Conferenza Regioni
e Province Autonome
Doc. Approvato - Programma nazionale di Riforma 2008-2010: Contributo Regioni

giovedì 1 ottobre 2009


in allegato il documento in formato pdf

 

CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME

09/062/CR/C3

PROGRAMMA NAZIONALE DI RIFORMA 2008-2010

CONTRIBUTO delle REGIONI e delle PROVINCE AUTONOME

Roma, 1° ottobre 2009

CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME

VIA PARIGI, 11 – 00185 ROMA

TEL. 06.4888291 r.a. – FAX 06.4881658 - internet http://www.regioni.it – e-mail: conferenza@regioni.it

STATO DI ATTUAZIONE AL 2009

E RISPOSTA ALLA CRISI ECONOMICA

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PROGRAMMA NAZIONALE DI RIFORMA 2008-2010

STATO DI ATTUAZIONE AL 2009 E RISPOSTA ALLA CRISI ECONOMICA

Piccole e Medie Imprese e Small Business Act

Le iniziative messe in atto dalle Regioni e Province autonome nel loro insieme mirano a creare

condizioni favorevoli alla crescita e alla competitività sostenibili delle piccole e medie imprese - le

quali giocano un ruolo determinante per la crescita economica - e alla creazione di posti di lavoro,

attraverso la formulazione di politiche e l'individuazione di misure pratiche per la loro attuazione.

Si è infatti evidenziata l'esigenza, in linea con la strategia di Lisbona, di un quadro politico coerente

per guidare le azioni a favore delle PMI, iniziativa che nell'ultimo periodo si presenta ancora più

necessaria, per rispondere alla sfida della grave crisi economica mondiale.

In modo particolare, l'attenzione è stata indirizzata a favorire la stabilizzazione finanziaria delle

imprese nell'attuale difficile congiuntura economica al fine di promuoverne lo sviluppo. Attraverso

la messa a punto di misure anti-crisi alimentate con fondi propri, numerose Regioni e Province

autonome si sono impegnate a sostenere il sistema delle imprese, con la finalità di migliorare le

condizioni di accesso al capitale e al credito attraverso il sostegno agli investimenti effettuati da

PMI o raggruppamenti di esse.

Si citano, ad esempio, il caso della Regione Emilia-Romagna la quale ha messo a disposizione un

miliardo di euro per l’attuazione dell’Intesa sul credito alle imprese, sottoscrivendo un apposito

accordo con le banche, e il caso della Regione Marche la quale ha previsto due bandi, uno relativo

alla costituzione e gestione di un fondo di ingegneria finanziaria ed uno relativo al comparto della

moda, che prevede il sostegno ed incentivi a progetti/programmi di innovazione specificamente

diretti alla ideazione, allo sviluppo e alla commercializzazione di nuove collezioni di prodotti.

La Regione Lombardia ha creato due fondi specifici per le nuove imprese innovative nella fase

iniziale o di sperimentazione del progetto, il Fondo Seed, con una dotazione pari a 10 M€, che

presidia un segmento non supportato degli operatori finanziari che normalmente intervengono in

fase più avanzate (venture capital, private equity, banche, ecc.), e il fondo di garanzia Fondo Next

avviato nell’ultima legislatura, con una dotazione pari a 37 M€, per sviluppare il mercato del

Venture Capital dedicato alle PMI innovative.

La Provincia Autonoma di Bolzano nell’aprile 2009, ha approvato il cosiddetto “Pacchetto anticrisi”

che contiene 23 misure per il rilancio economico e la tutela dei posti di lavoro in Alto Adige.

Più precisamente, nell’ambito della misura 7, che riguarda l’aumento intensità delle agevolazioni

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per le imprese, sono previsti contributi per innovazione a favore di imprese in situazione di crisi per

un ammontare complessivo di 5.800.000 euro, a valere su leggi provinciali.

Con il Fondo di riassicurazione per le Pmi piemontesi, la Regione Piemonte si è impegnata a

migliorare le condizioni di accesso al credito delle imprese, offrendo loro una garanzia maggiorata,

resa possibile da una consistente riassicurazione prestata dall'apposito fondo. A beneficiarne sono

sia le imprese artigiane che le imprese industriali e commerciali, provenienti da un passato recente

industrialmente sano ma che presentano un calo del fatturato o degli ordinativi tali da generare

situazioni di tensione finanziaria. Il fondo, che possiede una dotazione finanziaria di 40 milioni di

euro, attraverso la protezione della riassicurazione, potrà raggiungere una capacità totale di

generazione di finanziamenti equivalente a circa 960 milioni di euro.

Per far fronte all'emergenza finanziaria, la Regione Molise si è adoperata attraverso una serie di

interventi che includono dapprima l'istituzione di appositi Comitati anticrisi i quali, con

provvedimenti unitari e azioni coordinate hanno messo a punto una serie di Misure anticrisi

integrate FSE-FESR-FAS, e successivamente l'attivazione di un Fondo Unico Anticrisi di oltre 50

milioni di euro, che include pacchetti flessibili di supporto alla crisi, quali capitalizzazione, fondi di

garanzia, consolidamento di debiti da breve a medio-lungo termine e frazionamento di livelli di

garanzia.

