N. 615 - 02 Novembre 2005
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Sommario | |||||||||||||||||||||||||||||||
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(regioni “abbiamo chiarito con nettezza al governo – ha aggiunto Errani - che deve risponderci sulla copettura del Fondo sociale 2005'' e ''il premier ci ha chiesto qualche giorno per Regioni ed Enti locali hanno fatto presente che per la copertura al finanziamento del fondo per le politiche sociali (mancherebbero all'appello circa 500 milioni) si potrebbe attingere al fondo per la famiglia (1 miliardo) le cui misure non sono state ancora decise. Lo ha riferito il Presidente della Conferenza delle Regioni “Abbiamo spiegato al presidente del Consiglio – ha detto ancora Errani - che non e' possibile per il Governo non rispettare gli impegni presi sul fondo sociale: significherebbe mettere in discussione le relazioni tra le istituzioni della Repubblica. Il Governo deve rispondere”. Comunque il presidente del Consiglio, Silvioì Berlusconi, “si e' impegnato personalmente” ad operare per dare copertura alla seconda tranche del fondo nazionale per le politiche sociali del 2005 che ammonta a oltre 500 milioni di euro. “Si tratta di un impegno sostanziale ma anche dell'ennesimo rinvio - ha spiegato Fabio Sturani, vicepresidente dell'Anci e sindaco di Ancona - lo prendiamo sia come un segnale positivo, sia come un impegno a portare avanti anche nella definizione della finanziaria per il 2006 le proposte che il sistema delle autonomie locali hanno presentato al governo”. “Credo che la parola sia importante per tutti noi, a maggior ragione per il Presidente del Consiglio”, ha commentato Dunque ancora qualche giorno, forse una settimana di attesa, per sapere se arriveranno nelle casse di Regioni ed Enti locali i 500 milioni di euro che mancano all'appello per il Fondo sociale 2005. Si e' concluso così con un altro rinvio il faccia a faccia governo-Enti locali - il secondo in due giorni - dedicato a trovare le risorse per finanziare un capitolo di spesa socialmente sensibile e politicamente impegnativo per gli amministratori locali. Il premier vuole approfondire ulteriormente (red/02.11.05) |
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(regioni.it) Federalismo monco. La devolution senza federalismo fiscale non ha braccia né gambe. La devolution ''che l'Italia sta perseguendo e' monca perche' si prevede una devolution dei compiti senza pero' una devolution in termini di federalismo fiscale che e' essenziale affinche' tutto cio' venga fatto in un quadro di responsabilita'''. Ad affermarlo, nel corso della presentazione del rapporto del Fmi, e' il capo delegazione Alessandro Leipold. Oggi c’è stata anche la presentazione della terza assemblea degli enti locali, dedicata al 'Federalismo municipale solidale' (5 e 6 novembre) e organizzata dalla rete del Nuovo Municipio, a cui ha partecipato anche il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, l'assessore regionale alla Cittadinanza attiva, Guglielmo Minvervini, e il sindaco di Bari, Michele Emiliano. ''Dobbiamo progettare un futuro in cui non c'e' un principe, un governatore, una tecnostruttura che decidono tutto in solitudine; le istituzioni devono perdere potere, i cittadini devono acquistarlo''. E' l'idea di federalismo che il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, intende portare avanti. ''Nel dibattito italiano - ha detto Vendola - il federalismo e' diventato una cosa differente dalle esperienze storiche che nel mondo si sono fatte in proposito. Era il tema per portare a unita' diverse entita' territoriali e quindi nasceva come un processo di aggregazione; nel dibattito italiano la coniugazione fra federalismo e devolution ha presentato il tutto come un processo di disgregazione, come un fatto di disunione, e ha posto l'enfasi sull'entita' regionale, quasi come un'entita' statuale''. Per il presidente della Regione Puglia, ''nella storia reale dell'Italia, mentre le Regioni sono nate recentissimamente come figlie di convenzioni politico-amministrative, le citta', i Municipi, da mille anni a questa parte, sono state il tessuto plurale della identita' piu' profonda; se c'e' un dato storico e geografico con cui si possa identificare l'italianita' (ammesso che si possa parlare di italianita') e' l'italianita' delle 100 citta', cioe' della rete del municipalismo''. ''Come Regione Puglia - ha detto ancora Vendola - abbiamo dentro il nostro percorso l'obiettivo che la prossima programmazione strategica per i fondi comunitari, cioe' tutte le risorse che arriveranno in Puglia, sia un grande processo partecipativo di tutte le associazioni, i movimenti dei cittadini e delle comunita' che costruiscono con noi le scelte della Puglia che verra'''. Per questo obiettivo, la Regione intende dotarsi di strumenti informatici, televisivi, tecnologici ''per poter comunicare in tempi reali - ha concluso - non solo comunicare noi ai cittadini tutte le informazioni di cui hanno bisogno, ma i cittadini comunicare a noi tutte le esperienze, le criticita', i problemi che vivono direttamente sulla loro pelle''. (red/02.11.05) | ||||||||||||||||||||||||||||||
