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News

Documento della Conferenza delle Regioni del 13 aprile

DEF 2022: prime valutazioni

 

(Regioni.it 4275 - 13/04/2022) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato il 13 aprile 2022 un documento relativo alle "prime valutazioni" sul DEF 2022. Il testo, già rappresentato in sede di audizione il 12 aprile (cfr. Regioni.it di ieri),  è stato inviato a Fabio Melilli (Presidente della Commissione V della Camera dei deputati), Daniele Pesco (Presidente della Commissione 5ª del Senato della Repubblica) e ad  Emanuela Corda (Presidente della Commissione Parlamentare per le questioni regional).
Il documento delle Regioni tocca diversi aspetti:numeri chiave e indicatori di finanza pubblica DEF 2022;Indebitamento e debito; Politica di bilancio della manovra 2022; Quadro programmatico; Collegati alla manovra 2023 – 2025; Orientamento europeo sulla politica fiscale; Investimenti: PNRR e FSC; Gli investimenti degli enti territoriali; Sanità; Equilibrio di bilancio per le amministrazioni territoriali; Le riforme istituzionali.
Per quanto riguarda il Quadro programmatico "Alla luce dell’abbassamento della previsione di indebitamento netto tendenziale al 5,1 per cento del PIL, il Governo - si legge nel documento - ha deciso di confermare l’obiettivo di rapporto tra deficit e PIL del DPB (5,6 per cento del PIL) e di utilizzare il risultante margine di 0,5 punti percentuali di PIL (circa 9,5 miliardi) per finanziare un nuovo provvedimento, da finalizzare nel mese di aprile. Il nuovo decreto-legge ripristinerà anzitutto i fondi di bilancio temporaneamente de-finanziati a parziale copertura del decreto-legge n. 17/2022, pari a 4,5 miliardi in termini di impatto sul conto della PA. I restanti cinque miliardi saranno destinati a quattro ordini di interventi:
- ulteriori interventi per contenere i prezzi dei carburanti e il costo dell’energia;
- l’aumento delle risorse necessarie a coprire l’incremento dei prezzi delle opere pubbliche;
- l’incremento dei fondi per le garanzie sul credito;
- ulteriori misure che si rendano necessarie per assistere i profughi ucraini e per alleviare l’impatto economico del conflitto in corso in Ucraina sulle aziende italiane.
Sono confermati gli obiettivi di indebitamento netto del 2023 e 2024 rivisti in chiave migliorativa nella NADEF e nel Documento Programmatico di Bilancio 2022 dell’anno scorso, ovvero 3,9 per cento del PIL nel 2023 e 3,3 per cento del PIL nel 2024. Per il 2025 il nuovo obiettivo di deficit è posto pari al 2,8 per cento del PIL. In base alle proiezioni di finanza pubblica a legislazione vigente illustrate in precedenza, ciò crea uno spazio per finanziare misure espansive pari allo 0,2 per cento del PIL nel 2023 e allo 0,1 per cento nel 2024 e nel 2025.
L’impatto sul PIL delle misure che saranno adottate in aprile è stimato pari a 0,2 punti percentuali di PIL nel 2022 e 0,1 nel 2023. Di conseguenza, il tasso di crescita del PIL previsto nel quadro programmatico è pari al 3,1 per cento nel 2022 e al 2,4 per cento nel 2023, mentre le previsioni di crescita per i due anni successivi rimangono invariate al primo decimale. Per il resto, le differenze fra scenario programmatico e tendenziale sono limitate giacché il differenziale di deficit è ampio quest’anno ma si riduce nel prossimo triennio fino ad annullarsi nel 2025.