In relazione alla crisi economica ed alla problematica di accesso al credito da parte delle PMI, in

data 30 luglio 2009 la Regione del Veneto ha sottoscritto con i rappresentanti di vari enti finanziari

un protocollo d’Intesa che, tra le varie misure, prevede: l’agevolazioni per lo “smobilizzo” dei

crediti vantati dalle imprese verso la P.A., l’attivazione di un fondo di 1 milione di euro a copertura

di operazioni di anticipazione a favore delle imprese della Cassa Integrazione Guadagni

Straordinaria, la sospensione temporanea del pagamento delle rate di finanziamenti non agevolati a

fronte di investimenti in beni strumentali nei confronti del sistema bancario con contestuali

anticipazioni di quote interessi. La Regione, il 22 settembre 2009 ha approvato la Delibera 2754

“Piano straordinario di interventi finanziari regionali anticrisi. Misura numero 1 – Introduzione di

maggiore liquidità di cassa. Recepimento delle disposizioni in materia di patto di stabilità interno, e

la Delibera 2758 “Piano straordinario di interventi finanziari regionali anticrisi. Misura numero 2 –

Cessione pro soluto dei crediti per forniture, servizi e appalti. Tale indirizzo è stato rafforzato, sotto

il profilo di un approccio più strutturale anche attraverso ingenti stanziamenti previsti da tre azioni

del POR 2007-2013 – parte FERS - relative alla linea di intervento “Ingegneria finanziaria” dalla

quale sono scaturiti un bando per la costituzione e la gestione di fondi rischi, un bando per

l’aggiudicazione del servizio inerente la costituzione e gestione di un Fondo di rotazione per il

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finanziamento agevolato degli investimenti innovativi delle PMI, un bando per l’aggiudicazione del

servizio inerente la costituzione e la gestione di un Fondo di capitale di rischio volto a rispondere

alle esigenze finanziarie delle PMI consentendo l’acquisizione di partecipazioni minoritarie e

temporanee al capitale di rischio delle imprese beneficiarie con elevato potenziale di crescita che

non hanno sufficiente accesso al mercato dei capitali nelle fasi iniziali del ciclo di vita o di

innovazione.

Attraverso l'approvazione del Pacchetto misure anticrisi la Regione Lombardia concentrerà i

propri sforzi nell’implementazione di ulteriori misure anticrisi, includendo fra gli altri intervent i

straordinari rivolti alle imprese (oltre 1 miliardo di stanziamenti nel 2009), ai lavoratori e alle

famiglie per favorire in tempi rapidi la ripresa economica, salvaguardando il capitale umano e la

qualità della vita dei cittadini lombardi.

Un'ulteriore finalità perseguita da Regioni e Province autonome mira a sviluppare un ambiente

favorevole all'imprenditorialità, al fine di agevolare la creazione di PMI, in particolare attraverso la

creazione di reti di imprese e lo scambio di esperienze, nonché di qualificare e rafforzare la

competitività del sistema produttivo regionale al fine di attrarre iniziative produttive esogene e di

offrire al sistema locale livelli di infrastrutturazione produttiva più elevati e quindi più elevate

economie esterne, e di concorrere con successo sui mercati internazionali e nazionali nel contesto di

un mercato globale sempre più aggressivo.

In tale ottica, le Regioni e le Province autonome hanno messo a punto svariati interventi che

includono il sostegno alle PMI per l’acquisizione di servizi avanzati per migliorare le funzioni

aziendali strategiche, ivi compreso il rispetto dei principi di sostenibilità ambientale, il sostegno alle

PMI per l’acquisizione di servizi di assistenza e consulenza di alta gamma, sotto il profilo

gestionale e tecnologico, interventi di marketing strategico per individuare le condizioni di

attrazione di aziende e investimenti, e la promozione dell’accesso alle TIC attraverso il sostegno

all’introduzione e all’utilizzo delle nuove tecnologie delle informazioni da parte delle PMI e

attraverso il sostegno alla copertura del territorio con la banda larga e con nuove tecnologie

dell’informazione e della comunicazione.

POLITICHE DELLA RICERCA

Le azioni regionali incentrate allo sviluppo della ricerca e al rafforzamento del potenziale

d’innovazione si articolano in due direttrici di intervento: la prima, volta alla creazione e al

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potenziamento dei legami tra il sistema produttivo e il mondo della ricerca - istituzioni universitarie

e centri di eccellenza - la seconda, volta alla promozione dell’innovazione e della ricerca

industriale, del trasferimento tecnologico, dello sviluppo precompetitivo, in grado di generare

ricadute positive sui sistemi economici regionali. In questo quadro la Regione Toscana interviene

per coniugare tradizione, innovazione, eccellenza e sostenibilità in un quadro di rete ‘aperta’ alle

relazioni con l’Europa e il mondo attraverso un oculato impiego della cultura, dell’organizzazione e

delle tecnologie abilitanti. Gli interventi spaziano dalla sanità all’ambiente, dallo sviluppo

economico al trasferimento tecnologico, all’agricoltura, trovando un posto centrale nel Piano

regionale di sviluppo e nel Piano generale di indirizzo integrato.

Facendo proprie le tematiche della strategia di Lisbona, che vedono la ricerca motore dell’Europa

della conoscenza, le Regioni e Province autonome, in collaborazione con Università e centri di

ricerca, formulano politiche di ricerca e sviluppo, finalizzate a mettere in rete e valorizzare le

esperienze realizzate, incrementare nuove collaborazioni, facilitare l'acquisizione delle competenze

necessarie da parte degli imprenditori e del loro personale, fare incontrare la domanda di

innovazione delle imprese con l'offerta, mettere in circolazione i risultati scientifici raggiunti, creare

e rafforzare poli tecnologici e reti di imprese.

