[Comunicato stampa Giunta regionale Emilia - Romagna]
Turismo. Concessioni balneari, piattaforma della Regione condivisa con le associazioni di categoria: le proposte dell’Emilia-Romagna per dare certezze a un settore chiave dell’economia regionale e nazionale. Bonaccini-Corsini: “Salvaguardare il valore delle imprese, degli investimenti realizzati e l’occupazione. Subito un tavolo di confronto col Governo per garantire nella riforma demaniale le peculiarità dei territori attraverso un’interlocuzione stretta con Regioni e Comuni”

sabato 8 gennaio 2022


 

Il documento, presentato ai Comuni costieri per le loro osservazioni, verrà portato al tavolo con l’Esecutivo nazionale sulla riforma dopo la sentenza del Consiglio di Stato che anticipa di 10 anni, al 31 dicembre 2023, la scadenza delle attuali concessioni. In Romagna, interessate oltre mille imprese balneari e circa 50mila lavoratori

Bologna - Giusto riconoscimento al valore aziendale dell’impresa, degli investimenti realizzati e alla professionalità degli operatori, anche a tutela del lavoro di decine di migliaia di persone.

È questo, in sintesi, il cuore del documento che la Regione Emilia-Romagna metterà sul tavolo del Governo per dare un contributo concreto alla riforma nazionale, già più volte chiesta dalla Regione stessa, con l’obiettivo di dare certezze al settore balneare in vista dell’applicazione della cosiddetta legge Bolkestein.

Un documento condiviso con le associazioni di categoria, e presentato ai Comuni costieri per le loro osservazioni, per una riforma sempre più urgente vista la recente sentenza del Consiglio di Stato che anticipa al 31 dicembre 2023 - 10 anni prima rispetto a quanto aveva stabilito la legge nazionale numero 145 del 2018 - la scadenza delle attuali concessioni. E, di conseguenza, l’eventuale predisposizione dei bandi di gara per nuove assegnazioni da parte delle amministrazioni comunali, qualora il Governo, il solo a poterlo fare, decidesse in tal senso.

Una sentenza che riguarda complessivamente 1.067 imprese balneari in regione, di cui 959 in Romagna: 427 in provincia di Rimini, 355 in quella di Ravenna e 177 in quella di Forlì-Cesena. Più altre 97 nel Ferrarese (dati Unioncamere aggiornati al settembre 2021).

Imprese per lo più a conduzione familiare - il 44,5% del panorama italiano - e che, sempre secondo dati Unioncamere, offrono lavoro nella nostra regione a circa 45-50mila persone, a cui va sommato tutto l’indotto.

“Bisogna agire, fare in fretta e bene- affermano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore regionale al Turismo, Andrea Corsini- fermo restando il fatto che non tocca alle Regioni decidere se devono essere fatte le gare per l’assegnazione delle concessioni. Una decisione, questa, che spetta esclusivamente al Governo. Dobbiamo evitare che il combinato disposto della Bolkestein e dei provvedimenti nazionali, giusti e necessari, adottati per contrastare l’epidemia, impediscano la ripresa di un settore che da anni è un pilastro dell’offerta turistica balneare italiana, un elemento di forte distintività e unicità nel panorama europeo, rischiando così di metterlo definitivamente in crisi. E parliamo di persone e famiglie che hanno il diritto di avere certezze sul loro futuro lavorativo, imprenditori che dopo l’estensione al 2033 delle concessioni balneari legiferata dal Governo avevano e hanno fatto investimenti importanti nelle proprie strutture, contribuendo ad aumentare la qualità della ricettività e la sostenibilità dei territori, anche per recuperare competitività dopo i lockdown necessari contro il Covid, con la convinzione di poterli ammortizzare in un congruo arco di tempo. Peraltro, un lavoro portato avanti parallelamente ai progetti di riqualificazione avviati dalle istituzioni locali”.

“A tutti loro dobbiamo risposte certe e serie- proseguono il presidente e l’assessore- che Il nostro impegno costante sarà quindi quello di mantenere un’interlocuzione stretta con il Governo perché parta da subito un confronto con le Regioni, i Comuni e le associazioni di categoria, con l’obiettivo di varare entro pochi mesi una riforma organica del Demanio, concordando con la Commissione Europea i principi fondamentali per evitare nuove procedure di infrazione o eventuali nuovi ricorsi. Il nostro orientamento è chiaro, occorre che prevalga un principio di ragionevolezza che metta sul piatto della bilancia svantaggi e benefici. Per questo abbiamo presentato ai sindaci dei Comuni costieri, che hanno già espresso un ampio consenso, e condiviso con le associazioni di categoria, una piattaforma di lavoro- chiudono Bonaccini e Corsini-, perché è necessario che le concessioni tengano conto delle diverse realtà territoriali per garantire la crescita e la competitività dell’industria turistica regionale, oltre agli elevati standard dei servizi balneari finora offerti sulla nostra Costa, conosciuti e apprezzati in Italia e all’estero. Al tavolo tecnico-politico che istituirà il Governo sarebbe auspicabile la presenza dei coordinatori delle commissioni regionali turismo e demanio”.

Le proposte

In particolare, il documento condiviso punta sul giusto riconoscimento del valore aziendale dell’impresa, degli investimenti realizzati e della professionalità degli operatori che hanno gestito finora il bene demaniale.

Elementi che dovranno essere considerati tra i criteri di valutazione dei nuovi bandi di gara, insieme agli standard qualitativi dei servizi e alla sostenibilità sociale e ambientale del piano degli investimenti. Con l’esclusione del rialzo del canone demaniale che non dovrà essere oggetto di gara ma rimanere predeterminato per legge dallo Stato.

Inoltre, si ritiene necessario che Regioni e Comuni possano concorrere nella definizione dei criteri dei bandi di gara con l’obiettivo di valorizzare il paesaggio e gli elementi identitari della fascia costiera attraverso la qualificazione dell’offerta turistico-balneare, tenendo conto delle peculiarità dei diversi territori.

Altri elementi dovranno riguardare la valutazione circa il numero massimo di concessioni da rilasciare a ogni operatore economico, in modo da garantire l’adeguata pluralità e differenziazione dell’offerta nell’ambito territoriale di riferimento, e la determinazione di limiti minimi e massimi di durata delle concessioni, anche per assicurare un congruo periodo al rientro degli investimenti. /BB