Allarme Ocse, Italia "patria" di Neet e di prof anziani

giovedì 15 settembre 2016


>>>ANSA/

Rapporto 2016, più che altrove per 20/24enni né studio né lavoro

(di Tiziana Caroselli)

(ANSA) - ROMA, 15 SET - I Neet parlano soprattutto italiano.

Nel nostro Paese oltre un terzo dei giovani tra i 20 e i 24 anni

di età non lavora e non studia e tra il 2005 e il 2015 la loro

percentuale è aumentata in misura superiore rispetto agli altri

paesi Ocse: +10 punti.

Il poco lusinghiero record emerge dal rapporto Ocse

"Education at a glance" 2016 che non addita come unica colpevole

la crisi economica e il conseguente calo del 12% del tasso di

occupazione in questa fascia d'età. Altri Paesi, come Grecia e

Spagna, hanno visto una diminuzione simile (o maggiore) del

tasso di occupazione senza registrare un aumento così vistoso

dei Neet, fanno notare i ricercatori, per i quali il fatto che

molti giovani senza impiego non abbiano scelto di proseguire gli

studi suggerisce che l'Università in Italia non viene ritenuta

un'opzione attraente per entrare nel mercato del lavoro. Tanto è

vero che la quota di giovani laureati fra i 25 e i 34 anni che

riescono a trovare un lavoro è di oltre venti punti inferiore

alla media dei paesi Ocse: 62% contro 83%.

Certamente non aiutano tasse universitarie alte - più elevate

in Italia rispetto a più della metà dei Paesi per i quali sono

disponibili dati - e pochi interventi per il diritto allo

studio. In Italia circa l'80% degli studenti iscritti

all'università non riceve alcun aiuto finanziario. Soltanto uno

studente su cinque usufruisce di una borsa di studio, nonostante

le tasse d'iscrizione ai corsi di laurea ci collochino al nono

livello più alto. E la percentuale di studenti che utilizzano i

prestiti bancari, sebbene stia segnando un rapido aumento, è

ancora inferiore all'1%.

Cosa fare allora? "Aumentare le opzioni di studio a tempo

parziale, offrendo maggiori possibilità per gli studenti che

desiderano conciliare gli studi con l'attività lavorativa e le

esigenze di famiglia" suggerisce l'Ocse che guarda pure con

favore alla diversificazione dell'offerta formativa

nell'istruzione terziaria rappresentata dagli Its (Istituti

tecnici superiori).

Il rapporto pone l'accento anche su altre fragilità del

sistema d'istruzione italiano. "un'istruzione di qualità ha

bisogno di un finanziamento sostenibile" scrive l'Ocse facendo

notare che la spesa pubblica in questo campo è diminuita del 14%

tra il 2008 e il 2013. Un calo che "riflette non solo una

riduzione della spesa pubblica complessiva in termini reali, ma

anche un cambiamento nella distribuzione della spesa pubblica

tra le diverse priorità pubbliche: per altri servizi pubblici,

infatti, la contrazione della spesa è stata inferiore al 2%".

Tra i "mali" della scuola italiana anche stipendi bassi e

docenti troppo in là con gli anni. Dal 2010 al 2014 gli stipendi

degli insegnanti sono diminuiti del 7% per cento in termini

reali, sia nella scuola primaria sia in quella secondaria, e la

variazione della paga dei prof tra l'assunzione e la pensione

varia meno che negli altri paesi. Il corpo insegnante italiano è

poi il più anziano rispetto a quello di tutti i Paesi Ocse e

registra una delle quote più basse di docenti di sesso maschile:

sei/sette prof su dieci sono ultracinquantenni mentre otto su

dieci sono di sesso femminile. L'Ocse da tuttavia atto al

governo italiano di aver varato un piano di assunzioni che

potrebbe "ringiovanire" il corpo insegnante del Paese. (ANSA).

CLL

15-SET-16 15:57 NNN