N. 641 - 14 Dicembre 2005
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(regioni.it) Si allunga l’elenco delle Regioni che chiedono il referendum sullla lege costituzionale recentemente approvata dal parlamemnto e che introduce la cosiddetta devolution. il presidente del Consiglio regionale dell’Umbria Mauro Tippolotti, a presentare alla Corte di cassazione, a nome dell' Umbria, la richiesta ufficiale di indire il referendum sulla riforma della seconda parte della Costituzione. Lo ha indicato l' assemblea con una votazione a scrutinio segreto, dopo che la stessa, con 17 favorevoli e sette contrari, aveva approvato la mozione di maggioranza. L' opposizione, pur condividendo - sia pure per ragioni opposte - la necessità di ricorrere al referendum non ha condiviso la scelta di delegare il presidente dell' assemblea, per ragioni di opportunità politica legate al suo ruolo di garante di tutte le forze presenti in Consiglio. Il dibattito - riferisce una nota della Regione - ha avuto origine da tre distinti documenti con i quali, la Giunta, i capigruppo della maggioranza e quelli della Casa delle liberta' - con motivazioni diverse - hanno chiesto al Consiglio regionale di sottoporre al referendum popolare la legge costituzionale ''Modifiche alla parte seconda della Costituzione'', pubblicata nella Gazzetta ufficiale del 18 novembre 2005. Nel documento della Giunta si fa riferimento ad ''elementi di rilevante criticita'; confusione; vistosi accentramenti di competenze''. Concetti analoghi sono espressi nel testo della maggioranza: ''rottura della solidarieta' fra le diverse regioni; rivisitazione del nostro modello di regionalismo; sovrapposizioni di competenze''. Diverse le considerazioni della Casa delle liberta' che parla di ''mera propaganda politica delle opposizioni; riforma costituzionale fortemente innovativa; esigenza di mettere il popolo italiano nelle condizioni di capire e conoscere''. Anche Il consiglio regionale dell'Emilia-Romagna ha approvato all'unanimita' la richiesta di indire il referendum sulla riforma costituzionale che prevede tra l'altro la 'devolution'. I due schieramenti si sono pero' opposti presentando diversi documenti politici, uno firmato da tutta l'Unione e l'altro dall'intera Cdl: la prima ''ritiene inaccettabile la riforma costituzionale varata dal centro-destra, contestandone sia il metodo che il merito''; la seconda ''esprime pieno apprezzamento e sostanziale condivisione per la riforma approvata dalle Camere'' e per questo sollecita il referendum, che e' di tipo confermativo. Con Emilia-Romagna e Umbria sono 9 le Regioni che portano a compimento in aula l'iter di richiesta del referendum costituzionale, dopo Sardegna, Lazio, Lombardia, Val d'Aosta, Calabria, Toscana e Campania. Per promuovere il referendum confermativo sulle leggi costituzionali è sufficiente la richiesta di cinque Consigli regionali. Per il Presidente dell’Emilia-Romagna, (red/14.12.05) |
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(regioni.it) Il decreto legislativo di delega “non si limita a coordinare, riordinare o integrare la normativa ambientale, ma stravolge il sistema attuale e mina le fondamenta su cui poggia l'impianto normativo vigente, senza peraltro fornire gli elementi per l'organizzazione, coerente con il quadro costituzionale e aderente ai principi comunitari''. In una conferenza stampa, Regioni, Province, Comuni e associazioni ambientaliste hanno spiegato che la bozza di decreto legislativo presenta “evidenti profili di incostituzionalità perché va oltre i limiti imposti dal Parlamento al Governo con la legge di delegazione 308 del 2004 e perché stravolge l'assetto della competenze legislative e amministrative definite nella Costituzione''. Secondo Diego Tommasi, assessore all'Ambiente della Regione Calabria, e coordinatore della Commissione ambiente della Conferenza delle Regioni, la proposta ''contrasta fortemente anche con le direttive comuinitarie e gli