La proiezione di finanza pubblica a legislazione vigente non comprende le cosiddette politiche invariate, che coprono una serie di spese cui si potrebbe dover dar corso nei prossimi anni in considerazione di impegni internazionali o fattori legislativi, dal rifinanziamento di missioni internazionali al finanziamento di futuri rinnovi contrattuali nella PA. Allo scopo di coprire adeguatamente tali esigenze, si opererà una revisione della spesa corrente che produca risparmi crescenti nel tempo senza pregiudicare l’erogazione di servizi pubblici e l’attuazione delle politiche sociali".
Le Regioni e le Province autonome - si legge nellòa prime valutazioni della Conferenza delle Regioni - vedono con preoccupazione l’aggravarsi della crisi energetica e la conseguenza ricaduta sulla crescita. I temi che il Governo intende affrontare con il DL in emanazione hanno riflessi anche sui bilanci regionali per quanto riguarda:
- l’assistenza ai profughi ucraini, per cui è necessaria la copertura integrale dei maggiori oneri sanitari e sociali;
- l’aumento dei costi per gli investimenti sia per quanto riguarda gli interventi del PNRR per i quali sono soggetti attuatori delle opere, che degli investimenti a carico dei bilanci regionali oltre a dover considerare incrementi dei cofinanziamenti dei programmi UE – FSC per maggiori costi;
- aumento delle spese correnti per i rincari energetici anche per gli enti strumentali regionali, le aziende ospedaliere e sanitarie, le aziende di trasporto pubblico locale.
Si auspica che alla chiusura dell’esercizio 2021 si possa ripetere la compensazione della riduzione dei ricavi tariffari per le aziende di trasporto pubblico locale ai fini di mantenere l’equilibrio economico-finanziario del settore.
D’altro canto, solo la “Relazione al Parlamento 2022 (ai sensi della legge 243/2012, art.6)” illustrativa del DEF 2022, tiene conto di queste preoccupazioni anticipando che le misure del prossimo provvedimento disporranno ulteriori interventi anche “per contenere l’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti, anche in favore degli Enti territoriali” e “per continuare a sostenere la risposta del sistema sanitario”.
Per quanto rigurada gli investimenti e nello specifico "PNRR e FSC":
"Le Regioni e Province autonome hanno espresso più volte la necessità di una leale collaborazione con il Governo per definire le priorità di utilizzo delle risorse del PNRR; le modalità di attuazione del Piano; la necessità di uno stretto coordinamento fra le istituzioni; una gestione coordinata delle risorse del PNRR con quelle della programmazione comunitaria 2021 – 2027 e degli altri fondi comunitari non riferiti alla emergenza sanitaria oltreché con le altre risorse previste per investimenti a legislazione vigente.
La Conferenza chiede di valutare l’ampliamento della portata finanziaria dell’articolo 23, comma 1 ter, del decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152, che ha previsto che le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione possano essere utilizzate, su richiesta delle Regioni interessate, ai fini del cofinanziamento regionale dei programmi cofinanziati dai fondi europei FESR e FSE plus della programmazione 2021-2027 per ridurre la percentuale di tale cofinanziamento regionale, incrementando l’utilizzo dell’FSC ed estendendone l’applicabilità ai programmi cofinanziati dai Fondi Europei e/o dal Fondo di rotazione di cui alla legge 16 aprile 1987, n. 183 relativi all’attuale ciclo di programmazione 2014-2020: questo in considerazione della persistente condizione di crisi economica aggravatasi dopo la pandemia anche dagli effetti della situazione di guerra in Ucraina e delle relative minori entrate tributarie per le Regioni necessarie per coprire il cofinanziamento regionale e mantenere al contempo gli equilibri di bilancio previsti dalla legge 243/2012".
Il documento evidenzia il rapporto FSN/PIL.
 