Nell’ambito delle azioni realizzate, si evidenzia in particolare la creazione del portale

sull’innovazione (www.marcheinnovazione.it) predisposto dalla Regione Marche con l’obiettivo

principale di fare da snodo nella raccolta e diffusione di informazioni sui principali aspetti

dell’attività di ricerca e innovazione, e l'inserimento messo in atto dalla Regione Emilia-Romagna

di 700 Temporary manager per l’innovazione, che vengono affiancati alle imprese locali per seguire

progetti di innovazione e di riorganizzazione ed internazionalizzazione, unitamente all' attivazione

di Programmi regionali di sostegno agli investimenti, rivolti all’innovazione tecnologica nelle PMI,

all’innovazione energetica delle PMI ed alla ricerca, finanziati con 200 milioni di euro, e del

Programma straordinario di investimenti per ricerca e sperimentazione nel settore agricolo. La

Regione Lombardia, attraverso svariate modalità e partenariati, ha attivato numerose azioni a

sostegno delle eccellenze attraverso la promozione di centri di ricerca avanzata nei settori di punta

dell’economia lombarda, si citano fra i tanti la costituzione del Centro per la Ricerca Biomedica, il

Centro per la Nanomedicina, e la sottoscrizione dell' accordo “Regione Lombardia – National

Institution of Health”. Particolarmente significativo è l'incremento del numero di Laboratori e

Centri di Ricerca accreditati presso il MIUR registrato dalla Regione del Veneto nel 2009,

passando da 119 unità a 123; è altresì interessante sottolineare che, considerata l’importanza che le

quattro Università venete ed il CNR Area di Ricerca di Padova assumono nella realtà veneta, la

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Regione ha ritenuto di cofinanziare la promozione, la realizzazione ed il potenziamento di

infrastrutture di ricerca appartenenti a tali soggetti beneficiari.

Le Regioni e Province autonome indirizzano una grande attenzione alle politiche volte a favorire

l'adeguamento delle condizioni di competitività delle principali filiere regionali attraverso

l’integrazione dei programmi cofinanziati dall’Unione Europea per il periodo 2007-2013 e in un

quadro progettuale organico destinato a promuovere e sostenere la realizzazione di investimenti

coerenti, coordinati ed integrati.

La continuazione della logica distrettuale e delle aggregazioni in poli di innovazione viene infatti

attuata, sia con il rafforzamento delle tipologie di produzione storiche (es. tessuti, mobili), sia con lo

sviluppo di settori più recenti (design, aerospazio, biotecnologie). Si citano ad esempio le iniziative

della Provincia Autonoma di Trento con il Distretto Tecnologico operante nel settore tematico

“Energia e Ambiente”, della Regione del Veneto che con il 2009 conta ben 44 unità fra Distretti e

Metadistretti, della Regione Lazio, la quale si è orientata allo sviluppo dei Distretti tecnologici di

Aerospazio, Bioscienze e Cultura, e della Regione Lombardia che, partendo dai quattro distretti

tecnologici riconosciuti dal Ministero della ricerca nel 2004 delle Biotecnologie, ICT, Nuovi

materiali e dell’Agroalimentare (riconosciuto nel 2006) ha dato preferenza al sostegno alla

"domanda" di ricerca, identificando i problemi prioritari da risolvere prioritariamente nella salute,

l'energia e l'ambiente, il food e il sistema manifatturiero, attraverso l'emanazione di un insieme di

bandi destinati al sostegno di progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, e accordi

istituzionali per la realizzazione di programmi di ricerca e sviluppo. La Regione Toscana ha

sviluppato un Distretto integrato regionale, che si propone di favorire politiche innovative in stretto

collegamento con il quadro nazionale ed europeo delle politiche industriali, valorizzando le radici

locali attraverso interventi selettivi e concentrati, ponendo grande attenzione alle politiche di filiera,

sostenendo i sistemi produttivi locali ad elevata specializzazione settoriale, migliorando l’attrazione

degli investimenti, la crescita dimensionale e tecnologica delle imprese.

Oltre a ciò, elemento degno di particolare attenzione è la creazione del Metadistretto dell'industria

aerospaziale, un insieme di strutture produttive e di servizi che unisce gli intenti delle Regioni

Campania, Lombardia, Piemonte e Puglia insieme a MISE e MIUR. L'impegno assunto mira a

sviluppare le più idonee forme di coordinamento del sostegno allo sviluppo industriale, alla ricerca

scientifica e all’innovazione tecnologica rivolte al comparto aerospaziale nei rispettivi territori

regionali che hanno una consistente tradizione nel settore.

Intesi come strumenti di coordinamento sinergico tra i diversi attori del processo innovativo -

raggruppamenti di imprese indipendenti (start-up innovatrici, piccole, medie e grandi imprese)

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nonché organismi di ricerca - incentrati su ambiti settoriali specifici, i Poli di innovazione sono stati

favoriti in modo particolare dalla Regione Piemonte (Agroalimentare, Biotecnologie e

Biomedicale, Chimica sostenibile, Nuovi Materiali, Creatività digitale e multimedialità,

Architettura sostenibile e idrogeno, Energie rinnovabili e biocombustibili, Impiantistica, sistemi e

componentistica per le energie rinnovabili, Energie rinnovabili e Mini hydro, Information &

Communication Technology, Meccatronica e sistemi avanzati di produzione, Tessile, Piccole e

medie imprese della distribuzione commerciale), e dalla Regione Umbria (Meccanica avanzata,

Meccatronica, Micro e nanotecnologie e Materiali speciali metallurgici).