orientamenti della Corte di Giustizia'' On line: Documento approvato dalla Conferenza delle regioni il 24 novembre 2005 ; allegato tecnico elaborato dalla Commissione Ambiente; nota per i giornalisti in occasione della conferenza stampa del 14 dicembre 2005. E’ dunque un duro atto d'accusa quello contenuto nel documento messo a punto da Regioni e autonomie locali, e condiviso dal mondo dell'ambientalismo, con il quale viene bocciato il decreto delegato del ministro Matteoli. Diversi i punti di contestazione al decreto. Esso ''rompe'' l'accordo firmato il 4 ottobre 2001 tra il ministro Matteoli, le Regioni e gli Enti locali con il quale veniva concordato un lavoro comune nell'elaborazione del decreto medesimo; vede riaffiorare una tendenza neocentralista e produce una sovrapposizione di competenze con conseguente appesantimento burocratico; si moltiplicano i processi decisionali e di controllo con il conseguente aumento di incertezza degli operatori pubblici e privati. A queste contestazioni di principio e di metodo, il documento collettivo di Regioni, autonomie e ambientalisti aggiunge considerazioni e critiche su aspetti specifici del decreto. Ad esempio, in materia di difesa del suolo, tutela delle acque e gestione delle risorse idriche al decreto viene rimproverato di prevedere una normativa ''puntuale e di dettaglio di esclusiva emanazione statale'' con cio' comprimendo la sfera legislativa regionale. A cio' si aggiunge - secondo il documento - una revisione ''in senso centralistico'' dell'intera materia. A preoccupare Regioni e autonomie e' anche il ripristino di ''una logica di controllo governativo'' che Regioni ed Enti locali giudicano poi “fallimentare” la previsione di nuovi strumenti di pianificazione di derivazione comunitaria e del loro coordinamento con quelli gia' previsti dalle disposizioni vigenti. ''Il testo propone infatti 6 piani - si legge nel documento - di cui e' impossibile comprendere i reciproci rapporti''. Altro punto di critica riguarda le disposizioni che, secondo Regioni e autonomie, permettono ''un'ulteriore sanatoria di comportamenti abusivi concernenti l'uso delle acque pubbliche, con l'introduzione di una discutibile disparita' di trattamento tra i cittadini''. Viene poi giudicata ''allarmante'' la prevista ''adesione facoltativa'' alla gestione unica del servizio idrico integrato per i Comuni montani con popolazione fino a 1.000 abitanti. L’abbattimento della pianificazione regionale della gestione dei rifiuti è un altro capitolo di preoccupazione delle Regioni e delle autonomie. Il decreto legislativo, a loro giudizio, abbatte il sistema di pianificazione regionale e locale a favore di un sistema centralizzato di governo per quanto riguarda la gestione dei rifiuti. In particolare viene giudicato grave lo spostamento a fine 2006 dell'obiettivo del 35% di raccolta differenziata gia' fissato al 2003. Un'altra voce negativa e' la ridefinizione della raccolta differenziata che incrementa ''in maniera artificiosa le percentuali di raccolta differenziata raggiunte, inserendo un tipo di rifiuto finora mai conteggiato: la cosiddetta frazione organica umida separata dopo la raccolta''. Secondo Regioni ed Enti locali la previsione di questa definizione ''disincentiva la raccolta differenziata della frazione organica, l'unica per qualita' in grado di garantire la produzione di fertilizzanti''. Il decreto non trova d'accordo Regioni e autonomie neppure in materia di bonifiche, poiche' - secondo il documento - sposta l'attenzione dalla tutela dell'ambiente alla tutela dell'attivita' produttiva. Altra pecca trovata nel decreto e' ''l'erronea assimilazione delle discipline'' relative alla Valutazione Ambientale Strategica (Vas) su piani e programmi a quelle relative alla Valutazione di Impatti Ambientale su progetti di opere ed interventi (Via). La scelta prevista dal decreto di ridurre i termini per l'espletamento della procedura di Valutazione di impatto ambientale a 