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Federalismo demaniale

martedì 25 maggio 2010

ATTRIBUZIONE A COMUNI, PROVINCE, CITTA’ METROPOLITANE E

REGIONI DI UN LORO PATRIMONIO, AI SENSI DELL’ARTICOLO 19

DELLA LEGGE 5 MAGGIO 2009, N. 42.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76, 87, quinto comma, 117 e 119 della Costituzione;

Vista la legge 5 maggio 2009, n. 42, "Delega al Governo in materia di federalismo fiscale,

in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione", e in particolare l’articolo 19, relativo al

patrimonio di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del

17 dicembre 2009;

Considerato il mancato raggiungimento dell’intesa in sede di Conferenza unificata ai

sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

Visto il parere favorevole della Conferenza Stato – città ed autonomie locali espresso ai

sensi dell’articolo 9, comma 6, lettera c), del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281

nella seduta del 4 marzo 2010 sul testo concordato nel corso della medesima seduta;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 12 marzo

2010, di approvazione della relazione prevista dall’articolo 2, comma 3, terzo e quarto

periodo, della legge 5 maggio 2009, n. 42;

Visti il parere della Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale di

cui all'articolo 3 della legge 5 maggio 2009, n. 42, e i pareri delle Commissioni

parlamentari competenti per le conseguenze di carattere finanziario della Camera dei

deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del ………;

Su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, del Ministro per le riforme per il

federalismo, del Ministro per la semplificazione normativa, del Ministro per i rapporti

con le regioni e del Ministro per le politiche europee, di concerto con il Ministro

dell'interno e con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione:

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Emana

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

(Oggetto)

1. Nel rispetto della Costituzione, con le disposizioni del presente decreto legislativo

e con uno o più decreti attuativi del Presidente del Consiglio dei ministri sono

individuati i beni statali che possono essere attribuiti a titolo non oneroso a

Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.

2. Gli enti territoriali cui sono attribuiti i beni sono tenuti a garantirne la massima

valorizzazione funzionale.

Art. 2

(Parametri per l’attribuzione del patrimonio)

1. Lo Stato, previa intesa conclusa in sede di Conferenza Unificata, individua i beni

da attribuire a titolo non oneroso a Comuni, Province, Città metropolitane e

Regioni, secondo criteri di territorialità, sussidiarietà, adeguatezza, semplificazione,

capacità finanziaria, correlazione con competenze e funzioni, nonché

valorizzazione ambientale, in base a quanto previsto dall’articolo 3.

2. Gli enti locali in stato di dissesto finanziario ai sensi dell’articolo 244 del testo

unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18

agosto 2000, n. 267, fino a quando perdura lo stato di dissesto, non possono

alienare i beni ad essi attribuiti, che possono essere utilizzati solo per finalità di

carattere istituzionale.

3. In applicazione del principio di sussidiarietà, nei casi previsti dall’articolo 3, qualora

un bene non sia attribuito a un ente territoriale di un determinato livello di

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governo, lo Stato procede, sulla base delle domande avanzate, all’attribuzione del

medesimo bene a un ente territoriale di un diverso livello di governo.

4. L’ente territoriale, a seguito del trasferimento, dispone del bene nell’interesse della

collettività rappresentata ed è tenuto a favorire la massima valorizzazione

funzionale del bene attribuito, a vantaggio diretto o indiretto della medesima

collettività territoriale rappresentata. Ciascun ente assicura l’informazione della

collettività circa il processo di valorizzazione, anche tramite divulgazione sul

proprio sito internet istituzionale. Ciascun ente può indire forme di consultazione

popolare, anche in forma telematica, in base alle norme dei rispettivi Statuti.

5. I beni statali sono attribuiti, a titolo non oneroso, a Comuni, Province, Città

metropolitane e Regioni, anche in quote indivise, sulla base dei seguenti criteri:

a) sussidiarietà, adeguatezza e territorialità. In applicazione di tali criteri, i beni

sono attribuiti, considerando il loro radicamento sul territorio, ai Comuni,

salvo che per l’entità o tipologia del singolo bene o del gruppo di beni,

esigenze di carattere unitario richiedano l’attribuzione a Province, Città

metropolitane o Regioni quali livelli di governo maggiormente idonei a

soddisfare le esigenze di tutela, gestione e valorizzazione tenendo conto del

rapporto che deve esistere tra beni trasferiti e funzioni di ciascun livello

istituzionale;

b) semplificazione. In applicazione di tale criterio, i beni possono essere inseriti

dalle Regioni e dagli enti locali in processi di alienazione e dismissione

secondo le procedure di cui all’articolo 58 del decreto-legge 25 giugno

2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.