Analogamente, in alcune Regioni e Province autonome, sono state potenziate alcune Piattaforme

Innovative - progetti strategici su tematiche di interesse regionale o sovra regionale - concepite

come un insieme integrato, coordinato e organico di azioni di ricerca industriale e di sviluppo

sperimentale. Ne sono un esempio la Regione Piemonte con le piattaforme Biotecnologia,

Agroalimentare e Infomobilità, e la Regione Valle d'Aosta con le piattaforme Tecnologie per il

monitoraggio e la sicurezza del territorio, Energie rinnovabili e risparmio energetico, Tecnologie

per la salvaguardia ambientale e il ripristino di ecosistemi e Elettronica - Microelettronica -

Microrobotica – Meccatronica. La Regione Toscana ha realizzato tali attività nel Piano regionale di

azione ambientale 2007-10 articolato in quattro aree di azione prioritaria (cambiamenti climatici,

natura, biodiversità e difesa del suolo, ambiente e salute, uso sostenibile delle risorse naturali e

gestione dei rifiuti) all’interno delle quali sono individuati gli obiettivi prioritari da raggiungere.

Il perseguimento degli obiettivi e la realizzazione degli interventi sopraesposti, sono stati attuati

dalle Regioni e Province autonome, mettendo a disposizione sia ingenti risorse proprie, anche

attraverso l'approvazione di specifici Piani Strategici Regionali per la Ricerca, lo Sviluppo

tecnologico e l’Innovazione, come per il caso della Regione del Veneto che ne ha dato attuazione

nel dicembre 2008, sia i fondi comunitari 2007-2013.

Per quanto attiene al FAS, seppur molti PAR siano stati approvati dal CIPE, si è ancora in attesa del

decreto che determina l'impegnabilità delle risorse, pertanto, in alcuni casi, si è già provveduto ad

anticipare risorse proprie regionali al fine di consentire l'avvio degli interventi ritenuti essere più

urgenti, privilegiando quelli in grado svolgere un’importante funzione anticiclica al fine di evitare

alcune delle conseguenze della pesante crisi finanziaria sull’economia reale.

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INFRASTRUTTURE

Le Regioni e Province autonome nel loro insieme, attraverso politiche di indirizzo e programmi

operativi si sono indirizzate verso il potenziamento e la riqualificazione dell'esistente dotazione

infrastrutturale del territorio e dei servizi connessi, a servizio del sistema produttivo e del cittadino,

come fattore condizionante per uno sviluppo territoriale equilibrato e sostenibile e come elemento

strategico per il miglioramento della competitività del proprio sistema.

La programmazione e dell'attuazione della politica regionale unitaria consente alle Regioni e

Province autonome del Centro-Nord di includere all'interno dei loro PAR piccoli interventi nel

settore dei trasporti che, per quanto siano urgenti non sono ammissibili dal FESR per l'obiettivo

"Competitività regionale e occupazione", contrariamente a quanto previsto per l'obiettivo

"Convergenza".

Più precisamente, con gli interventi previsti negli Assi attribuiti dal POR FESR e, in alternativa o in

aggiunta, dal PAR, nell'attuale periodo di programmazione si punta al potenziamento della direttrice

autostradale e ferroviaria attraverso la costruzione, l’ampliamento, l'ammodernamento,

l'adeguamento e il completamento di tratte nuove o esistenti.

Per quanto concerne il sistema autostradale, si segnalano gli interventi previsti dalla Regione

Piemonte che, insieme ad Anas ha costituito la società concessionaria mista, CAP – Concessioni

Autostradali Piemontesi S.p.A. - avente il compito di progettare e realizzare le opere di

completamento della rete autostradale in Piemonte. Sono già state individuate cinque infrastrutture,

con particolare riferimento al collegamento Biella-A4 e Biella A26, e alla tangenziale est di Torino,

di cui inizialmente si procederà con la progettazione dello studio di fattibilità per poi proseguire con

la ricerca del promotore finanziario per la loro realizzazione.

Per quanto attiene invece al sistema ferroviario, si riportano il caso della Regione Valle d'Aosta

che, con un Accordo di programma quadro interregionale, stipulato con la Regione Piemonte

nell'aprile 2008, ha finanziato ulteriori interventi di miglioramento della linea ferroviaria della tratta

Aosta/Ivrea e ha previsto ulteriori interventi che riguardano sia la linea ferroviaria Aosta/Chivasso,

sia la linea ferroviaria Aosta/Pré-Saint-Didier, già avviati attraverso precedenti APQ, al fine di

migliorare i collegamenti verso il Piemonte; e il caso della Regione Umbria che, in attuazione del

Disegno Strategico Territoriale ha in corso il potenziamento di tre linee ferroviarie: Orte-Falconara;

Folignoerontola; Ferrovia Centrale Umbra, attraverso la sottoscrizione di due Accordi di

Programma Quadro.