90 giorni contrasta con le leggi regionali vigenti che prevedono normalmente un termine di 150 giorni Per Fulco Pratesi, presidente del Wwf Italia, ha definito ''gravissimi'' gli effetti della legge delega in materia ambientale, sia sul piano istituzionale, cioe' delle procedure seguite, sia sul merito del decreto che si inserisce ''nelle controriforme che il governo si appresta a varare''. Intervenendo alla Conferenza delle Regioni e degli Enti locali sulla Legge delega, Pratesi ha detto di sperare che il Parlamento ''in un momento di orgoglio esprima un parere duro e negativo al testo elaborato dal governo, e vogliamo sperare - ha proseguito - che il governo receda da questa scelleratezza che rappresenta un attacco frontale senza precedenti ai principi del diritto ambientale ormai consolidati nel nostro ordinamento”. Pratesi ha annunciato che per lunedi' 19 dicembre il mondo scientifico, accademico e le forze politiche sono stati invitati a un'iniziativa di analisi e di denuncia ''degli effetti disastrosi sui vari capitoli della legge delega che attaccano l'ambiente''. A giudizio del presidente della sezione italiana del Wwf, le nuove disposizioni in materia ambientale ''stravolgono leggi lungamente dibattute in Parlamento, leggi che, anche se spesso colpevolmente disapplicate, hanno rappresentato un punto di equilibrio tra interessi di tutela e di sviluppo''. Con la legge delega ''si stravolgono principi costituzionali - ha proseguito Pratesi - si aumenta la distanza dall'Europa per la scientifica disapplicazione delle direttiva in materia di rifiuti, acqua, danno ambientale, Via''. Per queste ragioni, il Wwf, con altre associazioni, sta raccogliendo adesioni - ha annunciato Pratesi - su un appello rivolto a tutte le istituzioni ed in particolare al Capo dello Stato: appello che ha avuto un grande impulso dopo le firme della professoressa Rita Levi Montalcini e del prof. Salvatore Settis. Di fronte alle critiche di Regioni, Autonomie locali, associazioni ambientaliste, sindacati e mondo della piccola e media impresa, la risposta del Ministro Matteoli è stata “tiepida”. Sulla delega ambientale e' possibile ''qualche aggiustamento ma nessuno stravolgimento''. Il ministro nega anche che gli Enti locali non siano staticoinvolti nella stesura del documento. ''Questo non e' vero - ha detto ai giornalisti -. C'è una Conferenza Stato-Regioni e soprattutto c'è stato un lavoro durato ben quattro anni da parte del Parlamento nel corso del quale sono stati ascoltati e coinvolte categorie produttive, Regioni e Comuni''. Secondo il deputato di An, Tommaso Foti, membro della Commissione Ambiente della Camera e Relatore dello schema della legge delega ambientale, le critiche degli Enti Locali sembrano mosse soltanto da un evidente intento politico e strumentale piuttosto che da un'effettiva conoscenza e comprensione del testo in questione”. Il ministro non si è detto pero' chiuso a possibili miglioramenti. ''Qualche aggiustamento sarà possibile ma non si può andare oltre. Se ci sono proposte concrete le studieremo ma non sono possibili stravolgimenti”. (sm/14.12.05) | ||||||||||||||||||||||||||||||
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“'Siamo pronti a restituire allo Stato le deleghe sul trasporto ferroviario che ci sono state date 'per abbandono''': è questo un passaggio della lettera che gli assessori regionali ai trasporti della Regione Liguria e della Regione Piemonte hanno inviato stamani al presidente della Commissione Infrastrutture e Governo del Territorio della Conferenza delle Regioni. Nel documento si chiede un confronto 'straordinario' col governo. “La crisi delle nostre ferrovie riteniamo non sia ascrivibile all' attuale dirigenza interregionale (Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta) ma - prosegue la lettera - casomai ad un insieme di fattori su cui emerge in modo particolare l' assenza di strategie di investimento tanto sul materiale rotabile (Trenitalia) quanto