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focus Censis Confcooperative 'Millennials, lavoro povero e pensioni: quale futuro?: notizie e commenti

martedì 13 marzo 2018


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PENSIONI: CENSIS-CONFCOOP, A RISCHIO POVERTA'' 5,7 MLN ITALIANI NEL 2050 =

Oltre 3 milioni i Neet (18-34 anni) e 2,7 milioni di working
poor
Roma, 13 mar. (AdnKronos) - Precari, Neet, working poor e "lavoro
gabbia", un esercito di 5,7 milioni di lavoratori che, se questa
tendenza non dovesse essere invertita, rischiano di alimentare le fila
dei poveri in Italia entro il 2050. Il ritardo nell''ingresso nel mondo
del lavoro, la discontinuità contributiva, la debole dinamica
retributiva che caratterizza molte attività lavorative rappresentano
un pericoloso mix di fattori che proietta uno scenario preoccupante
sul futuro previdenziale e la tenuta sociale del Paese, dove le
condizioni di nuove povertà, determinate da pensioni basse, saranno
aggravate, inoltre, dall''impossibilità, per molti lavoratori, di
contare sulla previdenza complementare come secondo pilastro
pensionistico. È quanto emerge dal focus Censis Confcooperative
"Millennials, lavoro povero e pensioni: quale futuro?".
"Queste condizioni hanno attivato una bomba sociale che va
disinnescata. Lavoro e povertà - dice Maurizio Gardini, presidente di
Confcooperative - sono due emergenze sulle quali chiediamo al futuro
governo di impegnarsi con determinazione per un patto
intergenerazionale che garantisca ai figli le stesse opportunità dei
padri. Non sono temi di questa o di quella parte politica, ma
riguardano il bene comune del paese. Sul fronte della povertà il Rei
con un primo stanziamento di 2,1 miliardi che arriverà a 2,7 miliardi
nel 2020 fornirà delle prime risposte, ma dobbiamo recuperare 3
milioni di Neet e offrire condizioni di lavoro dignitoso ai 2,7
milioni di lavoratori poveri. Rischiamo di perdere un''intera
generazione". (segue)
(Sec-Arm/AdnKronos)
ISSN 2465 - 1222
13-MAR-18 09:48
NNNN
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(AdnKronos) - E'' in atto, infatti, una discriminazione tra
generazioni. Già oggi, il confronto fra la pensione di un padre e
quella prevedibile del proprio figlio segnala una decisa divaricazione
del 14,6%. Il sistema previdenziale obbligatorio attuale garantisce a
un ex dipendente con carriera continuativa, 38 anni di contributi
versati e uscita dal lavoro nel 2010 a 65 anni, una pensione pari
all''84,3% dell''ultima retribuzione. A un giovane che ha iniziato a
lavorare nel 2012 a 29 anni, per il quale si prefigura una carriera
continuativa come dipendente, 38 anni di contribuzione e uscita dal
lavoro nel 2050 a 67 anni, il rapporto fra pensione futura e ultima
retribuzione si dovrebbe fermare al 69,7%, quasi quindici punti
percentuali in meno.
Questo nella migliore delle ipotesi. Rischia di andare molto peggio a
ben 5,7 milioni di persone. Infatti sono oltre 3 milioni i Neet (18-35
anni) che hanno rinunciato a ogni tipo di prospettiva a causa della
mancanza di lavoro. A questi si aggiungono 2,7 milioni di lavoratori,
tra working poor e occupati impegnati in "lavori gabbia", confinati in
attività non qualificate dalle quali, una volta entrati, è difficile
uscirne e che obbligano a una bassa intensità lavorativa pregiudicando
le loro aspettative di reddito e di crescita professionale. A tutto
ciò si aggiunge un problema di adeguatezza del "rendimento economico"
del lavoro che espone al rischio della povertà. (segue)
(Sec-Arm/AdnKronos)
ISSN 2465 - 1222
13-MAR-18 09:48
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Neet nelle sei regioni del Sud sono oltre la metà
(AdnKronos) - Lavorare, quindi, può non bastare. Per i giovani, in
particolare, lo slittamento verso il basso delle remunerazioni, in
assenza in Italia di minimi salariali, segnala in maniera ancora più
marcata la separazione che sta avvenendo fra i destini dei lavoratori
e la sostenibilità a lungo termine dei sistemi di welfare. Questo
effetto di "sfrangiamento" del lavoro rispetto al passato è poi messo
in evidenza dalle tipologie di lavoro a "bassa qualità" e a "bassa
intensità" che si stanno via via diffondendo.
Sono, infatti, 171.000 i giovani sottoccupati, 656.000 quelli con
contratto part-time involontario e 415.000 impegnati in attività non
qualificate. La scelta obbligata di lavorare meno ore rispetto alla
propria volontà evidenzia una situazione di inadeguatezza del lavoro
svolto come fonte di reddito, tanto da diventare causa di marginalità
rispetto alla potenziale disponibilità del lavoratore.
Il dettaglio regionale fa emergere la forte differenza socio economica
tra Nord e Sud. Anche solo guardando al fenomeno dei Neet, nella
fascia 25-34 anni (totale 2 milioni), i giovani che non lavorano e non
studiano che vivono nelle sei regioni del Sud sono oltre la metà, ben
1,1 milioni, di cui 700mila circa concentrati in sole due regioni:
Sicilia (317mila) e Campania (361mila).
(Sec-Arm/AdnKronos)
ISSN 2465 - 1222
13-MAR-18 09:48
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