[Comunicato stampa Giunta regionale Toscana]
Piombino, Rossi chiede a Patuanelli di favorire l'ingresso di Cassa depositi e prestiti nel capitale di JSW

giovedì 14 maggio 2020


Scritto da Tiziano Carradori, giovedì 14 maggio 2020

Il presidente fa appello all'articolo 30 del Decreto rilancio per una partecipazione pubblica di minoranza o altra soluzione come le modalità di interevento associate al “patrimonio destinato” per le imprese che superano i 50 milioni di fatturato. Rossi: “Giunto al termine del mio secondo mandato non sono disponibile ad assistere ad un declino del polo industriale di Piombino”. Un colpo di reni non è più procrastinabile.

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha inviato una lettera al ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, in cui gli chiede di adoperarsi per favorire l'ingresso della Cassa Depositi e Prestiti nel capitale sociale di JSW Steel Italy di Piombino.

Dopo aver richiamato la storia dell'arrivo del gruppo indiano a Piombino, sottolineando come siamo di fronte al secondo polo siderurgico italiano che dà oggi lavoro a 1.800 dipendenti diretti, che con altre imprese e l'indotto arrivano a circa 5.000 su una popolazione di 34.000 abitanti, e che da mesi sono in corso contatti ed incontri presso lo stesso Ministero per lo sviluppo economico, il presidente Rossi afferma che “la fase di una gestione “ordinaria” del rilancio siderurgico di Piombino non è più sufficiente, e si pone invece il tema di una scelta di interesse nazionale e di politica industriale”.

“In questa prospettiva – prosegue Rossi - sono a chiederle di valutare e favorire un ingresso
temporaneo della Cassa Depositi e Prestiti nel capitale sociale di JSW Steel Italy Piombino, ad esempio con una partecipazione di minoranza, o altra soluzione come le modalità di intervento associate al “patrimonio destinato”, di cui all’art. 30 del DL Rilancio, per imprese con oltre €50 milioni di fatturato”.

Dopo aver evidenziato come il gruppo indiano guidato da Sajjan Jindal, ha già investito 330 milioni di euro tra acquisizione, capitale circolante, investimenti iniziali e copertura di perdite dal 2018 ad oggi, mantenendo l’occupazione anche grazie agli ammortizzatori sociali, oggi alla crisi del mercato dell’acciaio si è aggiunta la pandemia con il rischio di reali problemi di liquidità, insufficienza nella domanda, costi fissi elevati (ad esempio per l'energia), e quindi una gestione aziendale che rischia di entrare in crisi ancor prima di arrivare alla fase degli investimenti.

Da qui, ricorda ancora il presidente Rossi, la richiesta di ordinativi incrementali da parte di RFI, con possibili quote di domanda riservate nelle gare pubbliche, come risulta avvenga anche in altri paesi europei, nonché un aiuto straordinario nell’accesso al credito e per garanzie sull’export (es. Sace).

“Aggiungo – ricorda Rossi - che il gruppo indiano JSW e la Cassa Depositi e Prestiti sono già stati partner nella gara sull’Ilva di Taranto e che, pertanto, mi risulterebbe che Mr. Jindal non sarebbe contrario ad una partnership pubblica temporanea al fine di strutturare i rapporti con il mondo finanziario ed avviare gli investimenti. In sostanza, abbiamo ancora la possibilità di prevenire anziché rincorrere l’involuzione di una crisi industriale e, a causa dell’emergenza covid-19, sappiamo ora di dover ragionare anche in termini di messa in sicurezza delle infrastrutture strategiche come il trasporto pubblico locale su ferro e la stessa alta velocità ferroviaria che, senza le rotaie da 108 metri prodotte a Piombino, dovrebbero per forza approvvigionarsi dall’estero mettendo in conto - per il futuro - anche blocchi nei flussi logistici, eventuali ulteriori dazi, guerre sui prezzi a scapito della qualità e sicurezza di un prodotto di interesse pubblico per la mobilità di persone e merci, tra l’altro ambientalmente sostenibile”.

Il presidente Rossi chiede quindi al ministro Patuanelli di “considerare una “soluzione straordinaria” su Piombino, dovuta alle “condizioni straordinarie” venutesi a creare con la pandemia, e per tempo”.

La lettera inviata al Mise si chiude quindi con una considerazione prima politica e poi personale: “Come Regione Toscana negli ultimi cinque anni abbiamo già investito a vario titolo qualcosa come 150 milioni di euro nell’area industriale complessa di Piombino, dapprima per l’ammodernamento del porto (anche grazie all’azione del Commissario ai lavori portuali che mi è stata affidata) e poi con altri investimenti infrastrutturali ed ambientalli ancora in divenire. Per tutto quanto sopra richiamato, certo di aver fatto tutto il possibile ed anche oltre alle ordinarie funzioni di
un Presidente di Regione, le dico francamente che – giunto al termine del mio secondo mandato in Toscana – non sono disponibile ad assistere ad un declino del polo industriale di Piombino. Mi auguro che anche lei, proprio perché sensibile ad altre situazioni siderurgiche, come ad esempio a Trieste, voglia assumere la guida di un colpo di reni politico-istituzionale, non più procrastinabile, per il bene di una forza lavoro ancora specializzata e motivata, di una comunità locale che non ha mai smesso di volere un rilancio industriale sostenibile, della Toscana, ma mi permetta anche dell’Italia, che non può permettersi di abbandonare un altro segmento produttivo che - una mano pubblica - può invece aiutare nella transizione”.

Quale caso quindi migliore, se non quello di Jsw, a cui associare la nuova opportunità del "patrimonio destinato" della Cassa Depositi e Prestiti introdotto dal Decreto Rilancio, o altra modalità, affiancando un investitore estero nel nostro Paese?

Il presidente Rossi si augura infine di poterne parlare di persona con lo stesso ministro Patuanelli