"In questo quadro non bisogna dimenticare che è previsto un contributo alla finanza pubblica dal 2023 al 2025 delle Regioni e Province autonome per 200 milioni annui e del Servizio Sanitario Nazionale a decorrere dal 2023 per 300 milioni previsti dalla legge di bilancio 2021 (L. 178/2020).
Inoltre, non sono stati ancora riassorbiti tutti i costi della gestione “pandemia covid” pur considerando gli interventi per la compensazione dei costi con i dl n. 146/2021, nn. 4 e 17/2022.
L’incremento del fabbisogno sanitario a cui concorre lo Stato è finalizzato a precise spese dalla legge di bilancio 2022 pertanto non vi sono ulteriori margini per gestire un equilibrio finanziario dei sistemi sanitari regionali già sotto stress per le spese connesse all’emergenza pandemica.


Tra i collegati alla manovra di bilancio 2023-2025, c’è anche il DDL “recante misure di attuazione del Patto per la salute 2019-2021 e per il potenziamento dell'assistenza territoriale”, non si può che rimarcare quanto già evidenziato lo scorso anno, riguardo al fatto che occorre considerare innanzitutto il periodo 2019 – 2024, inoltre, il “potenziamento dell'assistenza territoriale” deve essere adeguatamente sostenuto finanziariamente non solo per l’implementazione che può avvenire gradualmente ma anche sulla previsione pluriennale (la spesa preponderante è corrente e continuativa);
Non da ultimo si ricorda l’annosa questione degli “Indennizzi dovuti alle persone danneggiate da trasfusioni, somministrazioni di emoderivati o vaccinazioni”, per cui le Regioni chiedono il rifinanziamento del fondo (L. 178/2020, c. 821) che ha previsto un finanziamento per 50 milioni di euro per l’anno 2021 all’onere sostenuto dalle Regioni per l’esercizio della funzione di cui alla legge 25 febbraio 1992, n. 210, trasferita alle Regioni in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.112. Si ritiene che si possa individuare in via collaborativa un percorso per la composizione della situazione pregressa e per la definizione di un programma di finanziamento equilibrato".
Per quanto riguarda l'equilibrio di bilancio per le amministrazioni territoriali "Il fondo per l’esercizio delle funzioni delle Regioni e delle Province autonome di cui all’articolo 111, comma 1, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, ancorché utilizzabile nel biennio 2020 e 2021, già per l’esercizio 2020 è risultato - si sottlolinea nel documento della Conferenza delle Regioni - incapiente per alcune Regioni e, comunque, non sufficiente a coprire le minori entrate 2021, soprattutto a fronte del crollo degli accertamenti derivanti dall’attività di controllo.
I rendiconti 2020 approvati, nella maggior parte dei casi parificati dalla Corte dei conti, evidenziano importanti scostamenti di entrata per alcune Regioni che ovviamente hanno precluso, dovendo rispettare gli equilibri di bilancio, politiche di intervento e misure anticicliche a favore delle famiglie e delle imprese.
Anche le previsioni di entrata 2022 non raggiungeranno i livelli pre- pandemia".
Infine "Si ricorda che le Regioni sono l’unico comparto per cui è prevista la restituzione delle somme per la compensazione delle minori entrate 2020 da attività di accertamento (evasione fiscale)".



( red / 13.04.22 )




Def 2022: Caparini (Regioni), preoccupazione per costi energia e sanità - Armao: considerare condizione di insularità

martedì 12 aprile 2022
Roma, 12 aprile 2022 (comunicato stampa) Preoccupazione per il sottofinanziamento del comparto Regioni, la necessità della copertura degli oneri sanitari e sociali, di far fronte ai rincari energetici e di una gestione coordinata delle risorse del PNRR e dei fondi europei. Sono questi i temi affrontati da Davide Caparini, Assessore al Bilancio della Regione Lombardia e Coordinatore della Commissione Affari Finanziari della Conferenza delle Regioni e delle province autonome, nel corso dell’audizione che si è tenuta oggi sul Def (Documento di Economia e Finanza 2022) con le commissioni Bilancio di Camera e Senato.