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Particolare attenzione va data all'iter per la liberalizzazione del trasporto ferroviario piemontese,

mediante la quale la Regione Piemonte mira ad introdurre maggiore concorrenza sul mercato per

ottenere una migliore qualità del servizio, con particolare attenzione al servizio ferroviario per i

pendolari. Tale procedura, affidata ad una Società di Committenza Regionale, sarà attivata, a partire

dal mese di settembre 2009, per lotti e per gare successive, quali il lotto metropolitano, "Piemonte

nord-orientale", "Piemonte sud-occidentale", "Piemonte sud-orientale", "servizio interpolare"

(collegamenti tra i capoluoghi di provincia).

Obiettivo prefissato da molte Regioni e Province autonome è quello di dare impulso alla crescita ed

allo sviluppo del territorio, valorizzare il sistema imprese e, in particolare, il settore del trasporto e

della logistica, che rappresenta un fattore di sviluppo strategico per la nostra economia, attraverso la

realizzazione di

infrastrutture funzionali alla crescita della competitività del settore, ne sono un esempio i

considerevoli impegni messi in atto dalla Regione Abruzzo, la quale nel Programma Regionale di

Sviluppo ha dato grande rilievo alla propria rete intermodale quale principale strumento di

ammodernamento del sistema trasportistico regionale, e dalla Regione Umbria che prevede

interventi nel Porto di Ancona volti ad assicurare un servizio di carico e scarico efficiente ed

economico, al fine di potenziare il trasporto combinato delle merci; la realizzazione di tre

piattaforme logistiche collocate nelle aree di Città di Castello, Terni e Foligno; e interventi

all’Interporto di Jesi, nodo centrale dei flussi della dorsale orientale della penisola e particolarmente

favorevole ad uno scambio ferrovia-strada. Quest'ultimo intervento, avviato per il tramite di un atto

amministrativo regionale, è destinato a svolgere un ruolo strategico nel quadro delle reti di trasporto

nazionale ed internazionale.

Obiettivo operativo comune a molte Regioni e Province autonome è quello di promuovere la

mobilità sostenibile attraverso la realizzazione di progetti di trasporto pubblico locale puliti e

sostenibili nelle principali aree urbane, intendendo favorire l’adozione di sistemi pubblici di

trasporto ecocompatibili in grado di incidere sulla riduzione dell’inquinamento atmosferico,

acustico e dei consumi energetici. Si portano ad esempio i casi della Regione Umbria, la quale nel

Comune di Perugia ha realizzato un sistema di mobilità sostenibile (trasporto elettrico a fune

denominato “Minimetrò”) innovativo nel contesto europeo; e quello della Regione Piemonte la

quale, in attuazione delle normative di settore del trasporto pubblico locale di livello europeo,

nazionale e regionale, ha creato le condizioni affinché le Province possano procedere

nell'affidamento del servizio di autotrasporto pubblico locale su gomma, dando così inizio ad una

nuova gestione delle linee di trasporto pubblico, con l’obiettivo di tutelare gli interessi dei cittadini

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e di promuovere la qualità del servizio, avendo cura di salvaguardare gli interessi dei lavoratori del

settore trasporti.

Al fine di rispondere alle esigenze di mobilità dei cittadini e per eliminare i disservizi ferroviari, si è

costituita una nuova società la Spa Trenitalia - LeNORD che si impegnerà ad effettuare nuovi

investimenti per ammodernamento e sicurezza del parco rotabile, a realizzare una gestione integrata

delle reti ferroviarie di Rfi e di Ferrovie Nord, e a proseguire nella realizzazione di tutte le opere

infrastrutturali, in particolare relative al nodo di Milano. Per la creazione di nuovi servizi o per il

potenziamento di quelli esistenti, Regione Lombardia investe 40 milioni di euro in più di fondi

propri nel biennio 2009/2010, a cui si aggiungono i 267 milioni già destinati quest'anno alle

Ferrovie dello Stato e ai 76,9 milioni destinati a LeNORD.

GREENING

Il contesto comunitario ha rappresentato un riferimento importante nell’evoluzione delle politiche

regionali e provinciali per lo sviluppo sostenibile, e delle relative azioni condotte in coerenza con

gli obiettivi quantitativi fissati dall’Unione Europea in tema di sostenibilità ambientale, sicurezza

degli approvvigionamenti energetici, affidabilità della catena produttiva e distributiva dell’energia.

Alla luce degli obiettivi e delle sfide contenute nel Protocollo di Kyoto, sono numerose le Regioni e

Province autonome che hanno adeguato la propria normativa in materia energetica, in particolare

mediante l'approvazione di leggi di settore e l'attuazione di Piani energetici e ambientali. Si tratta

perlopiù di interventi mirati a ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera, incrementare il

risparmio energetico e la produzione di energia pulita per promuovere il miglioramento

dell'efficienza energetica, ridurre l'impatto complessivo del settore energetico sull'ambiente e

favorire la diversificazione delle fonti energetiche attraverso l’incremento della quota di energia

prodotta da fonti rinnovabili.

Molte sono state le azioni intraprese ai fini della sostenibilità ambientale, portiamo ad esempio il

caso della Regione Toscana la quale nel giugno 2008 ha approvato Piano di risanamento e

mantenimento della qualità dell’aria 2008-2010 (PRRM) e quello della Regione Umbria la quale,

nel rispetto della disciplina comunitaria in materia di aiuti per la tutela dell’ambiente (2008/C

82/01), ha cominciato a sostenere l’introduzione nelle PMI di eco-innovazione, tecnologie e

processi produttivi a basso impatto ambientale nelle componenti aria, acqua, suolo, finalizzate a

migliorare in modo significativo la tutela e la sostenibilità ambientale, riducendo sia le ricadute

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ambientali connesse ai processi produttivi, sia l’inquinamento o altri effetti negativi sull’utilizzo

delle risorse.

