Tratta: dalle Regioni via libera al Piano nazionale 2026-2028

giovedì 1 ottobre 2026


Roma, 1 ottobre 2026 (comunicato stampa) È stato aggiornato il Piano nazionale contro la tratta e il grave sfruttamento delle persone in arrivo nel nostro Paese. In Conferenza unificata le Regioni hanno espresso l’intesa sulle azioni di prevenzione e contrasto del fenomeno sottolineando due priorità.

La prima è una richiesta di programmazione pluriennale e strutturata dei fondi, per garantire la continuità dei servizi; la seconda riguarda la necessità di incrementare i fondi fino ad oggi stanziati con risorse dedicate agli interventi nelle aree di sbarco e in tutte le zone di primo arrivo delle persone straniere, anche al fine di migliorare la capacità di tutti i soggetti coinvolti di individuare tempestivamente i primi indicatori di tratta.

Il Piano prevede quattro assi di intervento: prevenzione, persecuzione del crimine, protezione e assistenza delle vittime, cooperazione.

Contro un fenomeno complesso e in continua evoluzione, il Piano rafforza le azioni di prevenzione attraverso campagne di sensibilizzazione, attività nelle scuole e la promozione della ricerca, e tenendo conto della sua forte dimensione transnazionale.

Sul fronte del contrasto, sono previste misure per rendere più efficace l’attività investigativa e giudiziaria e per rafforzare i controlli contro lo sfruttamento nei diversi settori produttivi, anche in relazione alle procedure di ingresso previste dal decreto flussi.

Grande attenzione è dedicata alla protezione e assistenza delle vittime, con interventi per favorirne l’identificazione, la presa in carico e l’accompagnamento verso percorsi di inclusione sociale e autonomia. Il Piano prevede inoltre il rafforzamento del Meccanismo nazionale di referral, che coinvolge tutti gli attori deputati a identificare, proteggere e assistere le vittime della tratta e del grave sfruttamento, e dei Tavoli interistituzionali regionali.

Infine, viene rilanciata la cooperazione nazionale e internazionale, attraverso una maggiore collaborazione tra i soggetti coinvolti, i rapporti con i Paesi di origine e transito delle vittime e una migliore raccolta e analisi dei dati.