133. A tal fine, per assicurare la massima valorizzazione dei beni trasferiti,

la deliberazione da parte dell’ente territoriale di approvazione del piano

delle alienazioni e valorizzazioni è trasmessa ad un’apposita conferenza di

servizi, che opera ai sensi degli articoli 14, 14-bis, 14-ter e 14-quater della

legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, a cui partecipano il

Comune, la Provincia, la Città metropolitana e la Regione interessati, volta

ad acquisire le autorizzazioni, gli assensi e le approvazioni comunque

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denominati necessari alla variazione di destinazione urbanistica. Sono fatte

salve le procedure e le determinazioni adottate da organismi istituiti da leggi

regionali, con le modalità ivi stabilite. La determinazione finale della

conferenza di servizi costituisce provvedimento unico di autorizzazione

delle varianti allo strumento urbanistico generale e ne fissa i limiti e i

vincoli;

c) capacità finanziaria, intesa come idoneità finanziaria necessaria a soddisfare le

esigenze di tutela, gestione e valorizzazione dei beni;

d) correlazione con competenze e funzioni, intesa come connessione tra le

competenze e le funzioni effettivamente svolte o esercitate dall’ente cui è

attribuito il bene e le esigenze di tutela, gestione e valorizzazione del bene

stesso;

e) valorizzazione ambientale. In applicazione di tale criterio la valorizzazione del

bene è realizzata avendo riguardo alle caratteristiche fisiche, morfologiche,

ambientali, paesaggistiche, culturali e sociali dei beni trasferiti, al fine di

assicurare lo sviluppo del territorio e la salvaguardia dei valori ambientali.

Art. 3

(Attribuzione e trasferimento dei beni)

1. Ferme restando le funzioni amministrative già conferite agli enti territoriali in base

alla normativa vigente, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei

ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il

Ministro per le riforme per il federalismo, con il Ministro per i rapporti con le

Regioni e con gli altri Ministri competenti per materia, adottati entro centottanta

giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo:

a) sono trasferiti alle Regioni, unitamente alle relative pertinenze, i beni del

demanio marittimo di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a) ed i beni del demanio

idrico di cui all’articolo 5, comma 1, lettera b), salvo quanto previsto dalla lettera b)

del presente comma;

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b) sono trasferiti alle Province, unitamente alle relative pertinenze, i beni del

demanio idrico di cui all’articolo 5, comma 1, lettera b), limitatamente ai laghi

chiusi privi di emissari di superficie che insistono sul territorio di una sola

Provincia, e le miniere di cui all’articolo 5, comma 1, lettera d), che non

comprendono i giacimenti petroliferi e di gas e le relative pertinenze nonché i siti

di stoccaggio di gas naturale e le relative pertinenze.

2. Una quota dei proventi dei canoni ricavati dalla utilizzazione del demanio idrico

trasferito ai sensi della lettera a) del comma 1, tenendo conto dell’entità delle

risorse idriche che insistono sul territorio della Provincia e delle funzioni

amministrative esercitate dalla medesima, è destinata da ciascuna Regione alle

Province, sulla base di una intesa conclusa fra la Regione e le singole Province sul

cui territorio insistono i medesimi beni del demanio idrico. Decorso un anno dalla

data di entrata in vigore del presente decreto senza che sia stata conclusa la

predetta intesa, il Governo determina, tenendo conto dei medesimi criteri, la

quota da destinare alle singole Province, attraverso l’esercizio del potere

sostitutivo di cui all’articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131.

3. Salvo quanto previsto dai commi 1 e 2, i beni sono individuati ai fini

dell’attribuzione ad uno o più enti appartenenti ad uno o più livelli di governo

territoriale mediante l’inserimento in appositi elenchi contenuti in uno o più

decreti del Presidente del Consiglio dei ministri adottati entro centottanta giorni

dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, previa intesa sancita

in sede di Conferenza Unificata ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28

agosto 1997, n. 281, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di

concerto con il Ministro per le riforme per il federalismo, con il Ministro per i

rapporti con le Regioni e con gli altri Ministri competenti per materia, sulla base

delle disposizioni di cui agli articoli 1 e 2 del presente decreto legislativo. I beni

possono essere individuati singolarmente o per gruppi. Gli elenchi sono corredati

da adeguati elementi informativi, anche relativi allo stato giuridico, alla

consistenza, al valore del bene, alle entrate corrispondenti e ai relativi costi di

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gestione e acquistano efficacia dalla data della pubblicazione dei decreti del

Presidente del Consiglio dei ministri nella Gazzetta Ufficiale.