Un ulteriore obiettivo preposto nella maggior parte dei contesti regionali consiste nel favorire una

migliore competitività delle imprese, anche in ambito internazionale, attraverso la promozione della

ricerca di base ed applicata nel settore delle energie pulite, l’innovazione tecnologica e

l’integrazione delle strutture energetiche con il territorio. Esemplare è l'intervento previsto dalla

Regione Umbria che, all'interno del POR FESR 2007-2013, prevede la costituzione di poli

energetici anche mediante il sostegno ad attività di animazione e ricerca a ciò finalizzate. A tale

esempio si aggiungono la Regione Piemonte, che ha investito nei poli di innovazione Architettura

sostenibile e idrogeno, Energie rinnovabili e biocombustibili, Impiantistica, sistemi e

componentistica per le energie rinnovabili, Energie rinnovabili e Mini hydro, e la Regione Valle

d'Aosta che ha promosso le piattaforme Tecnologie per il monitoraggio e la sicurezza del territorio,

Energie rinnovabili e risparmio energetico, Tecnologie per la salvaguardia ambientale e il ripristino

di ecosistemi.

Alcuni interventi regionali infine sono stati indirizzati ad incoraggiare il risparmio energetico nei

contesti urbani ed industriali grazie ad un supporto attivo alla promozione di comportamenti e

buone pratiche nell’ambito del risparmio energetico sia nel settore pubblico che nei sistemi

produttivi regionali. Si portano a dimostrazione la Regione Piemonte con la legge sulle

“Disposizioni in materia di rendimento energetico dell’edilizia” e la previsione all'interno del POR

FESR di interventi di efficienza energetica negli edifici pubblici, fra i quali si cita il settore

ospedaliero e universitario, e il patrimonio post-olimpico, la Provincia autonoma di Trento e le

Regioni Marche e Molise che, sempre attraverso il POR FESR, finanziano interventi relativi al

risparmio energetico nell'edilizia mediante la diffusione di nuove tecnologie eco-efficienti, nonché

la promozione all’utilizzo di bio-materiali particolarmente nell’ambito della bioedilizia. Di

significativo rilievo è l'azione della Regione del Veneto, la quale, con la L.R. 9 marzo 2007, n. 4

“Iniziative ed interventi regionali a favore dell’edilizia sostenibile”, promuove la diffusione dei

principi e delle tecniche della sostenibilità energetico ambientale.

Alla realizzazione di tali obiettivi concorrono i Piani energetici ambientali messi in atto da gran

parte delle Regioni e Province autonome, ed altri strumenti finanziati con fondi regionali, nazionali

ed europei, in particolare, i POR FESR 2007-2013 i quali dedicano al loro interno interi assi alla

promozione dello sviluppo sostenibile, con specifiche linee di intervento indirizzate allo

sfruttamento delle fonti di energia rinnovabili e alla promozione dell’efficienza energetica. Si porta

ad esempio il caso della Regione Piemonte, la quale attraverso un investimento iniziale di 140 M€

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(la dotazione complessiva dell’Asse “Sostenibilità ed efficienza energetica” del FESR ammonta a

270 M€), prevede si possa generare un volano economico di oltre 700 M€, e quello della Regione

Valle d'Aosta che ha previsto con il POR FESR la realizzazione di una centrale termica

cogenerativa e per il recupero di calore da processo industriale a servizio della città di Aosta, inoltre

ha identificato nell'istituzione del Centro di osservazione avanzato sulle energie di flusso e

sull’energia di rete della Regione Valle d’Aosta lo strumento per la realizzazione di attività di

monitoraggio e studi specialistici, di iniziative di informazione, divulgazione e animazione nel

campo dell’efficienza energetica, di consulenze per l’effettuazione di studi di fattibilità e per la

realizzazione di progetti pilota in materia energetico-ambientale, e infine di attività finalizzate a

migliorare le prestazioni energetiche degli edifici.

MIGLIORE QUALITÀ DELL’ISTRUZIONE E RIFORME SCUOLA, APPRENDIMENTO

PERMANENTE

Attuazione del Titolo V nel sistema dell’Istruzione

Tema di centrale importanza e di grande complessità quello dell’attuazione del Titolo V, trasversale

a tutte le tematiche inerenti il sistema di istruzione e formazione professionale. Regioni e Province

autonome hanno condiviso una proposta per l'intesa tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome

avente ad oggetto le finalità e modalità di attuazione del Titolo V della Costituzione, per quanto

attiene alla materia istruzione e la parallela sperimentazione di interventi condivisi tra Stato e

Regioni per la migliore allocazione delle risorse umane, strumentali ed economiche al fine di

elevare la qualità del servizio. Tale proposta, formalizzata in Conferenza delle Regioni, per poter

prevedere l’avvio del complesso iter attuativo, attende l’approvazione in sede di Conferenza

Unificata.

