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Regioni.it

n. 4337 - martedì 19 luglio 2022

Sommario
- Fondi Ue: al via accordo di partenariato 2021-2027
- Armao: bene accordo di partenariato, oltre 75 mld all’Italia, ora attivare anche risorse nazionali FSC
- 30 anni fa la strage di via d'Amelio
- Transizione digitale: al Tecnopolo di Bologna il Centro nazionale di supercalcolo
- Cirio su fauna selvatica: come Conferenza delle Regioni abbiamo chiesto a gran voce al Governo una presa di posizione
- Presentato a Roma il “Calendario comparato Ebraico Cristiano Islamico”

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30 anni fa la strage di via d'Amelio

Le dichiarazioni dei Presidenti delle Regioni

(Regioni.it 4337 - 19/07/2022) "Oggi ricordiamo Paolo Borsellino e i 5 agenti della sua scorta, barbaramente uccisi il 19 luglio 1992. A 30 anni dalla strage di Via D'Amelio la lotta contro tutte le mafie è viva e reale, anche grazie al sacrificio di questi servitori dello Stato. Il Paese rende omaggio ai suoi eroi". Lo scrive su Twitter Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria.
"Nell'impegno di ogni giorno contro tutte le mafie e per la legalità noi non dimentichiamo"". Sono le parole che il presidente della regione Lazio ed esponente del Pd, Nicola Zingaretti, affida a Facebook per ricordare il giudicee la sua scorta uccisi in via d'Amelio.
"Una strage mafiosa che, al pari di quella di Giovanni Falcone, ha segnato la storia del nostro Paese", scrive in un post su Facebook il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. "Vittime di quello che ieri come oggi non esito a definire un cancro da estirpare con tutte le nostre forze - sottolinea il Presidente della Lombardia -. Un mostro che senza scrupoli e in spregio a ogni forma di legalità va combattuto ogni giorno. Sempre e comunque, soprattutto nel nome e nel ricordo indelebile di Borsellino e Falcone".
"Il sacrificio dei giudici Falcone, Borsellino e delle forze dell'ordine resta un esempio di coraggio e abnegazione per tutti noi. Un faro, nel contrasto alla mafia, che nessuno potrà mai spegnere", scrive su Facebook il presidente della Liguria, Giovanni Toti.
"Ricordare Paolo Borsellino, 30 anni dopo la sua tragica morte, è un forte dovere personale, istituzionale e morale. È anche un impegno affinché quella stagione delle stragi mafiose contro i giudici, le forze dell'ordine, lo Stato, non torni mai più". Lo ha dichiarato il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi. "Il sacrificio di Borsellino - ha aggiunto - non è stato inutile perché il suo impegno totale contro la mafia, pagato con il prezzo più alto della propria vita, è servito ad infliggere colpi molto duri al mondo della criminalità organizzata e a liberare i cittadini, le imprese, le istituzioni locali, il mondo associativo civile, dalla cappa oppressiva e del terrore, delle minacce, delle estorsioni, degli attentati".
"Quel giorno, il 19 luglio del 1992, l'Italia non ha perso solo un grande magistrato, ma un uomo libero, un simbolo della legalità e della lotta alla criminalità organizzata che ha pagato con la vita la propria fedeltà allo Stato. Insieme al suo ricordo oggi abbiamo il dovere di tenere vivo quello, a noi particolarmente caro, di Emanuela, figlia della nostra Terra eroicamente e incolpevolmente caduta in quello stesso giorno e in quello stesso istante". Così il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, nel commosso ricordo della figura del giudice Borsellino, ucciso nell'attentato di stampo terroristico-mafioso ad opera di Cosa nostra, e della sua scorta. "Sono certo che il sacrificio di Emanuela e degli uomini della scorta non sia stato vano e anzi abbia contribuito a rafforzare sempre più il sentimento collettivo di riconoscenza nei confronti delle Forze dell'ordine che quotidianamente si impegnano per tenere alto il senso di giustizia nel nostro Paese- ha proseguito Solinas-. La lezione di Paolo Borsellino e il coraggio della sua scorta devono rimanere vivi perché non può esserci libertà laddove cresce il seme del compromesso morale, dell'illegalità, della corruzione, dell'indifferenza. Sono passati trent'anni ma la ferita rimane aperta. Oggi più che mai- ha concluso- abbiamo il dovere di onorare la memoria di un grande magistrato, protagonista con Giovanni Falcone e altri valorosi magistrati, di una lotta tenace, rigorosa, incisiva contro la criminalità organizzata e, in particolare, contro la mafia".
