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n. 3707 - martedì 22 ottobre 2019

Sommario

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Riesame dell’attuazione delle politiche ambientali nell'Unione Europea: seminario Cinsedo

Il focus durante l'evento formativo del 18 ottobre

(Regioni.it 3707 - 22/10/2019) Il 4 aprile scorso la Commissione europea ha adottato il secondo pacchetto “EIR – Environmental Implementation Review”. Il “Riesame dell’attuazione delle politiche ambientali” è un ciclo biennale di monitoraggio, dialogo e collaborazione che la Commissione ha avviato nel 2017 con l’obiettivo di migliorare l’attuazione delle politiche e della legislazione dell’Unione europea in materia ambientale, individuando le cause del gap di implementazione e gli ostacoli all’integrazione degli obiettivi ambientali nelle altre politiche.
Il pacchetto “EIR 2019” e la Relazione per Paese sull’Italia sono stati al centro del Seminario che si è svolto il 18 ottobre al Cinsedo, a Roma, nell’ambito del VII Ciclo di formazione in materia europea – Programma 2019.
Jonathan Parker, Senior Expert alla DG Ambiente della Commissione europea, ha illustrato innanzitutto gli obiettivi, la struttura e i risultati dell’EIR 2019. Il Pacchetto si compone di una Comunicazione, un Allegato contenente le azioni prioritarie e 28 Relazioni Paese. L’EIR è uno strumento con cui la Commissione europea si prefigge di intervenire a supporto dell’implementazione della legislazione e della politica ambientale, affiancando, senza sostituirle, le procedure di infrazione e i finanziamenti in quel settore. Le cause del gap di implementazione vengono così individuate in una fase precoce attraverso la raccolta di dati e l’individuazione di buone pratiche negli Stati membri. Parker ha ricordato il calendario dell’EIR, con i principali appuntamenti del 2019 ed ha segnalato i risultati dello studio sui costi della non attuazione delle politiche ambientali. Nei diversi settori – aria, acqua, economia circolare e rifiuti, natura, cambiamenti climatici, governance ambientale – sono stati evidenziati i progressi o i punti deboli sia dell’intera UE a 28 Stati membri che dell’Italia. E’ stato inoltre illustrato lo strumento TAIEX EIR Peer2Peer, finanziato dalla Commissione europea a supporto della collaborazione e dello scambio di buone pratiche tra autorità degli Stati membri nel settore ambientale. Nell’EIR 2019 una particolare attenzione è dedicata alla governance, che resta tuttora uno dei punti deboli dell’Italia. Tra le azioni che suggerisce la Commissione europea, infatti, vi è il rafforzamento del coordinamento per l’ambiente, al fine di superare la frammentazione dell’attuazione a livello regionale e locale.
Nell'ambito della "seconda edizione del riesame sull’attuazione delle politiche ambientali dobbiamo considerare - ha spiegato Jonathan Parker ai microfoni del canale youtube di "Regioni.it" -  che ci sono rapporti per altri 27 Paesi dell’Unione e che si continua sulla stessa strada, guardando dove i sono dei punti forti e dove i punti deboli di ogni Paese. Per quanto riguarda l’Italia, i punti deboli sono gli stessi di prima, specialmente nel settore dell’acqua, ma ancheper quanto concerne l’aria. Per i rifiuti abbiamo visto miglioramenti, per esempio nell’ambito dell’economia circolare e poi anche nell’ambito della tassazione ambientale" e un segnale importante, secondo il Senior Expert alla DG Ambiente della Commissione europea, arriva anche dalle "promesse del nuovo governo del 4 settembre di quest’anno.
Per quanto riguarda la governance "Nel Rapporto - spiega ancora Parker - abbiamo messo in evidenza alcune buone pratiche, per esempio, in Francia e in Spagna. L’Italia già sta lavorando su questo tema, infatti il Ministero dell’Ambiente e altri enti - penso al Cinsedo o al Coordinamento delle Regioni - però si possono fare più scambi di informazioni e veramente imparare uno dall’altro per migliorare l’attuazione delle politiche ambientali in Italia. E questi seminari che stiamo facendo - ha concluso -  sono una cosa in più che spero vadano in quella direzione".
Gli interventi successivi sono stati finalizzati ad approfondire gli spazi di miglioramento su questo fronte, anche alla luce degli obiettivi dell’Agenda ONU sullo sviluppo sostenibile e del coordinamento delle politiche economiche nell’ambito del “Semestre europeo”. Alfredo Pini, responsabile dell’Area Normazione Tecnica Ambientale di ISPRA, ha illustrato il sistema a rete a supporto della governance ambientale in Italia. Il SNPA – Sistema Nazionale di Protezione Ambientale) comprende 19 Agenzie regionali (ARPA), 2 Agenzie provinciali (APPA) ed ISPRA, a cui è affidato il ruolo di indirizzo e coordinamento. La legge istitutiva del sistema – legge 132 del 2016 – assegna i compiti al SNPA: monitoraggio, controllo, ricerca, supporto tecnico – scientifico alle amministrazioni, raccolta, organizzazione e diffusione dei dati ambientali, attività ispettive. Un focus specifico è stato dedicato ai LEPTA, Livelli Essenziali delle Prestazioni di Tutela Ambientale, istituiti dalla stessa legge 132 e definiti: un insieme di prestazioni e di servizi essenziali, di livello adeguato, che il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente deve fornire ai cittadini ed alle amministrazioni, per conseguire gli obiettivi di protezione della salute e dell’ambiente perseguiti dalla Costituzione.