Art. 64 L. 133/2008: Riorganizzazione del sistema scolastico

Le Regioni e Province autonome hanno seguito, in Coordinamento tecnico e in IX Commissione,

l’intero percorso di attuazione, tuttora in corso, delle disposizioni contenute nell’art. 64 della L.

133/2008, che ha messo in moto un complesso processo di riorganizzazione dell’intero sistema

scolastico, che è andato a intrecciarsi con la riforma, non ancora compiuta, introdotta dalla legge

53/2003. Si è trattato di un percorso denso di contrasti istituzionali, che in alcuni casi sono sfociati

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in un contenzioso davanti alla Corte Costituzionale, in quanto alcune Regioni e Province autonome

ravvisavano provvedimenti lesivi di esclusive competenze regionali.

I provvedimenti, al momento in fasi diverse di approvazione, che coinvolgono direttamente

competenze di Regioni e Province autonome, riguardano la scuola dell’infanzia e il primo ciclo di

istruzione, la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse

umane della scuola, la determinazione degli organici del personale ATA, la valutazione degli

studenti, la ridefinizione dell'assetto organizzativo didattico dei Centri d'istruzione per gli adulti, il

riordino degli istituti professionali, degli istituti tecnici e dei licei.

Edilizia scolastica

Il 28 gennaio 2009 è stata siglata, in Conferenza Unificata, l’intesa recante “Indirizzi per prevenire

e fronteggiare eventuali situazioni di rischio connessi alla vulnerabilità di elementi anche non

strutturali degli edifici scolastici”, con l’obiettivo di porre in essere una rilevazione, a livello

nazionale, volta ad individuare le potenziali situazioni di rischio connesse alla vulnerabilità di

elementi non strutturali presenti negli edifici scolastici di ogni ordine e grado.

Le Amministrazioni regionali hanno provveduto ad attivare e coordinare, come previsto dall’intesa,

dei “gruppi di lavoro”, per procedere alla costituzione delle squadre tecniche miste che stanno

effettuando le rilevazioni all’interno degli edifici scolastici di ogni ordine e grado.

Molti i problemi che Regioni e Province autonome stanno incontrando nel raggiungimento degli

obiettivi dell’Intesa, che rimanda comunque ad un grande sforzo organizzativo da realizzare

peraltro in tempi assolutamente ristretti.

Lifelong learning: dalle Classi primavera ai percorsi di istruzione e formazione professionale

e all’Istruzione e Formazione Tecnica superiore, dall’apprendistato alla formazione continua

Regioni e Province autonome, nell’esercizio della proprio competenza in tema di programmazione

dell’offerta formativa nel complesso e, più nello specifico, in tema di istruzione e formazione

professionale, hanno proseguito ed ampliato progressivamente la predisposizione e organizzazione

di percorsi formativi rivolti ad una fascia di popolazione sempre più ampia. Basti pensare

all’esperienza delle classi primavera, rivolte ai bambini tra i 24 e i 36 mesi, scaturite da un accordo

siglato con il MIUR e con il Ministero delle Politiche Sociali due anni fa e che hanno visto un

graduale potenziamento dell’offerta attraverso lo stanziamento di risorse proprie.

Analogamente, con riferimento ai percorsi integrati di istruzione e formazione professionale in

attuazione del diritto-dovere, nati sperimentalmente nel 2003 ed entrati a regime lo scorso anno.

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Regioni e P.A. hanno risposto ad una richiesta sempre più forte da parte dell’utenza (anno

formativo 2008-2009: circa 130.000 allievi) di accedere ai percorsi integrati, con un impegno su un

duplice versante: da un lato, oltre alle risorse ministeriali, hanno incrementato le risorse proprie,

dall’altro hanno proseguito nel confronto istituzionale finalizzato a garantire agli allievi la

spendibilità nazionale dei titoli in uscita, con la individuazione di figure di riferimento descritte per

competenze attraverso standard minimi nazionali.

La riorganizzazione del sistema di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore è stata al centro

della riflessione regionale e del confronto con il MIUR e il MISE.

Punto cardine del nuovo sistema è la previsione di due canali diversificati di istruzione e

formazione tecnica superiore: da un lato la prosecuzione dell’esperienza dei percorsi IFTS, ridefiniti

nella loro organizzazione, dall’altra l’istituzione, per ora ancora in via sperimentale, degli ITS

(Istituti tecnici superiori), fondazioni di partecipazione finalizzate a programmare ed erogare

percorsi biennali che si pongono in continuità con gli istituti tecnici e professionali. L’offerta

formativa dei due canali si configura in maniera diversa: legata alle esigenze del mercato del lavoro

territoriale, quella degli IFTS, legata a priorità individuate a livello nazionale (Industria 2015),

quella degli ITS.

Quanto alla formazione in apprendistato e alla formazione continua, i cui sistemi base non sono

stati oggetto nel corso del 2009 di analoga trasformazione e/o riforma così come nell’intero sistema

educativo, Regioni e Province autonome. all’interno dei propri territori hanno proseguito nella

predisposizione di un’offerta formativa, sempre più caratterizzata dalla necessità di integrazione con

gli altri soggetti che si muovono sullo stesso terreno, in particolare con i Fondi Paritetici

Interprofessionali.