"E' nostro dovere ricordare i loro nomi e omaggiare il loro esempio e il piu' alto sacrificio nell'adempimento del servizio alla comunita', nell'impegno per l'affermazione della legalita', e' il nostro dovere". L'ha dichiarato il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli. "In questa giornata rivolgo il mio pensiero a tutte le vittime della criminalita' organizzata e ai loro famigliari, in nome dei quali deve continuare ogni giorno l'impegno per una societa' piu' giusta, costruita sui valori fondanti della democrazia e libera da ogni tipo di criminalita'".
"Sono tante le iniziative promosse nella nostra regione nel trentennale delle stragi del 1992 di Via D’Amelio e di Capaci per ricordare la testimonianza di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti delle loro scorte", sottolinea in un post il Presidente della Puglia, Michele Emiliano. "Fare memoria della loro storia - aggiunge - è un esercizio doveroso e utile, perché alimenta la responsabilità civile e genera ancora oggi un impegno costante e diffuso a favore dei valori della legalità, della giustizia e della solidarietà".
 "L'antimafia si può fare in due modi. Parlando sempre di mafia in maniera strumentale oppure parlando sempre di mafia in termini propositivi. In Sicilia abbiamo una fabbrica importante, quella dell'antimafia strumentale, che non conosce
crisi, sforna prodotti più o meno discutibili. Sono sempre stato diffidente nei confronti di chi da mattina a sera si batte il
pugno al petto parlando di antimafia". Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, a Palermo nel corso del suo intervento a "Parlate di mafia", convegno organizzato da FdI nel trentennale della strage di via d'Amelio. "Sono personaggi pericolosi - - ha aggiunto il Presidente siciliano - perché non si limitano a parlare di antimafia, fanno la lista dei buoni e dei cattivi, si ergono a esseri dotati di superiorità genetica, fanno gli antimafiosi per mestiere. Si auto accreditano una sorta di passaporto che consente loro di superare le criticità della vita. Per molti dei professionisti dell'antimafia questa parabola si è conclusa sulle pagine della cronaca giudiziaria.
Per il ì il presidente della Regione Molise, Donato Toma "Uno degli insegnamenti più significativi che Paolo Borsellino ci ha lasciato in eredità è che per combattere la mafia occorra un "movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà" e si opponga al "puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità." A distanza di trent'anni da quel 19 luglio del 1992, quando il magistrato e gli agenti della scorta rimasero uccisi nell'attentato di via d'Amelio a Palermo, cinquantasei giorni dopo la strage di Capaci, dobbiamo chiederci quanto delle sue esortazioni, tese a debellare il male della mafia, abbia avuto riscontro nella realtà e quanto sia caduto nel vuoto".
Le 16.58 del 19 luglio di trent’anni fa sono icordate anche in un post del Presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che citando le vittime di quella strage su Facebook scrive "Onore alla loro memoria. Il vostro sacrificio non sarà dimenticato, mai".
"Ricordiamo il loro sacrificio, insieme a quello di Giovanni Falcone e di tanti eroi civili del nostro Paese che si sono battuti per il riscatto della nostra terra" scrive in post su facebook il Presiudente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. "Un esempio per tutte le giovani generazioni. Onoriamo ogni giorno la loro memoria rispettando le istituzioni, tutelando la legalità e lo Stato".
 


( red / 19.07.22 )
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