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(regioni.it) “In Sardegna ci sono 500.000 seconde case, non abbiamo una stima precisa, ma questo e' l'ordine di grandezza. Se dobbiamo bastare a noi stessi ed essere capaci di costruire il nostro futuro, io mi chiedo: queste persone che abitano le seconde case, dove pagano i redditi? Ci siamo fatti fregare spesso". Nell'ultimo servizio, registrato in Sardegna, in scaletta ieri a tarda sera nella trasmissione di Raitre "Ballarò" (on line l’intervento di Tremonti in trasmissione), il presidente della Regione sarda Renato Soru ha ventilato la possibilità di tassare coloro che, residenti fuori dalla Sardegna, possiedono seconde case nell'isola (fra i quali il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi) dove trascorrono pochi mesi l'anno. "Andremo a controllarle tutte, distinguendo fra case rurali e case civili, di lusso e non", ha detto Soru, che aveva preannunciato l'intenzione la scorsa settimana in un'intervista a "La Repubblica" sul tema delle entrate, "Le case di lusso pagheranno le tasse di conseguenza". | ||||||||||||||||||||||||||||||
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(regioni Il piccolo comune di Lamon (Belluno) vuole passare al Trentino Alto Adige? Bene, allora perche' non pensare che tutto il Veneto passi al Trentino? E’ questo il primo commento il presidente della Regione Veneto Il presidente del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, non ha voluto commentare la provocazione del presidente del Veneto, ma ha detto di capire ''il momento di scoramento'' di Galan, Illy si e' soffermato sul tema piu' generale del federalismo. ''Le regioni a Statuto speciale esistono, a parte la particolarita' delle due Isole - ha detto - perché sui loro territori erano e sono presenti consistenti minoranze linguistiche. Per consentire una adeguata tutela a queste minoranze e una adeguata convivenza sono state istituite le specialità. Va poi precisato - ha aggiunto Illy - che a fronte di maggiori risorse corrispondono, nel caso nostro, certamente maggiori oneri. Per esempio la Sanità, per noi, e' tutta a carico della regione. Illy ha poi precisato che ''la riforma attuale dello Stato in senso federale non cambia nulla per le cinque regioni speciali, la specialita' di queste Regioni viene confermata. Sarebbe invece piu' utile l' impegno politico di Galan - ha detto Illy - e su questo tema avrebbe il sostegno anche di tutte le regioni autonome, nel cercare di avere piu' competenze da parte dello Stato. L' attuale riforma federale strombazzata ai quattro venti - ha concluso il presidente del Friuli Venezia Giulia - di competenze in piu' alle regioni ordinarie ne da' pochissime''. ''Mi piace la proposta del collega Galan perche' cosi' potro' diventare il presidente della Regione Trentino-Alto Adige-Veneto...''. Ha risposto cosi' il Presidente altoatesino Luis Durnwalder. “Accogliamo tutti volentieri, il comune di Lamon come anche l'intero Veneto'', ha detto Durnwalder, definendo ''una provocazione'' le affermazioni di Galan. ''Scherzi a parte - ha aggiunto Durnwalder - i cittadini di Lamon come anche quelli degli altri comuni veneti che vorrebbero passare da noi probabilmente si sentono poco considerati dalla loro Regione che punta soprattutto sui grossi centri mentre noi prestiamo molta attenzione anche alla periferia''. “Il Trentino Alto Adige - ha spiegato - non intende allargare il suo territorio, non sollecitera' ma non frenerà nemmeno processi come quelli a Lamon. E i comuni che dovessero superare tutto l'iter burocratico sarebbero bene accetti''. A Galan Durnwalder ha inoltre ricordato che ''la tutela delle minoranze linguistiche fa parte della costituzione. Se il Trentino Alto Adige riceve dallo stato il 90% delle proprie risorse fiscali, la Sicilia ad esempio riceve il 100%, soltanto che noi abbiamo un'economia che funziona e la piena occupazione e per questo disponiamo di piu' mezzi''. Ma dopo lo spoglio Galan incalza. “Nessuno creda che si tratti