Certificazione delle Competenze

Trasversale ai sistemi di istruzione/formazione professionale e lavoro, il tema della costruzione del

sistema nazionale di certificazione delle competenze ha mantenuto nel 2009 una centralità nelle

politiche regionali, sia a livello nazionale, attraverso l’avvio del nuovo Progetto Interregionale

“Verso un sistema nazionale di certificazione delle competenze”, per la programmazione 2007-

2013, che intende dare prosecuzione ai piani di attivazione già seguiti nella precedente

programmazione e, più in generale, di intervenire comunque in tutte le attività legate al tema degli

standard, sia nei singoli territori, attraverso la definizione di Repertori e sistemi regionali di

certificazione.

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro

Le Regioni e le Province autonome hanno proseguito nel 2009 la loro attività di predisposizione

delle condizioni necessarie alla messa a sistema degli interventi formativi in tema di salute e

sicurezza sui luoghi di lavoro, tenendo conto del quadro normativo, assai complesso, attualmente in

vigore, che il Testo Unico sulla Sicurezza ha provveduto a unificare.

Intervengono infatti sulla tematica della salute e sicurezza:

- il d.lgs. 195/2003, relativo alla realizzazione di percorsi formativi rivolti agli Addetti ai

Servizi di Salute e Sicurezza (ASPP) e ai Responsabili dei Servizi di Prevenzione e

Protezione (RSPP);

- la l. 123/07 art. 4 comma 4, relativa alla sperimentazione di progetti in ambito scolastico e

nei percorsi di formazione professionale;

- il d.lgs. 81/08 Art. 11 comma 7, che ha come obiettivo la promozione della cultura e delle

azioni di prevenzione;

- il d.lgs. 81/08 Art. 34, relativo alla formazione e aggiornamento per il datore di lavoro che

intende svolgere i compiti di Responsabile dei Servizi di Prevenzione e Protezione;

- il d.lgs. 81/08 Art. 37 che definisce la durata, i contenuti minimi e le modalità della

formazione dei lavoratori.

All’interno di tale cornice Regioni e Province autonome si sono attivate sia sul versante della

predisposizione dell’offerta formativa sui territori, sia sul versante della definizione dei

provvedimenti di attuazione dei disposti legislativi.

FLEXICURITY E MISURE PER IL MERCATO DEL LAVORO

In continuità con le priorità in materia di lavoro già condivise negli anni precedenti, è

proseguito l’impegno delle amministrazioni regionali sul versante degli interventi finalizzati a

coniugare sicurezza e flessibilità nel mercato del lavoro, in particolare operando su un duplice

canale:

- da un lato, con interventi finalizzati a migliorare l’occupabilità delle persone e la qualità del

lavoro. In questo ambito, è continuata l’attività di rafforzamento delle competenze

professionali dei lavoratori, le iniziative di stabilizzazione occupazionale e promozione della

regolarità del lavoro, l’attivazione nell’ambito del sistema regionale dei servizi per il lavoro

di interventi specialistici per l’area del lavoro flessibile, nonché la creazione di un sistema di

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tutele attraverso un’integrazione delle politiche attive con le misure di welfare. A tal

proposito, si segnala l’impegno congiunto tra le Regioni e il Ministero del Lavoro per

l’attivazione di programmi di intervento rivolti alla riqualificazione professionale ed al

reinserimento dei collaboratori a progetto, in attuazione delle disposizioni già contenute

nella precedente legge finanziaria;

- dall’altro lato, attraverso attività volte alla conservazione dell’occupazione, ove possibile,

nonché alla tutela del reddito dei lavoratori coinvolti nei processi di crisi aziendale. In

particolare, alla luce della difficile situazione economica ed a seguito delle disposizioni

introdotte dalla legge 2/2009, è stato sottoscritto un Accordo in data 12 febbraio 2009 tra lo

Stato e le Regioni per il ricorso agli ammortizzatori sociali in deroga, coniugati a percorsi di

politica attiva, a favore di quei soggetti non coperti dagli strumenti di sostegno del reddito

previsti dalla legislazione ordinaria, ovvero che hanno esaurito i periodi di ricorso

all’integrazione salariale. Con l’Accordo, inoltre, è stata individuata, d’intesa con le autorità

comunitarie, una modalità di utilizzo combinato delle risorse nazionali e FSE, al fine di

assicurare un’integrazione tra le forme di tutela del reddito e le misure di rafforzamento

delle competenze dei lavoratori e lavoratrici coinvolti, in una logica flessibile e

personalizzata. Ai fini della attuazione dell’operazione, tutte le Regioni e Province

Autonome hanno stipulato accordi con il Governo per la quantificazione delle risorse

destinate agli ammortizzatori sociali in deroga per l’annualità 2009. Parallelamente, tutte le

amministrazioni hanno concluso intese territoriali con le parti sociali, individuando settori,

beneficiari, criteri e modalità per la gestione degli interventi, in collegamento con le

politiche attive; inoltre, sono state stipulate convenzioni territoriali con l’INPS volte a

regolare la gestione dei flussi finanziari e informativi. Infine, nelle Regioni e Province

Autonome sono in corso di adozione i provvedimenti amministrativi volti ad organizzare gli

interventi di politica attiva, in raccordo con la rete territoriale dei servizi per il lavoro e la

formazione. Si è così messo a punto un progetto integrato, dove al mantenimento dei livelli

occupazionali e di standard minimi di reddito si accompagna una vasta azione tesa a

migliorare le competenze e quindi l’occupabilità dei lavoratori, rendendo più fluidi e

praticabili i processi di ricollocazione o di riconversione.

regioni_strategia_lisbona_011009.pdf