4. Sulla base dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 3, le

Regioni e gli enti locali che intendono acquisire i beni contenuti negli elenchi di

cui al comma 3 presentano, entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla

data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dei citati decreti, un’apposita

domanda di attribuzione all’Agenzia del demanio. Le specifiche finalità e modalità

di utilizzazione del bene, la relativa tempistica ed economicità nonché la

destinazione del bene medesimo sono contenute in una relazione allegata alla

domanda, sottoscritta dal rappresentante legale dell’ente. Per i beni che negli

elenchi di cui al comma 3 sono individuati in gruppi, la domanda di attribuzione

deve riferirsi a tutti i beni compresi in ciascun gruppo e la relazione deve indicare

le finalità e le modalità prevalenti di utilizzazione. Sulla base delle richieste di

assegnazione pervenute è adottato, entro i successivi sessanta giorni, su proposta

del Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le Regioni e gli enti locali

interessati, un ulteriore decreto del Presidente del Consiglio dei ministri,

riguardante l’attribuzione dei beni, che produce effetti dalla data di pubblicazione

nella Gazzetta Ufficiale e che costituisce titolo per la trascrizione e per la voltura

catastale dei beni a favore di ciascuna Regione o ciascun ente locale.

5. Qualora l’ente territoriale non utilizzi il bene nel rispetto delle finalità e dei tempi

indicati nella relazione di cui al comma 4, il Governo esercita il potere sostitutivo di

cui all’articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131, ai fini di assicurare la migliore

utilizzazione del bene, anche attraverso il conferimento al patrimonio vincolato di

cui al comma 6.

6. I beni per i quali non è stata presentata la domanda di cui al comma 4 del presente

articolo ovvero al comma 3 dell’articolo 2, confluiscono, in base ad un decreto del

Presidente del Consiglio dei ministri adottato con la procedura di cui al comma 3, in

un patrimonio vincolato affidato all’Agenzia del demanio o all’amministrazione che

ne cura la gestione, che provvede alla valorizzazione e alienazione degli stessi beni,

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d’intesa con le Regioni e gli Enti locali interessati, sulla base di appositi accordi di

programma o protocolli di intesa. Decorsi trentasei mesi dalla data di pubblicazione

nella Gazzetta Ufficiale del decreto di inserimento nel patrimonio vincolato, i beni

per i quali non si è proceduto alla stipula degli accordi di programma ovvero dei

protocolli d’intesa rientrano nella piena disponibilità dello Stato e possono essere

comunque attribuiti con i decreti di cui all’articolo 7.

Art. 4

(Status dei beni)

1. I beni, trasferiti con tutte le pertinenze, accessori, oneri e pesi, salvo quanto

previsto dall’articolo 111 del codice di procedura civile, entrano a far parte del

patrimonio disponibile dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane e

delle Regioni, ad eccezione di quelli appartenenti al demanio marittimo, idrico e

aeroportuale, che restano assoggettati al regime stabilito dal codice civile, nonché

alla disciplina di tutela e salvaguardia dettata dal medesimo codice, dal codice della

navigazione, dalle leggi regionali e statali e dalle norme comunitarie di settore, con

particolare riguardo a quelle di tutela della concorrenza. Ove ne ricorrano i

presupposti, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di attribuzione di

beni demaniali diversi da quelli appartenenti al demanio marittimo, idrico e

aeroportuale, può disporre motivatamente il mantenimento dei beni stessi nel

demanio o l’inclusione nel patrimonio indisponibile. Per i beni trasferiti che

restano assoggettati al regime dei beni demaniali ai sensi del presente articolo,

l’eventuale passaggio al patrimonio è dichiarato dall’amministrazione dello Stato ai

sensi dell’articolo 829, primo comma, del codice civile. Sui predetti beni non

possono essere costituiti diritti di superficie.

2. Il trasferimento dei beni ha effetto dalla data di pubblicazione nella Gazzetta

Ufficiale dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 3,

commi 1 e 4, quarto periodo. Il trasferimento ha luogo nello stato di fatto e di

diritto in cui i beni si trovano, con contestuale immissione di ciascuna Regione ed

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ente locale nel possesso giuridico e subentro in tutti i rapporti attivi e passivi

relativi ai beni trasferiti, fermi restando i limiti derivanti dai vincoli storici, artistici

e ambientali.