“Le Regioni – ha spiegato Caparini – vedono con preoccupazione l’aggravarsi della crisi energetica e la conseguente ripercussioni sulla crescita. Temi che il Governo si appresta ad affrontare con un Decreto-legge che avrà riflessi anche sui bilanci regionali. Basti pensare alla copertura dei maggiori oneri sanitari e sociali per l’assistenza dei profughi ucraini, all’aumento dei costi per gli investimenti previsti per il PNRR di cui le Regioni sono soggetti attuatori, all’incremento delle spese correnti per gli enti strumentali delle Regioni, le aziende di trasporto pubblico locale. Occorre lanciare un allarme – ha sottolineato Caparini – per il fatto che non ci siano accenni al rifinanziamento delle cosiddette ‘politiche invariate’ che coprono una serie di spese a cui si dovrà dare corso per impegni internazionali o fattori legislativi, come il rifinanziamento di missioni internazionali e rinnovi contrattuali. Il DEF prefigura una revisione della spesa corrente con risparmi crescenti nel tempo con conseguenti possibili tagli che il comparto regioni non sarebbe in grado di sopportare”.

Rispetto al PNRR Caparini ha ricordato che “le Regioni hanno più volte chiesto una leale collaborazione con il Governo per definire le priorità, le modalità di attuazione e per una gestione coordinata delle risorse del Piano con quelle previste dalla programmazione comunitaria 2021-2027. Abbiamo apprezzato la norma che rispetto a tale programmazione prevede l’utilizzo del Fondo Sviluppo e Coesione per ridurre la percentuale del cofinanziamento regionale anche per rispondere alla crisi economica, che dopo la pandemia e con gli effetti della situazione di guerra in ucraina si è aggravata, comportando anche la necessità di coprire le minori entrate e mantenere gli equilibri di bilancio.

Per quanto riguarda la sanità ricordiamo che la Legge di Bilancio 2021 chiede alle Regioni un contributo alla finanza pubblica per 200 milioni annui dal 2023 al 2025 e del Servizio Sanitario Nazionale a partire dal 2023 di 300 milioni annui. Inoltre non sono stati ancora riassorbiti, nonostante i parziali interventi di compensazione, i costi della gestione della pandemia Covid. L’incremento del fabbisogno sanitario – ha precisato Caparini - non permette margini per gestire l’equilibrio dei sistemi sanitari regionali già sotto stress. Occorre un adeguato sostegno finanziario per il potenziamento dell’assistenza territoriale previsto dalla Legge di Bilancio e va anche risolta l’annosa questione degli indennizzi dovuti alle persone danneggiate da trasfusioni, emoderivati o vaccinazioni.

Le Regioni rivendicano con orgoglio che il settore delle amministrazioni locali continua a presentare una situazione di pareggio di bilancio e un rapporto debito/pil contenuto, ma sottolineano che il fondo per l’esercizio delle funzioni delle Regioni, utilizzabile nel biennio 2020-2021 è già risultato incapiente per alcune Regioni nell’esercizio 2020 e non basta a coprire le minori entrate del 2021. A tutto ciò - ha concluso Caprini – va aggiunto che le previsioni di entrata 2022 non raggiungeranno i livelli pre-pandemia”.

Temi che sono stati ribaditi anche dal Vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao (Coordinatore della Commissione Affari Europei della Conferenza delle Regioni e province autonome) che ha confermato come “non si sia realizzato ancora un ripianamento di quanto anticipato delle Regioni per l’emergenza Covid e per la copertura delle minori entrate. Fatti che stanno stressando i bilanci regionali”. Il Vicepresidente della Regione Siciliana ha poi sottolineato l’inadeguatezza della previsione del Def rispetto alla condizione di insularità. Il documento, infatti, si limita a richiamare il riconoscimento previsto in Costituzione, inserendo però quale unico intervento quello relativo alle isole minori, quando invece occorrerebbe un riferimento specifico alla condizione che riguarda circa 7 milioni di italiani che vivono nelle isole”.

(2022-059sm)

Galleria fotografica: Def 2022: Audizione Conferenza delle Regioni - 12.04.2022

Link alla webtv della Camera dei Deputati: Audizioni sindacati, Confindustria, Anci, Upi, Regioni e Province autonome su esame Def



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