SBLOCCA CANTIERI: INGEGNERI, LEGGE E' PALLIATIVO RISPETTO A SITUAZIONE COMPLESSA

martedì 16 luglio 2019



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      SBLOCCA CANTIERI: INGEGNERI, LEGGE E' PALLIATIVO RISPETTO A SITUAZIONE COMPLESSA =

      Roma, 16 lug. (Adnkronos/Labitalia) - "Anche la legge Sblocca cantieri
(Legge 55/2019), approvata di recente, rischia di essere, pur con
molte novità introdotte, una sorta di palliativo rispetto ad una
situazione complessa. Negli ultimi 10 anni il livello di spesa
pubblica per opere infrastrutturali sulle reti di collegamento si sono
ridotte del 21%, un valore estremamente consistente con cui oggi
occorre fare i conti. Nel 2018 gli investimenti in opere pubbliche
continuano ad essere molto lontani dai livelli pre-crisi 2008 e sono
pari a quasi 13 miliardi di euro, tanto quanto l'Italia spendeva agli
inizi degli anni 2000". E' quanto si legge in una indagine effettuata
dal Centro Studi Cni, presso gli ingegneri iscritti all'albo.

      E' questo "il frutto delle politiche di rientro del debito pubblico
che fa dell'Italia uno dei Paesi europei industrializzati con la
minore incidenza degli investimenti in infrastrutture di trasporto sul
totale degli investimenti fissi. Eppure registriamo la contraddizione
che lì dove le risorse, seppure limitate, ci sono, non vengono spese.
Il ministero per le Infrastrutture ed i trasporti segnala che le
grandi opere pubbliche incompiute sono oltre 600 per un valore di
quasi 4 miliardi di euro. Si aggiungono piccoli cantieri, sparsi su
tutto il territorio nazionale, che risultano bloccati, quasi sempre
per contenziosi o perché in attesa di autorizzazioni da parte della
Pubblica amministrazione".

      "Il problema della scarsità di risorse pubbliche per opere
infrastrutturali - afferma Armando Zambrano, presidente del Consiglio
nazionale Ingegneri - è solo la punta dell'iceberg di una questione
più complessa. Il Paese stenta a trovare una strategia in materia di
infrastrutture. Oggi forse la vera questione non è chiedere maggiori
risorse pubbliche ma utilizzare al meglio quelle esistenti. Le norme
in materia di appalti tuttavia non aiutano ed è da qui che occorre
ripartire per ritrovare la strada della crescita". (segue)

      (Lab/Adnkronos)

ISSN 2465 - 1222
16-LUG-19 14:14

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      (Adnkronos/Labitalia) - Molti dubbi vengono espressi dagli ingegneri
in merito alle diverse misure introdotte dalla Legge 55/2019.
L'opinione più diffusa tra i professionisti è che il ritorno
all'appalto integrato o l'innalzamento della soglia per il subappalto
o per l'affidamento di lavori diretti genereranno scarsi effetti se a
monte non si procederà alla sostanziale semplificazione delle norme
del Codice dei contratti pubblici. Norme troppo articolate diventano
spesso inapplicabili. Il fatto che in Italia vi siano così tanti
cantieri bloccati e così tante risorse sprecate, in un momento di
crisi, è determinato in larga misura da procedure burocratiche che in
parte occorrerebbe eliminare.

      "L'indagine realizzata dal Centro studi Cni - prosegue Zambrano -
sulla percezione degli ingegneri in merito alla Legge Sblocca Cantieri
rivela un problema che è sotto gli occhi di tutti ma che nessuno
sembra in grado di risolvere: ovvero la farraginosità, oltre che la
sovrabbondanza, di norme che regolano le gare d'appalto. Più del 70%
degli intervistati indica che il primo passo dovrebbe essere la
semplificazione delle norme, altrimenti ogni misura di stimolo sarà
solo un'arma spuntata. Anche il ritorno all'appalto integrato resta
una questione molto controversa tra i professionisti. Il Cni ribadisce
la propria contrarietà. Non possiamo lamentarci di opere incompiute e
di costi che lievitano continuamente e poi ritornare ad un metodo che
fa delle varianti in corso d'opera la propria ragion d'essere". (segue)

      (Lab/Adnkronos)

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      (Adnkronos/Labitalia) - L'affidamento dei cantieri più complessi ai
commissari speciali è una misura considerata risolutiva da appena
l'11% dei professionisti; la sospensione delle norme più controverse
del codice dei contratti pubblici sarebbe utile solo per il 4% degli
intervistati, così come l'istituzione di una struttura centrale per la
progettazione, dipendente dal Ministero delle Infrastrutture e dei
trasporti, è considerata come scarsamente efficace da più del 60%
degli intervistati.

      Infine, strumenti di partecipazione (come il débat publique francese)
alle decisioni per la progettazione di una infrastruttura o l'analisi
costi-benefici, possono avere qualche rilevanza nella scelta iniziale
tra più opzioni possibili e concorrenti ma non possono divenire,
secondo l'opinione degli ingegneri, uno strumento per ritornare sulla
decisione di realizzare un'opera infrastrutturale già programmata e
finanziata, o per deciderne di dettagli operativi. (segue)

      (Lab/Adnkronos)

ISSN 2465 - 1222
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      (Adnkronos/Labitalia) - "Occorre andare al punto della ''questione
infrastrutturale'' che riguarda il nostro Paese - afferma Giuseppe
Margiotta, presidente del Centro Studi Cni - e decidere se vogliamo
cambiare passo o se vogliamo rimanere in una sorta di palude, dovuta
più che alla crisi finanziaria ad una mancanza di visione strategica.
Forte è l'impressione che negli ultimi 10 anni si sia tentato di
rilanciare il settore delle opere pubbliche e delle costruzioni
creando una serie di controlli che appesantiscono il lavoro delle
stazioni appaltanti e che non aggiungono nulla alla qualità
dell'azione pubblica".

      "Abbiamo addirittura pensato - sottolinea - di demandare la decisione
se realizzare opere strategiche a metodi come l'analisi
costi-benefici, strumenti che servono a comprendere meglio il contesto
in cui si colloca un'opera pubblica ma che non sono strumento idoneo a
decidere in un Paese come il nostro, che di converso non riesce ad
incrementare la propria capacità competitiva. Giustamente gran parte
degli ingegneri valuta questi strumenti come irrilevanti, non in sé,
ma in relazione alla complessità della questione infrastrutturale
oggi".

      (Lab/Adnkronos)

ISSN 2465 - 1222
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