3. I beni trasferiti in attuazione del presente decreto che entrano a far parte del

patrimonio disponibile dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane e

delle Regioni possono essere alienati solo previa valorizzazione attraverso le

procedure per l’adozione delle varianti allo strumento urbanistico, e a seguito di

attestazione di congruità rilasciata, entro il termine di trenta giorni dalla relativa

richiesta, da parte dell’Agenzia del demanio o dell’Agenzia del territorio, secondo

le rispettive competenze.

Art. 5

(Tipologie dei beni)

1. I beni immobili statali e i beni mobili statali in essi eventualmente presenti che ne

costituiscono arredo o che sono posti al loro servizio che, a titolo non oneroso,

sono trasferiti ai sensi dell’articolo 3 a Comuni, Province, Città metropolitane e

Regioni sono i seguenti:

a) i beni appartenenti al demanio marittimo e relative pertinenze, come definiti

dall’articolo 822 del codice civile e dall’articolo 28 del codice della navigazione,

con esclusione di quelli direttamente utilizzati dalle amministrazioni statali;

b) i beni appartenenti al demanio idrico e relative pertinenze, nonché le opere

idrauliche e di bonifica di competenza statale, come definiti dagli articoli 822,

942, 945, 946 e 947 del codice civile e dalle leggi speciali di settore, ad

esclusione:

1) dei fiumi di ambito sovraregionale;

2) dei laghi di ambito sovraregionale per i quali non intervenga

un’intesa tra le Regioni interessate, ferma restando comunque la

eventuale disciplina di livello internazionale;

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c) gli aeroporti di interesse regionale o locale appartenenti al demanio aeronautico

civile statale e le relative pertinenze, diversi da quelli di interesse nazionale così

come definiti dall’articolo 698 del codice della navigazione;

d) le miniere e le relative pertinenze ubicate su terraferma;

e) gli altri beni immobili dello Stato, ad eccezione di quelli esclusi dal

trasferimento.

2. Fatto salvo quanto previsto al comma 4, sono in ogni caso esclusi dal

trasferimento: gli immobili in uso per comprovate ed effettive finalità istituzionali

alle amministrazioni dello Stato, anche a ordinamento autonomo, agli enti pubblici

destinatari di beni immobili dello Stato in uso governativo e alle Agenzie di cui al

decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni; i porti e gli

aeroporti di rilevanza economica nazionale e internazionale, secondo la normativa

di settore; i beni appartenenti al patrimonio culturale, salvo quanto previsto dalla

normativa vigente e dal comma 7 del presente articolo; i beni oggetto di accordi o

intese con gli enti territoriali per la razionalizzazione o la valorizzazione dei

rispettivi patrimoni immobiliari sottoscritti alla data di entrata in vigore del

presente decreto; le reti di interesse statale, ivi comprese quelle stradali ed

energetiche; le strade ferrate in uso di proprietà dello Stato; sono altresì esclusi dal

trasferimento di cui al presente decreto i parchi nazionali e le riserve naturali

statali. I beni immobili in uso per finalità istituzionali sono inseriti negli elenchi dei

beni esclusi dal trasferimento in base a criteri di economicità e di concreta cura

degli interessi pubblici perseguiti.

3. Le amministrazioni statali e gli altri enti di cui al comma 2 trasmettono, in modo

adeguatamente motivato, ai sensi del medesimo comma 2, alla Agenzia del

demanio entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto

legislativo gli elenchi dei beni immobili di cui richiedono l’esclusione. L’Agenzia

del demanio può chiedere chiarimenti in ordine alle motivazioni trasmesse, anche

nella prospettiva della riduzione degli oneri per locazioni passive a carico del

bilancio dello Stato. Entro il predetto termine anche l’Agenzia del demanio

compila l’elenco di cui al primo periodo. Entro i successivi quarantacinque giorni,

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previo parere della Conferenza Unificata, da esprimersi entro il termine di trenta

giorni, con provvedimento del direttore dell’Agenzia l’elenco complessivo dei beni

esclusi dal trasferimento è redatto ed è reso pubblico, a fini notiziali, con

l’indicazione delle motivazioni pervenute, sul sito internet dell’Agenzia. Con il

medesimo procedimento, il predetto elenco può essere integrato o modificato.

4. Entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con decreto del

Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della difesa, di

concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro per le

riforme per il federalismo, previa intesa sancita in sede di Conferenza Unificata ai

sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono individuati

e attribuiti i beni immobili comunque in uso al Ministero della difesa che possono

essere trasferiti ai sensi del comma 1, in quanto non ricompresi tra quelli utilizzati

per le funzioni di difesa e sicurezza nazionale, non oggetto delle procedure di cui

all’articolo 14-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con

modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, di cui all’articolo 2, comma 628,

della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e di cui alla legge 23 dicembre 2009, n. 191,

nonché non funzionali alla realizzazione dei programmi di riorganizzazione dello

strumento militare finalizzati all’efficace ed efficiente esercizio delle citate

funzioni, attraverso gli specifici strumenti riconosciuti al Ministero della difesa

dalla normativa vigente.

5. In sede di prima applicazione del presente decreto legislativo, nell’ambito di

specifici accordi di valorizzazione e dei conseguenti programmi e piani strategici

di sviluppo culturale, definiti ai sensi e con i contenuti di cui all’articolo 112,

comma 4, del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo

22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, lo Stato provvede, entro un

anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto, al trasferimento alle

Regioni e agli altri enti territoriali, ai sensi dell’articolo 54, comma 3, del citato

codice, dei beni e delle cose indicati nei suddetti accordi di valorizzazione.

6. Nelle città sedi di porti di rilevanza nazionale possono essere trasferite dall’Agenzia

del demanio al Comune aree già comprese nei porti e non più funzionali all'attività

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portuale e suscettibili di programmi pubblici di riqualificazione urbanistica, previa

autorizzazione dell'Autorità portuale, se istituita, o della competente Autorità

marittima.

7. Sono in ogni caso esclusi dai beni di cui al comma 1 i beni costituenti la dotazione

della Presidenza della Repubblica, nonché i beni in uso a qualsiasi titolo al Senato

della Repubblica, alla Camera dei Deputati, alla Corte Costituzionale, nonché agli

organi di rilevanza costituzionale.

Art. 6

(Valorizzazione dei beni attraverso fondi comuni di investimento immobiliare)

1. Al fine di favorire la massima valorizzazione dei beni e promuovere la capacità

finanziaria degli enti territoriali, anche in attuazione del criterio di cui all’articolo 2,

comma 5, lettera c), i beni trasferiti agli enti territoriali possono, previa loro

valorizzazione, attraverso le procedure per l’approvazione delle varianti allo

strumento urbanistico di cui all’articolo 2, comma 5, lettera b), essere conferiti ad

uno o più fondi comuni di investimento immobiliare istituiti ai sensi dell’articolo

37 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni,

ovvero dell’articolo 14-bis della legge 25 gennaio 1994, n. 86. Ciascun bene è

conferito, dopo la relativa valorizzazione attraverso le procedure per

l’approvazione delle varianti allo strumento urbanistico, per un valore la cui

congruità è attestata, entro il termine di trenta giorni dalla relativa richiesta, da

parte dell’Agenzia del demanio o dell’Agenzia del territorio, secondo le rispettive

competenze.

2. La Cassa depositi e prestiti, secondo le modalità di cui all’articolo 3, comma 4-bis,

del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito con modificazioni dalla legge

9 aprile 2009, n. 33, può partecipare ai fondi di cui al comma 1.

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3. Agli apporti di beni immobili ai fondi effettuati ai sensi del presente decreto si

applicano, in ogni caso, le agevolazioni di cui ai commi 10 e 11 dell’articolo 14-bis

della legge 25 gennaio 1994, n. 86.

Art. 7

(Decreti biennali di attribuzione)

1. A decorrere dal 1° gennaio del secondo anno successivo alla data di entrata in

vigore del presente decreto legislativo, con uno o più decreti del Presidente del

Consiglio dei ministri, adottati ogni due anni su proposta del Ministro

dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per le riforme per il

federalismo, con il Ministro per i rapporti con le Regioni e con gli altri Ministri

competenti per materia, su richiesta di Regioni ed enti locali sulla base delle

disposizioni di cui agli articoli 1, 2, 4 e 5 del presente decreto legislativo, possono

essere attribuiti ulteriori beni eventualmente resisi disponibili per ulteriori

trasferimenti.

