BES 2013: IL BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE IN ITALIA

venerdì 21 febbraio 2014



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ECONOMIA. IL BENESSERE SECONDO GLI ITALIANI: FRATTURA TRA NORD E SUD
I dati del Rapporto sul Bes, per andare oltre il Pil. La percezione di una buona condizione di vita e' maggiore in Friuli-Venezia-Giulia, il Trentino-Alto-Adige, la Liguria, la Toscana e la Lombardia. Campania maglia nera

(RED.SOC.) SALERNO - Gli italiani sono mediamente soddisfatti
della propria condizione. Dovendolo esprimere con un voto da uno
a dieci, la sufficienza e' garantita, ma e' nelle regioni del
Nord che si arriva a un 7 pieno. Il divario tra aree del paese e'
particolarmente marcato per quanto riguarda la sfera economica,
come certificato dal report finale dell'indagine "Il benessere
equo e sostenibile dal punto di vista delle persone" del
laboratorio di ricerca Fqts 2013 presentato oggi a Salerno.

Il progetto per misurare il benessere equo e sostenibile e' nato
nel marzo del 2013 da un'iniziativa del Cnel e dell'Istat,
presentato dal presidente Giovannini come l'occasione per il
"superamento del Pil". L'idea di fondo e' che i parametri sui
quali valutare il progresso di una societa' non debbano essere
solo di carattere economico, ma anche sociale e ambientale,
corredati da misure di disuguaglianza e sostenibilita'. Sono 134
gli indicatori utilizzati per quantificare il Bes, divisi in 12
ambiti: salute, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione
tempi di vita, benessere economico, relazioni sociali, politica e
istituzioni, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e
patrimonio culturale, ambiente, ricerca e innovazione, qualita'
dei servizi.

Il report presentato oggi a Salerno e', di fatto, il primo a
passare dalla teoria alla pratica, indagando con questo nuovo
approccio il benessere percepito degli italiani. L'indagine e'
stata condotta con 3.346 questionari (attraverso una diffusione
via web a cui hanno collaborato anche testate giornalistiche
nazionali), 18 focus group in sei regioni e 90 storie di vita.
L'obiettivo dell'indagine e' di misurare il "benessere equo e
sostenibile", per valutare il progresso della societa' non solo
dal punto di vista economico, ma anche sociale e ambientale, di
fatto andando oltre il Pil.

"La frattura tra Nord e Sud, eccezion fatta per il Piemonte, e'
particolarmente evidente e marcata - si legge nel report -,
denotando come la percezione che hanno i cittadini del Meridione
della propria qualita' di vita e quindi del proprio benessere sia
nettamente inferiore rispetto a quella dei connazionali del
Nord". Particolarmente indicativa la situazione della Campania,
che occupa l'ultima posizione praticamente in tutti gli
indicatori. In coda alla classifica si piazzano anche Puglia,
Marche, Basilicata e Calabria. Al vertice, invece, per benessere
percepito si trovano il Friuli-Venezia-Giulia, il
Trentino-Alto-Adige, la Liguria, la Toscana e la Lombardia, non a
caso tutte regioni del Centro-Nord.

La ricerca punta anche a indagare come gli italiani agirebbero
sul loro benessere se ne avessero l'opportunita'. In prima linea,
per tutti, c'e' la salute: in media gli intervistati, se
potessero decidere, destinerebbero a questa voce il 16,5 per
cento della somma virtuale a loro disposizione. Seguono le voci
Istruzione e formazione (13,5 per cento) e Lavoro e conciliazione
tempi di vita (circa il 10,3 per cento). Tutti gli altri domini
non superano la soglia del 10 per cento: benessere economico al
9,6 per cento, ricerca e innovazione all'8,6 per cento, ambiente
all'8,4 per cento, qualita' dei servizi al 7,9 per cento,
paesaggio e patrimonio culturale al 7,4 per cento, relazioni
sociali al 7,1 per cento, sicurezza al 6,9 per cento. All'ultimo
posto la voce "politica e istituzioni" (3,8 per cento), "a
testimonianza di quanto in questo frangente storico i cittadini
vedano lo Stato come un ostacolo al miglioramento della qualita'
della propria vita, piuttosto che come un'opportunita'" certifica
il report.

Ma anche nella scelta delle priorita' le differenze territoriali
non mancano: gli intervistati nel Nord Est scelgono di investire
maggiormente, rispetto al Nord Ovest, nella dimensione della
salute e della qualita' dei servizi, mentre quelli del Nord Ovest
ritengono prioritarie le dimensioni del lavoro, conciliazione dei
tempi di vita e del paesaggio e patrimonio culturale. Al Sud e
nelle Isole il dominio "benessere economico" colloca al terzo
posto, non lontano da quello dell'istruzione e formazione (al
secondo posto, dietro alla salute).

