello interregionale.

In riferimento ai dispositivi introdotti dal citato accordo, si prevede l’utilizzo:

del modello A per la certificazione finale in esito ai percorsi sperimentali triennali, rilasciato agli studenti che concludono i  citati percorsi, con riferimento particolare alla sezione 5.2;

del modello B per la certificazione intermedia delle competenze acquisite, rilasciato agli studenti che interrompono i percorsi di istruzione e formazione prima del conseguimento della qualifica, con riferimento particolare alla sezione 3.2;

del modello C per il riconoscimento dei crediti in ingresso.

 

2. di garantire al singolo soggetto la mobilità nei e tra i diversi sistemi e territori vedendosi riconosciuti gli apprendimenti acquisiti e le relative competenze, per effetto della presenza di elementi minimi, validati e riconoscibili da tutte le Regioni e Province Autonome, nei modelli sopra elencati; 

 

3. di assicurare, con riferimento alla futura declinazione europea dei livelli (EQF), il medesimo livello a tutti i percorsi di cui al presente accordo, comunque equivalente a quello del terzo anno dell’IPS;

 

4. di dare piena valorizzazione agli apprendimenti acquisiti dall’allievo nel contesto formativo di provenienza, nonché, nel contesto formativo di destinazione, di riconoscere le competenze acquisite, sia in esito ad un percorso di istruzione e formazione sia nel caso di interruzione dello stesso.

 

     Doc. Approvato - Scuola - RICONOSCIMENTO RECIPROCO DEI TITOLI IN USCITA DAI...
     Doc. Approvato - Attestato di competenza professionale...

 

 2) VALUTAZIONI IN MERITO AL TESTO UNIFICATO

 

Istituzione dell'«attestato di competenza» e delega al Governo per la disciplina delle professioni non regolamentate (C. 1048 Ruzzante, C. 2488 Mantini, C. 2552 Polledri, C. 2767 Pistone, C. 3685 CNEL).

 

Le proposte di legge all’esame della Camera dei deputati recanti l’istituzione dell’attestato di competenza professionale (C. 1048 Ruzzante, C. 2488 Mantini, C. 2552 Polledri, C. 2767 Pistone, C. 3685 CNEL) e trasfuse in un testo unificato, rappresentano l’ennesimo tentativo di disciplinare il profilo delle professioni non regolamentate in modo estemporaneo, disgiunto da una soluzione generale del problema. Difatti diversamente da come sostenuto dal dibattito generale in materia che la soluzione alla riforma delle professioni dovesse essere generale ed incentrata sia sul mondo ordinistico che  su quello non regolamentato, si delinea una soluzione parziale.

Il provvedimento prevede, tramite l’attestato di competenza, la certificazione dell’esercizio abituale della professione, il costante aggiornamento del professionista ed un comportamento conforme a regole di correttezza. Tale certificazione è rilasciato secondo le norme internazionali ISO sulla base di criteri qualificativi necessari tra i quali: l’individuazione di (eventuali) livelli di preparazione didattica; la definizione dell’oggetto dell’attività professionale e dei relativi profili professionali; la determinazione degli standard qualitativi da rispettare; l’elaborazione di un codice deontologico e le modalità di aggiornamento professionale. Si tratta, in verità, dell’adozione di schemi di riferimento operativi già noti in altri settori e che nulla hanno a che vedere con le professioni.

Presso la Presidenza del Consiglio è istituita una apposita struttura che, avvalendosi del ruolo consultivo del CNEL, provvede a registrare le associazioni.

Sul piano istituzionale la previsione si pone in evidente insanabile disarmonia con il recente schema di decreto legislativo sulle professioni ai sensi della legge n. 131/2003 (c.d. La Loggia), che affida alle Regioni, nel proprio ambito, il riconoscimento delle associazioni di professionisti non esercitanti attività regolamentate.

Prescindere, come fa la proposta di legge in esame, dal riconoscimento delle associazioni (quale condizione minimale su cui costruire qualsiasi soluzione organizzativa) costituisce, infatti, una fuga in avanti, dato che così facendosi si affida,  in buona sostanza, un ruolo “di riferimento” a soggetti che non hanno realizzato i contenuti minimi per ottenere il proprio riconoscimento giuridico, secondo norme che vengono, proprio quando ci sarebbe bisogno di accentuarle e specificarle, per meglio tutelare i cittadini utenti, scavalcate di netto.

In tal modo si ignora il ruolo regionale in materia (peraltro pacificamente esistente in tutti i settori economici di competenza regionale), dato che le condizioni ed i requisiti previsti dal nostro ordinamento, per ottenere il riconoscimento (di competenza regionale), sostanzialmente coincidono a quelle previste dal disegno di legge tramite l’attestato di competenza rilasciato dalle associazioni.

Inoltre il ruolo riconosciuto al CNEL appare del tutto in contrasto con le finalità costituzionali proprie di tale organismo, che appaiono riconducibili ad un funzione amministrazione. L’amministrazione della procedura, eventualmente fosse decisa, non potrebbe che essere riferita ad altri soggetti istituzionali, senza dimenticare le competenze in materia di lavoro, formazione professionale, oltre quella sulle professioni, spettanti alle Regioni.

Nel merito, l’attestato che sembrerebbe afferire esclusivamente a qualità personali accertate sulla base dei criteri predetti, in verità vige esclusivamente per il periodo di adesione ad una determinata associazione; non sopravvive, infatti, alla circostanza di uscita di un soggetto dalla associazione, a meno che non si iscriva, entro tre mesi, ad altra associazione ugualmente registrata. Una qualificazione soggettiva è quindi condizionata da una struttura di riferimento. Ne deriva, indirettamente, l’obbligo del soggetto di dover aderire a questa o quella associazione, pena l’esclusione da tale qualificazione. Prevedendo che tutta la procedura non sarà di facile accesso e di oneri irrilevanti, ne consegue che l’organizzazione del lavoro è condizionata sostanzialmente dall’appartenenza ad associazione (privata), senza alcuna garanzia pubblica sostanziale, essendo la registrazione prevista, una mera attività amministrativa esecutiva, peraltro incardinata presso il Governo, che non ha in materia concorrente, come per le professioni, più alcuna competenza esecutiva applicativa.

In definitiva, se sullo spessore della competenza regionale in materia ordinistica si può dibattere e sostenere tesi più o meno dimensionate, lo stesso non può farsi nel settore delle associazioni professionali, ove la competenza regionale è certa, di spessore e sicuramente più penetrante di quanto previsto per il profilo degli ordini (con riferimenti, oltre che in materia di professioni, in materia di formazione professionale e di lavoro). In tal senso si è alfine orientato anche lo schema di decreto legislativo in materia di professioni intellettuali citato.

In conclusione la valutazione del provvedimento è negativa sulla base di un testo che appare inemendabile. 

(red /30.11.05)

 

N. 633 - 30 Novembre 2005