[Comunicato stampa provincia autonoma di Trento]
L’assessore Roberto Pinter presenta ufficialmente il progetto di revisione del Pup CONTENUTI E STRATEGIE DEL NUOVO PIANO URBANISTICO: PIÙ POTERI AI COMUNI E VALORIZZAZIONE DELLE IDENTITÀ LOCALI

lunedì 8 settembre 2003


(m.n.) – La revisione del Piano urbanistico provinciale è un momento importante e delicato, per una comunità come quella trentina, che possiede un suo strumento pianificatorio fin dal lontano 1967, che ha visto la sua ultima revisione 16 anni fa, nel 1987. In quest’ultimo lasso di tempo – assai breve in termini assoluti – la società trentina è cambiata notevolmente e le previsioni urbanistiche abbisognano di un urgente aggiornamento. Le norme e le modifiche più immediate, quelle contenute nella cosiddetta Variante 2000 al Pup, sono diventate legge il 29 luglio scorso – è operative a tutti gli effetti il 3 settembre – ; tre giorni dopo, il primo di agosto – e la consequenzialità non è stata casuale – la Giunta provinciale ha fatto propri i risultati del lavoro di un’ apposita commissione tecnica, che da alcuni anni stava lavorando, appunto, alla revisione totale del, Pup trentino. Oggi questi lavori – raccolti in un volume – sono stati ufficialmente presentati alla comunità nel corso di un’affollata conferenza stampa che ben presto – per l’autorevolezza dei relatori e per la folta presenza in sala di amministratori locali, tecnici, esperti e professionisti del settore – si è tramutata in un vero e proprio “mini-convegno” dedicato ai problemi e alle prospettive dell’ ambiente, del paesaggio e del territorio trentino. Uno dopo l’altro, infatti, hanno preso la parola Roberto Pinter, assessore provinciale all’urbanistica e “padre” politico del progetto di revisione, che ha tracciato il quadro politico e le linee strategiche all’ interno dei quali si muove la proposta di revisione del Pup; il prof. Paolo Castelnovi, del Politecnico di Torino, che era stato chiamato dalla Provincia a guidare i lavori della Commissione per la revisione; il prof. Bruno Zanon, dell’Università di Trento, consulente per le analisi preliminari. Molti i temi sul tappeto, moltissime le aspettative e le riflessioni. Quello di Roberto Pinter è stato un vero e proprio fuoco di fila di “parole chiave” che, dopo un primo momento di stupore, hanno avuto il merito di condurre l’uditorio nei complessi meandri dei ragionamenti che hanno reso necessaria la revisione del Pup. “Il compito della commissione tecnica che ha elaborato i materiali preliminari per la revisione del Pup è stato quello di tradurre il principio della sostenibilità in uno strumento di pianificazione urbanistica, strumento che sia al tempo stesso chiaro nell’indicare le regole da seguire, ma anche flessibile ed elastico al punto da permettere alle autonomie locali – comunali o sovracomunali – di esplicitare le proprie identità”. Quel che ne è uscito, ha continuato l’assessore, è una proposta che pur non smentendo il vecchio Pup, lo supera nei suoi più profondi snodi “filosofici” e culturali. “In questi vent’ anni il Trentino è cambiato, mettendo in luce la sua fragilità, ma ha pur sempre retto le sfide anche le più dure; il processo di urbanizzazione è proseguito, ma il paesaggio ancora tiene; l’ agricoltura è diminuita, ma quel che rimane ha positivamente imboccato la strada della produzione di qualità… l’industria non chiede più ampie porzioni di territorio, bensì interventi più tecnologici e ‘puliti’; l’andamento demografico ha invertito la tendenza, gli spostamenti interni sono meno traumatici di quel che si temeva, eppure…” Eppure i problemi non mancano, e giustificano la revisione oggi solo abbozzata. Ci sono risorse usate in modo ancora critico, e Pinter ha parlato di uso delle acque, di carico antropico in conseguenza dell’incremento turistico e dell’inurbamento massiccio. Ha parlato di criticità ecologica, di criticità della mobilità con il conseguente inquinamento da CO 2… Ma esistono ancora risorse sotto-utilizzate: nel comparto turistico, esistono ancora località poco valorizzate, con potenzialità inespresse e che potrebbero meglio ridistribuire