"I cittadini, se interpellati, sono in grado di fornire risposte
che consentono di ricostruire il complesso puzzle delle priorita'
percepite - e' la conclusione del report -, ma anche delle paure,
delle sensibilita' differenti e dei freni al cambiamento,
fornendo le indicazioni non soltanto circa le 'politiche' da
attuare ma anche suonando qualche campanello d'allarme di
emergenza sociale (come nel caso della Campania), su cui pare
prioritario ed urgente intervenire per comporre la frattura fra
cio' che e' prioritario per sanare i disagi attuali e cio' che e'
prioritario per impedire che questi ed altri disagi si
manifestino in futuro". (gig) (www.redattoresociale.it)

11:15 21-02-14

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ECONOMIA. BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE, PRIORITARIA PER I GIOVANI LA STABILITÀ
I dati del rapporto di Fqts sul Bes applicato alle persone: chi ha un basso livello di istruzione sperimenta un minor benessere economico e non si interessa a ambiente, ricerca, qualita' dei servizi. Per le donne conta di piu' l'istruzione, per gli uomini i soldi

(RED.SOC.) SALERNO - Gli under40 e la disperata ricerca della
stabilita' economica: e' questa l'istantanea scattata dal report
finale dell'indagine "Il benessere equo e sostenibile dal punto
di vista delle persone" presentato oggi a Salerno nel corso del
seminario di Fqts (Formazione quadri terzo settore) Sud, che fino
a domenica impegnera' circa 300 responsabili associazioni delle
regioni meridionali.
Il benessere economico e' la priorita' dei giovani italiani che
hanno risposto al questionario e partecipato all'indagine del
laboratorio di ricerca Fqts 2013, "come garanzia della
possibilita' di costruire una vita dignitosa e soprattutto come
opportunita' di progettare il futuro". Per gli over50, i piu'
anziani, le voci particolarmente importanti sono invece "salute"
e, conseguentemente, "qualita' dei servizi".
Nel dettaglio, dovendo scegliere come investire una somma
virtuale a loro disposizione, gli over50 investirebbero nella
salute il 17,4% contro il 15,5% dei piu' giovani. Viceversa, al
benessere economico i primi destinerebbero l'8,5 per cento,
contro l'11,7 degli under40. Anche in altre voci si evidenzia il
gap generazionale: alle relazioni sociali i giovani
destinerebbero il 7,8% contro il 6,5% degli over50, rapporto che
si inverte per le voci "paesaggio e patrimonio culturale" (7,8%
per gli over50 contro 7%), per l'ambiente (8,7% contro 7,8%) e
per la qualita' dei servizi (8,1% contro 7,4%).
Ma le differenze non sono solo a livello generazionale. Dal
rapporto emerge, infatti, che gli intervistati con un basso
livello di istruzione sperimentano un minore benessere economico.
"Questo li spinge verso una forte preferenza per la salute
pubblica e la quasi disperata ricerca di una dignitosa stabilita'
economica" si legge nel documento. "Coloro i quali sono in
possesso di un minor patrimonio di istruzione e formazione sono i
primi che vengono esclusi dal mercato del lavoro - aggiungono i
ricercatori -, precipitando cosi' in una situazione di dissesto
finanziario e accentuando quella condizione di insicurezza e
fragilita' relazionale evidenziata dai risultati della ricerca".
L'altra faccia della medaglia e' un basso interesse per le
questioni ambientali e culturali, per la ricerca, per la qualita'
dei servizi e per le problematiche inerenti alla gestione del
tempo. "Chi e' meno istruito sceglie di investire meno in
istruzione ed in ricerca - continua il report -, con un
atteggiamento miope se si pensa all'impatto positivo che queste
due variabili hanno proprio sulla crescita economica".
Anche tra uomini e donne le priorita' cambiano: per i primi e'
necessario un maggiore investimento nella voce "benessere
economico" (10,2% contro 9%), mentre per le seconde e' piu'
importante un intervento nell'ambito "istruzione e formazione"
(13,8% contro 13,1%). Questo per due motivi: "Da un lato le donne
hanno dovuto lottare maggiormente per partecipare con livelli
paritari ai percorsi formativi - motiva il rapporto -, dall'altro
si preoccupano maggiormente del futuro dei loro figli e quindi
della loro istruzione".
Infine, la percezione delle emergenze cambia in base al reddito:
chi non supera i 30 mila euro sceglie di investire il 10,6% della
quota a disposizione per interventi di miglioramento della
condizione economica, mentre chi ha gia' un reddito alto dedica a
questa voce solo il 6,9%. "Quanto emerge sottolinea ancora una
volta come gli italiani ritengono il benessere economico una
dimensione importante della loro vita, ma alla quale, neanche in
condizioni di reddito basso, assegnano centralita' assoluta".
(gig) (www.redattoresociale.it)

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