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L’Italia delle Regioni
 
Fedriga: rafforzato Patto istituzionale Regioni davanti al Presidente della Repubblica
 
Tutte le Regioni e le Province autonome sottoscrivono l’Intesa prevista dalla Costituzione (art.117), individuando come organo comune la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

 

Milano, 6 dicembre - (comunicato stampa) - “Davanti al Presidente della Repubblica è stato un onore rinnovare il Patto di collaborazione tra tutte le Regioni sottoscrivendo l’Intesa di costituzione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, secondo quando previsto dall’articolo 117 ottavo comma della Costituzione”, dichiara il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga
 
“Quarantuno anni fa, i Presidenti di Regione – ricorda Fedriga - decisero di dar vita alla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, consapevoli che solo attraverso una stretta collaborazione e condivisione si potessero rappresentare al meglio nei confronti del Governo e del Parlamento le “ragioni” delle Autonomie territoriali”.
 
L’articolo cinque della Costituzione include “nei principi fondamentali tanto l’unità e l’indivisibilità della Repubblica, quanto il riconoscimento e la promozione delle Autonomie locali”.
 
“L’autonomia – rileva Fedriga nel discorso davanti al Capo dello Stato - è uno dei princìpi fondamentali della nostra Repubblica, è altrettanto vero che tale principio è vitale e fecondo se coordinato, collegato e integrato in un’ottica di unità e collaborazione”.
 
Quindi Fedriga sottolinea “l’importanza di affidare alla Regione il ruolo di organo di collegamento tra lo Stato e le autonomie locali” e come “il riconoscimento delle Regioni nella Costituzione” avvenisse nella nuova “democrazia italiana, come elemento di rafforzamento, e non di disgregazione, dell’unità”.
 
Le posizioni delle Regioni, osserva Fedriga, oggi sono “raggiunte sempre all’unanimità, senza distinzioni politiche o territoriali. Le istanze di una Regione diventano le istanze di tutte, proprio nel nome della massima valorizzazione dell’autonomia”.
 
L’esperienza della pandemia “ha significato un momento di crescita”, confermando che “solo l’unità e la condivisione potevano indicarci possibili soluzioni e così abbiamo iniziato a ritrovarci ogni giorno, ad ogni ora, per condividere insieme linee, azioni e strategie”.
 
Così è stata superata “ogni logica di appartenenza politica e abbiamo guardato al futuro, abbiamo lavorato per consentire la ripresa delle attività economiche, per un ritorno alla vita ordinaria, anche attraverso la campagna vaccinale”
 
“E’ nell’equilibrio di questo sistema – sottolinea Fedriga - che risiede, la capacità di stemperare le inevitabili contrapposizioni e di orientare le decisioni verso meccanismi di virtuosa solidarietà e complementarietà”.
 
Per Fedriga il Pnrr è oggi un “momento straordinario di potenziale sviluppo del nostro Paese”, quindi occorre una visione chiara “degli interventi per i singoli territori, verificando ed incrociando gli investimenti con la programmazione regionale” per rendere ogni azione più spedita, più efficace”.
 
Sono da verificare “le ricadute degli investimenti sui territori regionali per garantire uno sviluppo omogeneo ed evitare che vi siano aree prive o quasi di interventi significativi”.
 
E’ pertanto “necessario rafforzare la collaborazione interistituzionale, perseguendo una logica di integrazione delle politiche pubbliche”.
 
Poi Fedriga, sul PNRR osserva “abbiamo l’opportunità di superare i nodi strutturali che da troppi anni limitano le potenzialità di crescita del Paese e indeboliscono la coesione sociale”. Ma è necessaria anche “una forte semplificazione, normativa ed amministrativa”.
 
Fedriga ribadisce lo spirito di collaborazione delle Regioni anche con il nuovo Governo, così come è avvenuto nel passato, “consci dei bisogni e delle esigenze delle realtà da noi amministrate”.
 
Le Regioni rappresentano – aggiunge Fedriga – “proprio quel valore di pluralismo che è portatore di innovazione e creatività”, sono  “Istituzioni dedicate a rispondere ai bisogni dell’ambiente, allo sviluppo locale, alla riduzione del disagio sociale, alla garanzia dei livelli delle prestazioni sanitarie, alla innovazione”. Costruiamo l’unità nazionale, ognuno con “la propria specificità e in un’ottica di solidarietà e interdipendenza”.
 
“In tale prospettiva, - spiega Fedriga - vanno lette oggi anche le iniziative intraprese da alcune Regioni per il riconoscimento di forme e condizioni particolari di autonomia previste dall’articolo 116, comma terzo, della Costituzione, quali possibili punti di approdo nella ricerca di forme di governo territoriale avanzate, nel rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni e della perequazione infrastrutturale, all’insegna di un nuovo equilibrio tra unità e differenziazione. Crediamo che la sede della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nel rispetto delle procedure previste dalla legge e delle competenze del Parlamento e del Governo, possa rappresentare un organismo nel quale insieme condividere i principi generali di questa riforma”.
 
Il Titolo V della Costituzione “è rimasto parzialmente incompiuto: già all’indomani dell’entrata in vigore della riforma costituzionale, le Regioni evidenziarono al Governo l’opportunità di procedere immediatamente alla costituzionalizzazione del sistema delle Conferenze.
 
Come si è visto nella prassi, queste sedi hanno acquisito un ruolo sempre maggiore nel dialogo tra centro e periferia, con il loro coinvolgimento, in numero sempre crescente, nei processi amministrativi e legislativi.
 
La costituzionalizzazione delle Conferenze ormai non è più differibile. Per questo ci impegneremo ad adottare ogni utile iniziativa per far rientrare nel solco costituzionale la disciplina dei rapporti tra lo Stato e le Regioni”.
 
Fedriga quindi ribadisce la capacità di “composizione delle diverse istanze regionali” da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e il “raccordo che essa svolge, sia che si dipani verticalmente - in funzione di sintesi tra le istanze dei singoli enti nei confronti dello Stato – sia orizzontalmente: “la Conferenza, nel solco della cooperazione interregionale, favorisce la diffusione delle migliori pratiche e dei migliori processi e sollecita, quindi, ad attingere a più adeguati livelli di efficienza”.
 
Oggi si inizia a rendere strutturale – afferma Fedriga – “nel solco del dettato costituzionale, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome che, per la sua centralità nella catena decisionale tra centro e periferia, rappresenta la sede che può avere un ruolo propulsivo nel processo di definizione di rinnovati assetti istituzionali di raccordo e cooperazione, innanzitutto tra le Regioni stesse”.
 
Per questi motivi viene sottoscritta “l’intesa ai sensi dell’articolo 117, ottavo comma, della Costituzione, al fine di rafforzare la collaborazione in tutte le competenze e le funzioni da esercitarsi negli ambiti di comune interesse, di conferire piena espressione istituzionale alla Conferenza delle Regioni, riconoscendone il ruolo fondamentale per l’interlocuzione con il Governo, con il Parlamento e le istituzioni comunitarie”.
 
Infine anche nel ricordo di Jole Santelli e Roberto Maroni, Fedriga riafferma - davanti al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella - che “con la stipula dell’intesa, le Regioni si impegnano a servire le nostre Istituzioni con il più alto senso di responsabilità per la promozione sociale, culturale, economica del Paese”.
 

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