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n. 3758 - venerdì 17 gennaio 2020

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Legge elettorale: per la Consulta inammissibile il referendum

Le dichiarazioni di Fontana, Rossi, Solinas e Toti

(Regioni.it 3758 - 17/01/2020) La Corte costituzionale si è riunita il 16 gennaio in Camera di Consiglio per discutere la richiesta di ammissibilità del referendum elettorale “Abolizione del metodo proporzionale nell’attribuzione dei seggi in collegi plurinominali nel sistema elettorale della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica”, presentata da otto Consigli regionali (Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Abruzzo, Basilicata, Liguria).
"Oggetto della richiesta referendaria - scrive la Corte in un comunicato stampa - erano, in primo luogo, le due leggi elettorali del Senato e della Camera con l’obiettivo di eliminare la quota proporzionale, trasformando così il sistema elettorale interamente in un maggioritario a collegi uninominali. Per garantire l’autoapplicatività della “normativa di risulta” – richiesta dalla costante giurisprudenza costituzionale come condizione di ammissibilità dei referendum in materia elettorale - il quesito investiva anche la delega conferita al Governo con la legge n. 51/2019 per la ridefinizione dei collegi in attuazione della riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari.
In attesa del deposito della sentenza entro il 10 febbraio, l’Ufficio stampa della Corte costituzionale fa sapere che a conclusione della discussione la richiesta è stata dichiarata inammissibile per l’assorbente ragione dell’eccessiva manipolatività del quesito referendario nella parte che riguarda la delega al Governo, ovvero proprio nella parte che, secondo le intenzioni dei promotori, avrebbe consentito l’autoapplicatività della “normativa di risulta”.
Preliminarmente, la Corte ha esaminato, sempre in camera di consiglio, il conflitto fra poteri proposto da cinque degli stessi Consigli regionali promotori e lo ha giudicato inammissibile perché, fra l’altro, la norma oggetto del conflitto avrebbe potuto essere contestata in via incidentale, come in effetti avvenuto nel giudizio di ammissibilità del referendum".
Per il Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, è  "Un vero peccato, sono amareggiato dalla decisione della Suprema Corte il cui significato potrà essere chiarito solo leggendo le motivazioni. Si è tolta la possibilita' ai cittadini di esprimersi liberamente e scegliere come eleggere i propri rappresentanti. In passato - conclude Fontana -  la politica non è mai riuscita a trovare una legge che garantisse rispetto della democrazia e governabilita', questa poteva essere una buona occasione".
Di diverso avviso il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che in un post  sul suo profilo Facenook scrive:  "La sentenza della Corte Costituzionale che blocca il referendum a favore del maggioritario", "consente al Parlamento di essere  libero di fare una buona legge elettorale proporzionale e, di fatto,  dà un contributo alla durata della maggioranza giallo-rossa".
"Il ritorno al proporzionale, anche con una soglia al 5 per cento -  osserva Rossi - avrà molte conseguenze sull'assetto politico del  nostro Paese; a cominciare dal tramonto di una politica tutta basata  sul leaderismo e sui partiti personali nelle mani di un capo.  Difficile quindi pensare ad un proporzionale che non abbia bisogno di  partiti strutturati, organizzati sul territorio e con un profilo  politico e culturale, con una identità e un insediamento sociale di  riferimento".
“La Corte Costituzionale ha bocciato il referendum, richiesto anche dalla Regione Liguria, per una legge elettorale maggioritaria. Gli elettori  - spiega  presidente di Regione Liguria Giovanni Toti - avrebbero finalmente potuto scegliere i propri parlamentari, le alleanze, il Governo del Paese prima del voto. Ora il rischio è che la maggioranza parlamentare voti una legge proporzionale, che ci riporterà alla Prima Repubblica, consentendo ai partiti di accordarsi dopo il voto, alle spalle dei cittadini, mandando a Roma una serie di raccomandati senza nessuna esperienza sul territorio”. La Consulta ha definito “eccessivamente manipolatorio” il referendum – conclude Toti - Per noi eccessivamente manipolatorie sono solo le manovre di palazzo per non far votare e decidere i cittadini. Ma ormai va tutto al contrario!”.
Sulla stessa lunghezza d'onda il Presidente della Regione Sardegna Christian Solinas: “Impedire ai cittadini italiani di esprimersi su un aspetto così importante della democrazia e delle Istituzioni, come è la Legge Elettorale, è una sconfitta per tutti. In attesa di leggere le motivazioni della sentenza - afferma il Presidente della Sardegna - non posso che rammaricarmi nel vedere negato agli italiani il diritto di scegliere un modello di legge elettorale confacente alle proprie aspettative, e alla legittima aspirazione – questo era e resta il nostro intendimento- di garantire un sistema che insieme al rispetto delle regole democratiche assicuri governabilità e stabilità al Paese".





( red / 17.01.20 )
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