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Ambiente: attuazione delega stravolge sistema

giovedì 15 dicembre 2005

(regioni.it) Il decreto legislativo di delega “non si limita a coordinare, riordinare o integrare la normativa ambientale, ma stravolge il sistema attuale e mina le fondamenta su cui poggia l'impianto normativo vigente, senza peraltro fornire gli elementi per l'organizzazione, coerente con il quadro costituzionale e aderente ai principi comunitari''. In una conferenza stampa, Regioni, Province, Comuni e associazioni ambientaliste hanno spiegato che la bozza di decreto legislativo presenta “evidenti profili di incostituzionalità perché va oltre i limiti imposti dal Parlamento al Governo con la legge di delegazione 308 del 2004 e perché stravolge l'assetto della competenze legislative e amministrative definite nella Costituzione''. Secondo Diego Tommasi, assessore all'Ambiente della Regione Calabria, e coordinatore della Commissione ambiente della Conferenza delle Regioni, la proposta ''contrasta fortemente anche con le direttive comuinitarie e gli orientamenti della Corte di Giustizia''

On line:

Documento approvato dalla Conferenza delle regioni il 24 novembre 2005 ;

allegato tecnico elaborato dalla Commissione Ambiente;

nota per i giornalisti in occasione della conferenza stampa del 14 dicembre 2005.

E’ dunque un duro atto d'accusa quello contenuto nel documento messo a punto da Regioni e autonomie locali, e condiviso dal mondo dell'ambientalismo, con il quale viene bocciato il decreto delegato del ministro Matteoli. Diversi i punti di contestazione al decreto. Esso ''rompe'' l'accordo firmato il 4 ottobre 2001 tra il ministro Matteoli, le Regioni e gli Enti locali con il quale veniva concordato un lavoro comune nell'elaborazione del decreto medesimo; vede riaffiorare una tendenza neocentralista e produce una sovrapposizione di competenze con conseguente appesantimento burocratico; si moltiplicano i processi decisionali e di controllo con il conseguente aumento di incertezza degli operatori pubblici e privati. A queste contestazioni di principio e di metodo, il documento collettivo di Regioni, autonomie e ambientalisti aggiunge considerazioni e critiche su aspetti specifici del decreto. Ad esempio, in materia di difesa del suolo, tutela delle acque e gestione delle risorse idriche al decreto viene rimproverato di prevedere una normativa ''puntuale e di dettaglio di esclusiva emanazione statale'' con cio' comprimendo la sfera legislativa regionale. A cio' si aggiunge - secondo il documento - una revisione ''in senso centralistico'' dell'intera materia. A preoccupare Regioni e autonomie e' anche il ripristino di ''una logica di controllo governativo'' che la riforma Bassanini aveva inteso superare. ''La proposta del governo e' diametralmente opposta alle esigenze di sussidiarieta', decentramento e federalismo manifestate ed attuate dal sistema Regioni-Enti locali in questi anni e confermate dai principi della legge delega.

Regioni ed Enti locali giudicano poi “fallimentare” la previsione di nuovi strumenti di pianificazione di derivazione comunitaria e del loro coordinamento con quelli gia' previsti dalle disposizioni vigenti. ''Il testo propone infatti 6 piani - si legge nel documento - di cui e' impossibile comprendere i reciproci rapporti''. Altro punto di critica riguarda le disposizioni che, secondo Regioni e autonomie, permettono ''un'ulteriore sanatoria di comportamenti abusivi concernenti l'uso delle acque pubbliche, con l'introduzione di una discutibile disparita' di trattamento tra i cittadini''. Viene poi giudicata ''allarmante'' la prevista ''adesione facoltativa'' alla gestione unica del servizio idrico integrato per i Comuni montani con popolazione

fino a 1.000 abitanti. L’abbattimento della pianificazione regionale della gestione dei rifiuti è un altro capitolo di preoccupazione delle Regioni e delle autonomie. Il decreto legislativo, a loro giudizio, abbatte il sistema di pianificazione regionale e locale a favore di un sistema centralizzato di governo per quanto riguarda la gestione dei rifiuti. In particolare viene giudicato grave lo spostamento a fine  2006 dell'obiettivo del 35% di raccolta differenziata gia' fissato al 2003. Un'altra voce negativa e' la ridefinizione della raccolta differenziata che incrementa ''in maniera artificiosa le percentuali di raccolta differenziata raggiunte, inserendo un tipo di rifiuto finora mai conteggiato: la cosiddetta frazione organica umida separata dopo la raccolta''. Secondo Regioni ed Enti locali la previsione di questa definizione ''disincentiva la raccolta differenziata della frazione organica, l'unica per qualita' in grado di garantire la