sul territorio il peso della presenza umana. Esistono reti ecologiche, culturali, storiche non ancora utilizzate; beni storici e monumentali pressoché sconosciuti, così come assistiamo, sul versante dell’economia, a imprenditorialità ‘ giovane’ che trova ancora ostacoli a imporsi. E che cosa si intende fare, con la revisione del Pup? La risposta l’ assessore Pinter l’ha data con alcune parole-chiave. “Il Trentino, terra delle Alpi, cerniera tra nord e sud dell’Europa, terra di scambi e di flussi, oggi chiede di veder finalmente valorizzata la propria diversità. Diversità ad esempio di paesaggio, inteso in modo meno tradizionale, come paesaggio complesso e contraddittorio fatto di culture differenti, storie, emergenze…” E dopo il “paesaggio”, ecco a cascata il concetto di “ identità dei luoghi”, perché, ha detto Pinter, è compito della Provincia quello di offrire spunti di riferimento, per indirizzare lo sviluppo economico del Trentino, ma è anche compito delle autonomie locali individuare la propria specifica e irrepetibile identità. Si è poi parlato di “qualità” (“perché il paesaggio è importante, ma la qualità delle trasformazioni deve interessare tutti gli aspetti del paesaggio stesso”); di “reti” (”i singoli beni sono importanti, è vero, ma ancor più importanti sono le reti che connettono i luoghi, sono le vie d’acqua, i corridoi faunistici, le strade lungo le quali sono corse le presenze storiche…”); è stato affrontato il tema delle “ strategie” (“una delle riflessioni più innovative del progetto di revisione del, Pup, perché introduce la necessità di una politica provinciale che si faccia guida e punto di riferimento per il libero espletarsi delle politiche di sviluppo locali”)… Ma è nello “sviluppo sostenibile” che il nuovo Pup assumerà la sua vera dimensione orientativa e strategica. Accanto alle regole che indicheranno quello che non si potrà fare (alcune anche non contrattabili), “il nuovo Pup favorirà quello che si potrà fare, renderà possibili le economie dei luoghi”. E qui è stato gettato sul tavolo, a pieno diritto, il termine “ambito”, su cui si regge l’intera incastellatura del nuovo piano urbanistico. “Sono 36, gli ambiti individuati nella proposta di revisione – ha detto l’assessore Pinter, – 36 aree del Trentino, ma potranno benissimo diventare anche 38 o 40, che si caratterizzeranno per una omogeneità integrata e complessiva. Saranno le pedine riconoscibili della nostra terra, articolazioni sovracomunali che renderanno possibili Piani di sviluppo d’ambito, per valorizzare i patrimoni di diversità che fanno ricco il Trentino. Serviranno a dare una risposta, mai sopita nemmeno con la nascita dei Comprensori, di rendere possibile una dimensione di coordinamento sovracomunale, pur rimanendo in ambito territoriali omogenei, più omogenei di quel che era possibile con gli 11 comprensori”. Saranno ambiti all’interno dei quali i singoli Comuni realizzeranno un piano di sviluppo inter-comunale, lo sottoporranno al vaglio del centro e si porranno come punto di riferimento naturale per i singoli PRG.” La Provincia, con il nuovo Pup, manterrà una funzione di regia, mentre ai Comuni sarà demandata la responsabilità di far crescere in modo armonico ed eco-sostenibile le singole comunità. Una bella sfida, non c’è che dire! Di questa e di altre sfide hanno parlato i due esperti, il prof. Castelnovi e il prof. Zanon, illustrando più nel dettaglio i singoli capitoli del progetto di revisione. Che adesso si avvia alla seconda fase del suo percorso, quella più importante, più ricca e interessante e che lo condurrà, con la prossima legislatura, a diventare legge provinciale: la fase del confronto e del dibattito, alla quale saranno chiamati i tecnici di settore, gli amministratori locali, le categorie produttive, i sindacati e, in definitiva, l’intera comunità trentina. “Perché il futuro del nostro territorio – ha detto in conclusione l’assessore Pinter, – non è nelle mani dei soli esperti, ma di tutti coloro che in questo territorio vivono, producono beni, servizi e cultura. Con l’obiettivo di rimanere nell’ambito di uno sviluppo eco-compatibile”.