2. Gli enti territoriali interessati possono individuare e richiedere ulteriori beni non

inseriti in precedenti decreti né in precedenti provvedimenti del direttore

dell’Agenzia del demanio. Tali beni sono trasferiti con decreto del Presidente del

Consiglio dei ministri adottato ai sensi del comma 1. A tali richieste è allegata una

relazione attestante i benefici derivanti alle pubbliche amministrazioni da una

diversa utilizzazione funzionale dei beni o da una loro migliore valorizzazione in

sede locale.

Art. 8

(Utilizzo ottimale di beni pubblici da parte degli enti territoriali)

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1. Gli enti territoriali, al fine di assicurare la migliore utilizzazione dei beni pubblici

per lo svolgimento delle funzioni pubbliche primarie attribuite, possono

procedere a consultazioni tra di loro e con le amministrazioni periferiche dello

Stato, anche all’uopo convocando apposite conferenze di servizi coordinate dal

Presidente della Giunta regionale o da un suo delegato. Le risultanze delle

consultazioni sono trasmesse al Ministero dell’economia e delle finanze ai fini

della migliore elaborazione delle successive proposte di sua competenza e

possono essere richiamate a sostegno delle richieste avanzate da ciascun ente.

Art. 9

(Disposizioni finali)

1. Tutti gli atti, contratti, formalità e altri adempimenti necessari per l'attuazione del

presente decreto sono esenti da ogni diritto e tributo.

2. Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del

Ministro dell’economia e delle finanze, sentiti il Ministro dell’interno, il Ministro

per la semplificazione normativa, il Ministro per le riforme per il federalismo e il

Ministro per i rapporti con le Regioni, previa intesa sancita in sede di Conferenza

Unificata ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,

sono determinate le modalità, per ridurre, a decorrere dal primo esercizio

finanziario successivo alla data del trasferimento, le risorse a qualsiasi titolo

spettanti alle Regioni e agli enti locali contestualmente e in misura pari alla

riduzione delle entrate erariali conseguente alla adozione dei decreti del Presidente

del Consiglio dei ministri di cui agli articoli 3 e 7.

3. Alle procedure di spesa relative ai beni trasferiti ai sensi delle disposizioni del

presente decreto non si applicano i vincoli relativi al rispetto del patto di stabilità

interno, per un importo corrispondente alle spese già sostenute dallo Stato per la

gestione e la manutenzione dei beni trasferiti. Tale importo è determinato

secondo i criteri e con le modalità individuati con decreto del Presidente del

Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’Economia e delle finanze, da

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adottarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare le occorrenti

variazioni di bilancio per la riduzione degli stanziamenti dei capitoli di spesa

interessati.

4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del

Ministro dell’economia e delle finanze, in relazione ai trasferimenti dei beni

immobili di cui al presente decreto legislativo, è assicurata la coerenza tra il

riordino e la riallocazione delle funzioni e la dotazione delle risorse umane e

finanziarie, con il vincolo che al trasferimento delle funzioni corrisponda un

trasferimento del personale tale da evitare ogni duplicazione di funzioni.

5. Le risorse nette derivanti a ciascuna Regione ed ente locale dalla eventuale

alienazione degli immobili del patrimonio disponibile loro attribuito ai sensi del

presente decreto nonché quelle derivanti dalla eventuale cessione di quote di

fondi immobiliari cui i medesimi beni siano stati conferiti sono acquisite dall’ente

territoriale per un ammontare pari al settantacinque per cento delle stesse. Le

predette risorse sono destinate alla riduzione del debito dell’ente e, solo in

assenza del debito o comunque per la parte eventualmente eccedente, a spese di

investimento. La residua quota del venticinque per cento è destinata al Fondo per

l’ammortamento dei titoli di Stato. Con decreto del Presidente del Consiglio dei

ministri, adottato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente

decreto legislativo, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di

concerto con il Ministro dell’interno, il Ministro per i rapporti con le Regioni ed il

Ministro per le riforme per il federalismo, sono definite le modalità di

applicazione del presente comma. Ciascuna Regione o ente locale può procedere

all’alienazione di immobili attribuiti ai sensi del presente decreto legislativo previa

attestazione della congruità del valore del bene da parte dell’Agenzia del demanio

o dell’Agenzia del territorio, secondo le rispettive competenze. L’attestazione è resa

entro il termine di trenta giorni dalla relativa richiesta.

6. Nell’attuazione del presente decreto legislativo è comunque assicurato il rispetto di

quanto previsto dall’articolo 28 della legge 5 maggio 2009, n. 42.

decreto_fed_demaniale_20100520.pdf