[Comunicato stampa provincia autonoma di Trento]
In una conferenza stampa, alla presenza dell’assessore Iva Berasi PRESENTATO “NATURA 2000”, UN LIBRO CHE RACCOGLIE I LUOGHI DEL TRENTINO IN CUI SOPRAVVIVE LA BIODIVERSITÀ Il territorio trentino protetto perché “prezioso” passa dal 16 al 26 per cento

martedì 9 settembre 2003


(m.n.) – Il tutto ebbe inizio quando, nel 1992, l’Unione europea – con la direttiva “Habitat” – formulò una vera e propria strategia comunitaria per la conservazione delle biodiversità. Dal 1995 gli Stati membri si sono messi al lavoro per individuare una vera e propria “rete europea” chiamata “Natura 2000” dei luoghi in cui sopravvivono esempi di biodiversità. E il Trentino, assieme e in coordinamento a tutte le altre regioni italiane, ha contribuito alla creazione di questa rete transfrontaliera indicando ben 155 siti, che coprono il 26% della superficie provinciale. Lo ha svelato l’assessore Iva Berasi stamane, presentando alla stampa il volume “Natura 2000”: “In queste pagine troverete tutti i 155 luoghi trentini in cui è presente una qualche forma di biodiversità. Non sono aree protette in senso tradizionale – ha ricordato Iva Berasi, – ma comunque sono aree rilevanti per la conservazione della biodiversità europea”. Non è un caso che il 50% delle specie vegetali che l’Europa considera in via di estinzione siano presenti in Italia, e che di queste, il 42 % lo ritroviamo proprio in Trentino. L’importanza di “Natura 2000” sta nel fatto che con essa si riconosce il carattere transfrontaliero della tutela delle specie in via di estinzione, come patrimonio genetico ed ecosistemico che non si limita a una sola nazione più sensibile di altre. Un’altra peculiarità di “Natura 2000” sta nella sua struttura di rete, che crea un sistemi di territori correlati da legami funzionali, garantendo a livello europeo la presenza e la distribuzione degli habitat e delle specie naturali che sono considerate di interesse comunitario. La rete “Natura 2000” non è dunque solo un assemblaggio di località, ma è il risultato di una selezione di aree che, pur non essendo tra di loro collegate, contribuiscono per ciascun habitat e ciascuna specie al raggiungimento della coerenza complessiva della rete all’interno del continente europeo. E quando si parla di habitat, non ci si riferisce solo a quelli “ naturali”, vergini per così dire, ma anche a quelli semi naturali, nei quali la presenza tradizionale dell’uomo ha contribuito a stabilire nel lungo periodo un certo equilibrio ecologico. Si tratta per lo più siti nei quali la vegetazione è mantenuta da un allevamento a basso impatto, dal pascolo tradizionale e da metodi di agricoltura estensiva, oppure i pascoli inondati, le formazioni erbose seminaturali, le foreste utilizzate come terreno di pascolo, le praterie umide ecc. Insomma: “Natura 2000” ; indica i siti naturali, ma anche quelli seminaturali, dando perciò indicazioni per un uso sostenibile del territorio, valorizzando le aree in cui l’intervento antropico si è integrato armonicamente con l’ equilibrio ecologico. In tal modo la rete europea delle biodiversità si trasforma anche in un efficace strumento di sviluppo per le aree rurali e forestali che le contengono e un importante fattore di integrazione della gestione delle risorse naturali con le attività economiche e le esigenze sociali e culturali delle popolazioni che vivono al loro interno. Nessun filo spinato attorno ai siti censiti, quindi, ma un uso intelligente e illuminato della risorsa territoriale, strategia che si è ben sposata con le linee di azione che la Provincia Autonoma di Trento persegue da molto tempo e che hanno trovato occasione di riconferma anche in recenti provvedimenti. Lo ha ricordato più volte l’assessore Berasi: “ La Provincia di Trento ha creduto nel progetto Natura 2000 e ha dato un contributo importante e convinto alla creazione della rete, che è coerente con la scelta dello sviluppo sostenibile, di salvaguardia e di valorizzazione del territorio. Siamo perciò lieti che grazie alle nostre indicazioni siano stati inseriti nella rete europea l’intero sistema delle aree protette – i parchi naturali, le riserve e i biotopi), nonché tutta una serie di altre aree che avevano i requisiti di biodiversità richiesti dall’Unione Europea. Con questa scelta – ; ha proseguito l’Assessore, – la Provincia vuole salvaguardare la biodiversità esistente a favore delle generazioni future e realizzare un tassello importante nella costruzione di uno sviluppo basato sulla valorizzazione del suo prezioso territorio”. E che sia importante tutelare le biodiversità emerge da una semplice considerazione. “Se ci atteniamo a considerazioni di tipo economico – ha ricordato Iva Beasi, – basta che riflettiamo su un dato molto banale: il 90% delle calorie fornite alla dieta umana e a quella delle 14 specie animali che costituiscono la quasi totalità del bestiame di allevamento dipendono da una trentina di specie coltivate. Cosa accadrebbe all’ umanità se improvvisamente ad alcune o a tutte queste specie dovesse succedere qualcosa di imprevisto da compromettere la sopravvivenza? Ma esiste un secondo argomento assai concreto: l’infinita varietà genetica contenuta in molte forme viventi costituisce la materia prima per la medicina del futuro. Da essa potremmo trarre nuovi farmaci. Esistono però anche motivazioni di ordine etico e culturale non meno importanti. Molti dei fattori che determinano la sparizione di migliaia di specie viventi sono strettamente legati alle nostre scelte di vita: deforestazioni, emissioni di gas serra oltre i limiti che l’ecosistema può sopportare, tecniche di coltivazione ecc. Il fatto di esistere in natura dovrebbe invece dare a ciascuno anche il diritto di continuare la propria esistenza”. Non solo, ha proseguito l’assessore; perché dovremmo privarci della possibilità di conoscere il ruolo importante che giocano numerose specie nella vita del nostro ecosistema, specie di cui oggi ancora ignoriamo l’esistenza o di cui, pur conoscendone la presenza, stiamo decretando la scomparsa prima ancora di aver compreso il loro ruolo nell’ecosistema? “Sono domande che riguardano aspetti e problemi assai diversi, ma molto importanti per il nostro presente e per il futuro dell’umanità. Sono domande che nel libro che oggi stiamo presentando cominciano a trovare alcune prime risposte”. Adesso le 155 località trentine – che sono state individuate va un apposito gruppo di lavoro coordinato dal Servizio parchi della Provincia – sono in rete europea. Quelle che già possono contare su azioni di tutela, perché sono all’interno di parchi naturali, oppure di biotopi o di riserve naturali, continueranno a vivere in una condizione di tutela e di valorizzazione equilibrate. Per gli altri (numericamente sono circa la metà dei 155 censiti) si partirà a breve realizzando un sito internet specifico, ultimando la cartografia delle aree censite e pensando a valutazioni di incidenza e a piani di gestione per farne dei siti a effettiva tutela, in ottemperanza alla direttiva europea “Habitat” del 1992. L’obiettivo è quello di portare la percentuale di territorio trentino protetto dall’attuale 16% al 25-26% del totale. Un obiettivo lusinghiero, che ci pone all’avanguardia in Italia e in Europa e che diverrà realtà questa volta grazie anche all’Europa. Fotoservizio e filmato a cura dell’Ufficio stampa