produzione di fertilizzanti''. Il decreto non trova d'accordo Regioni e autonomie neppure in materia di bonifiche, poiche' - secondo il documento - sposta l'attenzione dalla tutela dell'ambiente alla tutela dell'attivita' produttiva. Altra pecca trovata nel decreto e' ''l'erronea assimilazione delle discipline'' relative alla Valutazione Ambientale Strategica (Vas) su piani e programmi a quelle relative alla Valutazione di Impatti Ambientale su progetti di opere ed interventi (Via). La scelta prevista dal decreto di ridurre i termini per l'espletamento della procedura di Valutazione di impatto ambientale a 90 giorni contrasta con le leggi regionali vigenti che prevedono normalmente un termine di 150 giorni

Per Fulco Pratesi, presidente del Wwf Italia, ha definito ''gravissimi'' gli effetti della legge delega in materia ambientale, sia sul piano istituzionale, cioe' delle procedure seguite, sia sul merito del decreto che si inserisce ''nelle controriforme che il governo si appresta a varare''. Intervenendo alla Conferenza delle Regioni e degli Enti locali sulla Legge delega, Pratesi ha detto di sperare che il Parlamento ''in un momento di orgoglio esprima un parere duro e negativo al testo elaborato dal governo, e vogliamo sperare - ha proseguito - che il governo receda da questa scelleratezza che rappresenta un attacco frontale senza precedenti ai principi

del diritto ambientale ormai consolidati nel nostro ordinamento”. Pratesi ha annunciato che per lunedi' 19 dicembre il mondo scientifico, accademico e le forze politiche sono stati invitati a un'iniziativa di analisi e di denuncia ''degli effetti  disastrosi sui vari capitoli della legge delega che attaccano l'ambiente''. A giudizio del presidente della sezione italiana del Wwf, le nuove disposizioni in materia ambientale ''stravolgono leggi lungamente dibattute in Parlamento, leggi che, anche se spesso colpevolmente disapplicate, hanno rappresentato un punto di equilibrio tra interessi di tutela e di sviluppo''. Con la legge delega ''si stravolgono principi costituzionali - ha proseguito Pratesi - si aumenta la distanza dall'Europa per la scientifica disapplicazione delle direttiva in materia di rifiuti, acqua, danno ambientale, Via''. Per queste ragioni, il Wwf, con altre associazioni, sta raccogliendo adesioni - ha annunciato Pratesi - su un appello rivolto a tutte le istituzioni ed in particolare al Capo dello Stato: appello che ha avuto un grande impulso dopo le firme della professoressa Rita Levi Montalcini e del prof. Salvatore

Settis.

Di fronte alle critiche di Regioni, Autonomie locali, associazioni ambientaliste, sindacati e mondo della piccola e media impresa, la risposta del Ministro Matteoli è stata “tiepida”.

Sulla delega ambientale e' possibile ''qualche aggiustamento ma nessuno stravolgimento''. Il ministro nega anche che gli Enti locali non siano staticoinvolti nella stesura del documento. ''Questo non e' vero - ha detto ai giornalisti -. C'è una Conferenza Stato-Regioni e soprattutto c'è stato un lavoro durato ben quattro anni da parte del Parlamento nel corso del quale sono stati ascoltati e coinvolte categorie produttive, Regioni e Comuni''. Secondo il deputato di An, Tommaso Foti, membro della Commissione Ambiente della Camera e Relatore dello schema della legge delega ambientale, le critiche degli Enti Locali sembrano mosse soltanto da un evidente intento politico e strumentale piuttosto che da un'effettiva conoscenza e comprensione del testo in questione”.

Il ministro non si è detto pero' chiuso a possibili miglioramenti. ''Qualche aggiustamento sarà possibile ma non si può andare oltre. Se ci sono proposte concrete le studieremo ma non sono possibili stravolgimenti”.

(sm/14.12.05)