" Ispra - ha spegato Alfredo Pini al canale youtube di "Regioni.it"- ha un ruolo che gli viene naturale dal proprio mandato fondativo di supporto al Ministero dell’Ambiente nell’attuazione delle politiche ambientali e in questo senso ha quindi una funzioneimportante nel sistema generale di governance del nostro Paese in materia ambientale. Ma ancor più il ruolo dell’Ispra si è rafforzato – e di questo ne abbiamo parlato nel seminario – con l’istituzione del sistema nazionale per la protezione dell’ambiente che è l’insieme dell’Istituto e delle 21 agenzie regionali e delle province autonome per la protezione dell’ambiente sul territorio. Un sistema che nel complesso conta oltre 10mila addetti e che consentirà di potenziare la capacità di governance del sistema ambientale nazionale anche attraverso l’istituzione dei cosiddetti livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali (Lepta) che la legge stessa introduce, affidando al Ministro dell’Ambiente il compito di emanare con decreto l’attuazione di questo strumento. I Lepta sono la sfida per il nuovo sistema per conoscere, quantificare e definire, anche in termini di costi associati, le prestazioni e il livello di prestazioni che viene erogato in campo ambientale sul territorio per la protezione dell’ambiente, per la salute dei cittadini e per il diritto ad un ambiente salubre e questo consentirà anche di incrementare l’omogeneità del comportamento dell’intero sistema sul territorio.
Il sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, lavorando a rete, come la legge ci consente di fare - ha proseguito Pini -  ha già fatto molti passi avanti: abbiamo definito un catalogo, abbiamo un piano triennale di attività, abbiamo degli elementi e un metodo per misurare le prestazioni che rendiamo sul territorio e tutto questo è ormai consolidato e sarà del tutto completato e già operativo entro la fine di quest’anno. Poi ovviamente c’è il livello di scelta politica, i Lepta sono definiti come un livello essenziale delle prestazioni tecniche ambientali, noi abbiamo definito le prestazioni tecniche ambientali, abbiamo costruito un sistema per conoscerci e misurarci. Ora sarà la politica a stabilire quale è il livello essenziale di tutela ambientale per i cittadini italiani, ma in questo senso noi abbiamo ricevuto importanti rassicurazioni dall’attuale Ministro dell’Ambiente che intende, anche in tempi brevi, emanare il Dpcm per l’attuazione del Lepta.
Paolo Fossati - Dirigente “Infrastrutture e Governo del territorio, Ambiente ed Energia e Protezione civile”, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome – è intervenuto sul tema del ruolo delle Regioni italiane e sulle sfide e prospettive di rafforzamento della governance ambientale, sottolineando l’importanza dell’integrazione degli obiettivi ambientali nelle altre politiche di settore. L’impegno richiesto alle amministrazioni riguarda sia le Regioni al loro interno che nei confronti del livello centrale, ma anche verso i cittadini per garantire la trasparenza delle informazioni. Il metodo di lavoro del SNPA è esemplare e dà indicazioni molto chiare affinché si utilizzi la sostenibilità come chiave di lettura per l’azione delle amministrazioni, così come previsto all’Agenda 2030 dell’ONU.
Sul contributo delle Regioni italiane al collegamento tra l’attuazione delle politiche ambientali, gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 – SDGs e le riforme che danno attuazione alle Raccomandazioni del cd. Semestre europeo, è intervenuta Cecilia Cellai, dirigente di Tecnostruttura delle Regioni per il FSE, Settore Sviluppo sostenibile, Re.Te.PNR. Il contributo delle Regioni al PNR – Programma Nazionale di Riforma, si è evoluto negli anni. Dal 2016 esso funge da strumento per la lettura degli interventi di riforma rilevati dalle Regioni in raccordo con la programmazione 2014-2020 dei Fondi SIE. Gli interventi regionali sono classificati per macromisure tematiche, secondo le indicazioni contenute nelle Raccomandazioni del semestre europeo nonché secondo i target della Strategia Europa 2020, e ricondotti, laddove possibile, ai Risultati Attesi (RA) previsti dall’Accordo di Partenariato. Nel PNR 2019, inoltre, è stato operato un raccordo più ampio in ottica di negoziato per la programmazione dei Fondi europei 2021-2027. Posto che gli SDGs riguardano tutti i cinque obiettivi della nuova programmazione, è emerso come il PNR rappresenti anche uno strumento a supporto dell’Agenda 2030 dell’ONU. Per quanto riguarda il settore ambientale, tra le azioni regionali che compaiono nel contributo al PNR 2019 sono state evidenziate quelle sulla mobilità sostenibile nelle aree urbane, infrastrutture verdi ed economia circolare.
Con questo Seminario, la formazione in materia europea organizzata dal Cinsedo prosegue sulla strada avviata nel 2017, all’indomani della presentazione del primo pacchetto EIR. Ad oggi, si sono svolti un seminario (2017) e tre laboratori (2018) a cui si aggiunge quest’ultimo seminario, che coglie l’invito della Commissione europea ad agire sulla base dei risultati dell’EIR e ad utilizzare le Relazioni Paese come base di discussione. Il seminario fa parte del Programma di formazione in materia europea del Cinsedo giunto quest’anno alla sua settima edizione, coordinato da Andrea Ciaffi, dirigente rapporti con l’Unione europea della Conferenza delle Regioni e dell’attività di ricerca del Cinsedo, e diretto da Cecilia Odone, esperta di diritto dell’Unione europea.


( red / 22.10.19 )
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