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MUSEI: BONISOLI, DIRETTORI DEVONO PARLARE BENE L''ITALIANO E CAPIRE IL TERRITORIO

giovedì 20 settembre 2018


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Roma, 20 set. (AdnKronos) - I direttori dei musei devono saper parlare
bene l''italiano. E'' in sintesi la nuova indicazione del ministro dei
Beni Culturali Alberto Bonisoli che, intervistato da La Stampa, si
sofferma sulla nuova rotta: "Vorrei trovare direttori bravi.
Franceschini ha avuto ragione in quel momento storico - precisa
riferendosi all''apertura del suo predecessore a direttori stranieri -
Oggi non avrebbe più lo stesso senso. Allora il paracadutato poteva
aiutare, ora non ce n''è più bisogno: abbiamo raggiunto la maturità
necessaria per selezionare le persone indipendentemente dal
passaporto. Non tutti i direttori sono stati capaci di integrarsi e
anche in città internazionali come Firenze o Roma c''è bisogno
innanzitutto di persone che sappiano parlare bene l''italiano e capire
il territorio. Non voglio logiche di campanile ma nemmeno un direttore
del museo di serie B solo perché viene da fuori". (segue)
(Ver/AdnKronos)
ISSN 2465 - 1222
20-SET-18 11:02
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MUSEI: BONISOLI, DIRETTORI DEVONO PARLARE BENE L''ITALIANO E CAPIRE IL TERRITORIO (2) =

Sul Salone del Libro il ministro si rimette a Comune e Regione
(AdnKronos) - Quanto all''autonomia gestionale, Bonisoli spiega: "In
passato si è data importanza a questi musei autonomi ma senza fornirli
di risorse organiche adeguate. Va definita meglio l''autonomia dei
direttori. Per alcuni versi ne hanno tantissima, per altri troppo poca
come sulle assunzioni. Ci stiamo riflettendo. La macchina non
funziona, è come una ruota deformata, va messa in condizione di
lavorare bene per funzionare. Entro gennaio o al massimo entro il
primo anno di mandato saremo pronti con i cambiamenti".
Sulla scaletta delle priorità il titolare del Mibac ha le idee chiare.
"I soprintendenti hanno ragione. La tutela è anche una delle mie
priorità e deve avere la preminenza rispetto alla valorizzazione". E
nel concreto come si realizza? "Intervenendo sull''organizzazione e
sulle risorse e attraverso l''indirizzo politico. Sono il primo a
sostenere che, se c''è da proteggere un bene, si deve dare ascolto alle
Soprintendenze. Ovviamente, se poi il soprintendente ha torto, se ne
assume la responsabilità".
Bonisoli si sofferma anche sul problema della sostituzione del vertice
del Salone del Libro di Torino: "Nutro un sacro rispetto per le
competenze istituzionali, indipendentemente da chi sia al governo nei
Comuni o nelle Regioni. A Torino ho percepito anche io una situazione
di impasse nei confronti della quale ho un atteggiamento laico: mi
andrà bene qualsiasi cosa andrà bene a Comune e Regione. Ritengo però
che il patrimonio costruito con fondi pubblici in oltre trent''anni di
lavoro vada protetto. Avere un atteggiamento laico non vuol dire
essere indifferente".
(Ver/AdnKronos)
ISSN 2465 - 1222
20-SET-18 11:11
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