di uno scherzo: la mia maggioranza chiederà in Consiglio Regionale un voto per il passaggio del Veneto al Trentino Alto Adige”, ribadendo la sua provocatoria proposta dopo il referendum con il quale il comune bellunese di Lamon sta sentendo il parere dei suoi residenti sul passaggio amministrativo al Trentino Alto Adige. “Cosi' come accade quando si tratta di cose rivoluzionarie - prosegue Galan - il ricorso a parole e a concetti nuovi e' quasi indispensabile''. ''Quindi - spiega - non so se chiamarla l'annessione del Veneto al Trentino Alto Adige, comunque so che si tratta di questo: uno svantaggio mostruoso, un'ingiustizia insopportabile subita dai cittadini del Veneto rispetto a chi vive e lavora in Trentino Alto Adige''. ''Desidero essere piu' chiaro: chi vive e lavora nel Veneto - insiste Galan - paga le tasse come qualunque altro cittadino che vive e lavora tra Bolzano e Trento, ma di tutto cio' non ne ricava beneficio alcuno o quasi”. Quindi Galan esemplifica: ''le Province autonome di Trento e Bolzano nei loro bilanci 2003 hanno fatto registrare entrate quasi pari a quelle del Veneto, ma con una popolazione pari ad un quinto. In tal modo Trento e' in grado di garantire per ogni cittadino una spesa di oltre 11.500 euro e Bolzano di 9.950 euro mentre il Veneto non arriva a 2.500 euro pro-capite .In taluni casi specifici, si possono avere differenze di trattamento ancor più significative. Un medico primario di Bolzano può arrivare a guadagnare cento milioni di vecchie lire in più all'anno rispetto ad un suo collega veneto, mentre un insegnante in provincia di Trento percepisce un 30% in piu' rispetto a chi insegna nella nostra regione”. E proseguendo nel confronto sulle differenti risorse disponibili tra Veneto e Trentino A.A, Galan ricorda, sempre nel campo dell'istruzione, che le province autonome possono intervenire in maniera sensibile nel diritto allo studio, ''sostenendo gli studenti universitari con borse di studio o nell'abbattimento del costo dei trasporti pubblici''.''In ogni caso - conclude Galan - i nostri svantaggi sono tali e tanti che per il momento preferisco finirla qui, ma certamente sono questioni su cui ritorneremo nei prossimi giorni''. (red/02.11.05) | ||||||||||||||||||||||||||||||
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(regioni "La necessità di garantire un adeguamento contrattuale ai medici - afferma E ancora: "La situazione complessiva del fabbisogno finanziario del Servizio Sanitario Nazionale - aggiunge Colozzi - è complessa e ben nota alle Regioni. Rappresenta una preoccupazione condivisa da diverse Istituzioni, non ultima la Corte dei Conti. Tuttavia, per gli obblighi finanziari derivanti dalla sottoscrizione del Contratto, è stata data indicazione a Regioni e Aziende Sanitarie di contabilizzare le risorse necessarie". Il Comitato di Settore, dunque, rassicurando la Corte dei Conti circa la copertura degli oneri finanziari del rinnovo contrattuale, ha dato il via libera alla sottoscrizione definitiva dell'intesa raggiunta il 21 luglio scorso da ARAN e Organizzazioni Sindacali. (red\02.11.05) | ||||||||||||||||||||||||||||||
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(Regioni Il programma prevede nel corso della mattinata gli interventi del Vicepresidente della Conferenza delle Regioni, La prima tavola rotonda (ore 10.00, moderata da Enrico Brivio, giornalista de Il Sole 24 ore) – che avrà come chairmen Francesco Bettoni (Presidente di Unioncamere Lombardia) e Francesco Pigliaru (Assessore Regione Sardegna) - ha come argomento “La strategia di Lisbona e il processo di crescita e occupazione” e vedrà protagonisti: Ernst Erik Ehnmark (speaker e relatore del Rapporto sulla strategia di Lisbona e lo sviluppo sostenibile, nonché membro svedese del Comitato europeo economico e sociale), Bruno Molinari (Direttore genrale dell’Emilia-Romagna), Geert de Proost (Direttore generale della Regione capitale di Bruxelles), Elisa Roller (analista politico dela Direzione Generale per la politica regionale della Commissione Europea). La seconda tavola rotonda (ore 11.30, moderata da Barbara Roffi, giornalista di Reuters Italia) – che avrà come chairmen I lavori della mattinata saranno chiusi dalle relazioni di Luca Mantellassi (Vicepresidente dell’Unione delle camere di commercio e industria europee) e di Lodovico Sonego (Assessore della Regione Friuli Venezia Giulia). Nel pomeriggio (h.15.00) si svolgerà la terza tavola rotonda della manifestazione (moderata da (red/02.11.05) | ||||||||||||||||||||||||||||||
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