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n. 3680 - venerdì 13 settembre 2019

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Agricoltura: rafforzare ruolo Regioni nella nuova Pac. Firmato il manifesto di Rennes

(Regioni.it 3680 - 13/09/2019) No al taglio del budget Ue e a qualsiasi ipotesi di un ritorno alle singole politiche agricole nazionali, cioè una sorta di rinazionalizzazione della Pac (Politica agricola comune), sì alla difesa e al rafforzamento dell’autonomia delle Regioni nella definizione e attuazione degli interventi a favore delle imprese “verdi”, in particolare per quanto riguarda la gestione dei fondi per lo sviluppo rurale.
Con alcuni obiettivi prioritari: valorizzare la specificità dei diversi sistemi produttivi, che rappresentano la ricchezza stessa dell’agricoltura europea; promuovere la qualità delle produzioni e la sostenibilità ambientale, sostenere la ricerca e l’innovazione; semplificare e velocizzare le procedure burocratiche.
Tutto ciò per dare risposte più mirate e puntuali alle esigenze dei territori e tutelare in maniera più efficace il reddito delle aziende agricole, difendendo la possibilità di decidere a livello periferico come spendere al meglio le risorse avute in assegnazione da Bruxelles.
Sono i capisaldi del “Manifesto per una Politica agricola comune più giusta e sostenibile”, sottoscritto il 12 settenbre a Rennes, in Bretagna, dai rappresentanti di Agriregions, la coalizione che le riunisce 14 tra le più importanti regioni agricole europee a chiusura di una conferenza internazionale organizzata nell’ambito di Space 2019, la più grande fiera europea dell’allevamento.
La Coalizione Agriregions è la voce delle regioni europee mobilitate per difendere una futura Politica Agricola Comune (PAC) equa e sostenibile ed il ruolo delle regioni europee nella sua attuazione; ma rappresenta anche una "strategia di alleanza che permetta di portare una visione e dei messaggi comuni presso i decisori europei", e una "rete di scambio e di influenza all'interno delle negoziazioni interistituzionali per la Pac post 2020". In un momento in cui si discute della riforma della nuova PAC Agricola Comune ed in cui i Programmi di Sviluppo rurale (PSR) rischiano un pesante taglio di risorse, la coalizione rappresenta, ad oggi, alcune tra le più importanti regioni agricole dell'UE di 6 diversi Stati membri: Bretagna, Paesi della Loira, Nuova Aquitania, Alvernia-Rodano-Alpi, Emilia-Romagna, Toscana, Provincia autonoma di Bolzano–Alto Adige, Andalusia, Castiglia e Léon, Estremadura, Azzorre, Baviera, Baden-Württemberg, Wielkopolska.
“Come coalizione- sottolinea l’assessore dell'Emilia-Romagna Simona Caselli dal vertice di Rennes- ci siamo mobilitati fin dal 2018 per chiedere il rafforzamento del bilancio della Pac e il riconoscimento del fondamentale ruolo delle Regioni, in particolare per quanto riguarda la gestione dei fondi dello sviluppo rurale. Su questo nodo cruciale abbiamo già ottenuto importanti risultati grazie ad alcuni emendamenti al progetto di riforma di Hogan e approvati lo scorso aprile dalla commissione “Politiche agricole” del Parlamento europeo. Ora che si è insediato il nuovo Parlamento e che è stato nominato il nuovo commissario all’Agricoltura- prosegue Caselli- si tratta di riprendere e rilanciare con ancora maggiore forza e visibilità questa nostra battaglia. Il fatto di avere nella coalizione una regione polacca, la Wielkopolska, con cui tra l’altro sussistono già rapporti di stretta collaborazione, ci può aiutare ad avere una interlocuzione diretta con il nuovo commissario”. 
L’incontro di Rennes si è svolto quindi a ridosso della nomina della nuova Commissione europea guidata dalla tedesca Ursula Von Der Leyen, che ha affidato la delega all’Agricoltura al polacco Janusz Wojciechowski, e alla vigilia della ripresa del confronto tra le rinnovate istituzioni Ue sul progetto di riforma della Pac 2021-2027 presentato a fine 2018 dal Commissario Ue uscente, l’irlandese Phil Hogan, ora al Commercio. Un documento, quello sul tavolo di discussione, che spiana la strada ad un accentramento delle decisioni nelle mani dei Governi nazionali, in contrasto con le richieste di una maggiore autonomia che vengono dal livello locale. Di qui la firma del Manifesto di Rennes, attraverso il quale Agriregions prosegue la mobilitazione per chiedere una Pac più forte, più ambiziosa, più semplice e che tenga conto delle specificità dei diversi sistemi agricoli regionali. Una partita che, nel caso dell’Emilia-Romagna, vale qualcosa come 1,2 milioni di euro, ossia l’intera dotazione finanziaria avuta in assegnazione da Bruxelles per l’attuale programmazione 2014-2020 per lo sviluppo rurale, il secondo pilastro della Pac.