sulle reti e sugli impianti (RFI) da parte dell'azionista di riferimento di Ferrovie dello Stato Spa”. Secondo i due assessori la ''finanziaria aggiunge su questo contesto non esaltante, la prospettive di ulteriori tagli e peggioramenti. E' evidente che senza un'inversione di rotta secca della politica nazionale in questo settore le nostre regioni rischiano di dover assistere impotenti al collasso dell'intero sistema''. “A questo prezzo - scrivono Merlo e Borioli - tanto vale restituire allo stato le deleghe che ci sono state date 'per abbandono'''.La lettera si conclude con una richiesta di un confronto straordinario con il governo. ''Crediamo che il tema, soprattutto se condiviso dagli altri territori regionali, meriti la richiesta di un confronto straordinario col governo in grado di restituire un programma pluriennale di investimenti e di dare certezze anche sulla proposta di emendamenti alla finanziaria che abbiamo licenziato alcune settimane fa, in modo di poter dare ai nostri cittadini risposte adeguate”. (red/14.12.05) | ||||||||||||||||||||||||||||||
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(regioni.it) La spesa degli enti locali nell'ultimo decennio, calcolata in proporzione al PIL, e' passata dal 5,64% del biennio 1996-98 al 6,05% del biennio 2002-2004. Al suo interno pero' solo la spesa in conto capitale - in particolare per gli investimenti - è effettivamente aumentata, mentre le spese correnti – specie quelle per il personale - risultano in flessione. Di conseguenza i tetti di spesa previsti dalla finanziaria, che nel 2006 saranno estesi anche agli investimenti, potrebbero avere effetti recessivi. Lo si legge nel Rapporto 2005 sulla ''Finanza locale in Italia'', curato dall'Isae (cfr. sintesi Isae)insieme all'Ires Piemonte ed all'Irpet della Regione Toscana. In particolare lo evidenzia una simulazione fatta sugli enti locali toscani in base all'atteso Patto di stabilita' per il 2006. Il rapporto segnala anche che l'espansione della spesa in investimenti (da (red/14.12.05) | ||||||||||||||||||||||||||||||
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(regioni.it) Nell'obiettivo di "ridefinire il nuovo modello di accumulazione e di crescita economica" in grado di rilanciare il Paese, Fassino ha indicato il turismo come uno dei settori "strategici" e quindi e' un “tema cruciale” nell'elaborazione programmatica del centrosinistra. Accanto alla riorganizzazione “sistemica” del comparto, il segretario diessino ha sottolineato altre due priorità. Innanzitutto una “seria politica infrastrutturale” per la quale occorre mettere in campo una "regia" per dare al Paese quella “ricettività” che ancora manca. Non a caso Fassino ha ricordato come l'Italia sia “l'unico dei grandi paesi turistici a non avere una grande catena nazionale”. In secondo luogo esiste “un gigantesco problema di formazione” che in questo settore non e' una variabile marginale marginale sul piano della competitività. E a dar man forte alle tesi fassiniane è stato tra gli altri il Presidente della Conferenza delle Regioni e Presidente dell'Emilia Romagna, (red/14.12.05) | ||||||||||||||||||||||||||||||
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(regioni.it) Si riporta il link al file audio della Conferenza Stampa tenutasi presso la Conferenza delle Regioni il 14 dicembre 2005 sul decreto legislativo in attuazione delle legge delega di riordino della normativa ambientale link al file audio (durata 57 minuti) . Relatori: Diego Tommasi (assessore ambiente regione Calabria), coordinatore Commissione Ambiente per la Conferenza delle Regioni, Dario Esposito (Assessore Ambiente Comune di Roma) in rappresentanza dell’Anci, Fulco Pratesi (Presidente Wwf) in rappresentanza della associazioni ambientaliste, Paola Agnello Modica (Cgil- ambiente) in rappresentanza delle organizzazioni sindacali, (red/14.12.05) | ||||||||||||||||||||||||||||||
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