Oltre alla Wielopolska e all’Emilia-Romagna, fanno parte dell’alleanza transnazionale che si batte per una Pac più vicina alle esigenze dei territori e più semplice altre 12 regioni europee, che nel complesso rappresentano il 13% della popolazione europea e il 18% della superficie coltivata.
“L’agricoltura dell’Emilia-Romagna - conclude Caselli - si distingue per la qualità delle produzioni, l’alto tasso di innovazione e la sostenibilità delle pratiche agricole. Siamo leader in Europa per numero di prodotti di eccellenza a marchio Dop ed Igp, ben 44, e per diffusione del biologico. Affinché le esigenze degli agricoltori emiliano-romagnoli siano valorizzate dalla futura Pac è indispensabile fare rete con le altre Regioni europee. La coalizione Agriregions è nata proprio per questo”.  Il Manifesto lanciato a Rennes sarà inviato al nuovo Commissario Ue, Wojciechowski, e ai membri della commissione Politiche agricole del rinnovato Parlamento europeo. Per dare ancora più forza alle proprie rivendicazioni nel dibattito sulla futura Pac, Agriregions sta inoltreorganizzando una convention che sarà ospitata il 17 ottobre prossimo a Bruxelles, presso la sede della delegazione della Regione Emilia-Romagna. Un’iniziativa in tandem con Areflh, la rete europea delle regioni e dei produttori di ortofrutta di cui l’assessore Caselli è presidente, e con Arepo, l’associazione delle regioni per i prodotti a denominazione di origine. All’evento sono stati invitati il neopresidente del Parlamento europeo, David Sassoli, il presidente (Norbert Lins) e i coordinatori dei gruppi politici della Comagri del Parlamento Ue.
Il "Manifesto" della Coalizione delle Regioni Agricole Agriregions, è stato firmato per la Toscana dall'assessore all'agricoltura Marco Remaschi all'interno di Space, una fiera internazionale dedicata all'agricoltura. La coalizione rappresenta, ad oggi, 14 tra le più importanti regioni agricole europee che rappresentano oltre il 13% della popolazione dell'UE e il 18% della superficie agricola utilizzata.
"In un contesto di intensificata competizione globale e crescenti disparità territoriali – ha sottolineato l'assessore Remaschi - la PAC deve mantenere un collegamento diretto con le aree rurali attraverso un coinvolgimento attivo delle regioni dell'Unione Europea, compreso un ruolo nella definizione e attuazione delle politiche di sviluppo agricolo e rurale a livello locale". "Le Regioni non possono perdere l'interlocuzione col livello europeo – continua Remaschi - ed è quindi vitale ristabilire e rafforzare il ruolo dei territori così come previsto anche dalla nostra Costituzione che attribuisce alle Regioni e alle Province autonome competenze primarie nella gestione delle politiche agricole; abbiamo agricolture molto diverse in Italia e rischiamo di perdere in efficacia e capacità di risposta ai fabbisogni settoriali e locali. E' importante quindi riconoscere la legittimità delle regioni europee a progettare, gestire e attuare interventi della PAC a livello regionale per promuovere la transizione verso un settore agricolo più sostenibile e competitivo, aumentare l'attrattività delle zone rurali, combattere lo spopolamento, attrarre nuovi agricoltori e garantire l'inclusione sociale". Nella discussione sulla futura Pac, ha infine osservato l'assessore, le risorse sono elemento fondamentale. In vista di una Brexit non ancora definita occorre prevedere uno sforzo di riallocazione di fondi da altri programmi o almeno un ulteriore piccolo aumento contributivo degli Stati poichè non possiamo rischiare tagli ai Programmi di sviluppo rurale in una misura compresa tra il 17% e il 25%, sarebbe davvero mettere in ginocchio un settore fondamentale per l'economia del Paese.




( red / 13.09.19 )
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