22 Aprile: il Presidente della Repubblica giura davanti alle Camere

+T -T

Napolitano: "Non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta"

 

(regioni.it) Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rieletto dal Parlamento nella seduta del 20 aprile, ha giurato e tenuto il suo discorso di insediamento di fronte alle Camere il 22 aprile. Si riportano di seguito alcuni passaggi del discorso pronunciato dal Presidente e il link al testo integrale.
“Negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti - che si sono intrecciate con un'acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale - non si sono date soluzioni soddisfacenti : hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco che cosa ha condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento.
Quel tanto di correttivo e innovativo che si riusciva a fare nel senso della riduzione dei costi della politica, della trasparenza e della moralità nella vita pubblica è stato dunque facilmente ignorato o svalutato : e l'insoddisfazione e la protesta verso la politica, i partiti, il Parlamento, sono state con facilità (ma anche con molta leggerezza) alimentate e ingigantite da campagne di opinione demolitorie, da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo del mondo dei politici, delle organizzazioni e delle istituzioni in cui essi si muovono. […]
Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005.  […]
La mancata revisione di quella legge ha prodotto una gara accanita per la conquista, sul filo del rasoio, di quell'abnorme premio, il cui vincitore ha finito per non riuscire a governare una simile sovra-rappresentanza in Parlamento. Ed è un fatto, non certo imprevedibile, che quella legge ha provocato un risultato elettorale di difficile governabilità, e suscitato nuovamente frustrazione tra i cittadini per non aver potuto scegliere gli eletti.
Non meno imperdonabile resta il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate, e peraltro mai giunte a infrangere il tabù del bicameralismo paritario.
Molto si potrebbe aggiungere, ma mi fermo qui, perché su quei temi specifici ho speso tutti i possibili sforzi di persuasione, vanificati dalla sordità di forze politiche che pure mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilità per far uscire le istituzioni da uno stallo fatale. Ma ho il dovere di essere franco : se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al paese. 
Non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la società italiana. […]
Ecco, posso ripetere quelle parole di un anno e mezzo fa, sia per sollecitare tutti a parlare il linguaggio della verità - fuori di ogni banale distinzione e disputa tra pessimisti e ottimisti - sia per introdurre il discorso su un insieme di obbiettivi in materia di riforme istituzionali e di proposte per l'avvio di un nuovo sviluppo economico, più equo e sostenibile. E' un discorso che - anche per ovvie ragioni di misura di questo mio messaggio - posso solo rinviare ai documenti dei due gruppi di lavoro da me istituiti il 30 marzo scorso. Documenti di cui non si può negare - se non per gusto di polemica intellettuale - la serietà e concretezza. Anche perché essi hanno alle spalle elaborazioni sistematiche non solo delle istituzioni in cui operano i componenti dei due gruppi, ma anche di altre istituzioni e associazioni qualificate. Se poi si ritiene che molte delle indicazioni contenute in quei testi fossero già acquisite, vuol dire che è tempo di passare, in sede politica, ai fatti; se si nota che, specie in materia istituzionale, sono state lasciate aperte diverse opzioni su varii temi, vuol dire che è tempo di fare delle scelte conclusive. E si può, naturalmente, andare anche oltre, se si vuole, con il contributo di tutti.
Vorrei solo formulare, a commento, due osservazioni. La prima riguarda la necessità che al perseguimento di obbiettivi essenziali di riforma dei canali di partecipazione democratica e dei partiti politici, e di riforma delle istituzioni rappresentative, dei rapporti tra Parlamento e governo, tra Stato e Regioni, si associ una forte attenzione per il rafforzamento e rinnovamento degli organi e dei poteri dello Stato. A questi sono stato molto vicino negli ultimi sette anni, e non occorre perciò che rinnovi oggi un formale omaggio, si tratti di forze armate o di forze dell'ordine, della magistratura o di quella Corte che è suprema garanzia di costituzionalità delle leggi. Occorre grande attenzione di fronte a esigenze di tutela della libertà e della sicurezza da nuove articolazioni criminali e da nuove pulsioni eversive, e anche di fronte a fenomeni di tensione e disordine nei rapporti tra diversi poteri dello Stato e diverse istituzioni costituzionalmente rilevanti. 
Né si trascuri di reagire a disinformazioni e polemiche che colpiscono lo strumento militare, giustamente avviato a una seria riforma, ma sempre posto, nello spirito della Costituzione, a presidio della partecipazione italiana - anche col generoso sacrificio di non pochi nostri ragazzi - alle missioni di stabilizzazione e di pace della comunità internazionale.
La seconda osservazione riguarda il valore delle proposte ampiamente sviluppate nel documento da me già citato, per "affrontare la recessione e cogliere le opportunità" che ci si presentano, per "influire sulle prossime opzioni dell'Unione Europea", "per creare e sostenere il lavoro", "per potenziare l'istruzione e il capitale umano, per favorire la ricerca, l'innovazione e la crescita delle imprese".
Nel sottolineare questi ultimi punti, osservo che su di essi mi sono fortemente impegnato in ogni sede istituzionale e occasione di confronto, e continuerò a farlo. Essi sono nodi essenziali al fine di qualificare il nostro rinnovato e irrinunciabile impegno a far progredire l'Europa unita, contribuendo a definirne e rispettarne i vincoli di sostenibilità finanziaria e stabilità monetaria, e insieme a rilanciarne il dinamismo e lo spirito di solidarietà, a coglierne al meglio gli insostituibili stimoli e benefici. 
E sono anche i nodi - innanzitutto, di fronte a un angoscioso crescere della disoccupazione, quelli della creazione di lavoro e della qualità delle occasioni di lavoro - attorno a cui ruota la grande questione sociale che ormai si impone all'ordine del giorno in Italia e in Europa. E' la questione della prospettiva di futuro per un'intera generazione, è la questione di un'effettiva e piena valorizzazione delle risorse e delle energie femminili. Non possiamo restare indifferenti dinanzi a costruttori di impresa e lavoratori che giungono a gesti disperati, a giovani che si perdono, a donne che vivono come inaccettabile la loro emarginazione o subalternità. […]
Apprezzo l'impegno con cui il movimento largamente premiato dal corpo elettorale come nuovo attore politico-parlamentare ha mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l'influenza che gli spetta : quella è la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento. Non può, d'altronde, reggere e dare frutti neppure una contrapposizione tra Rete e forme di organizzazione politica quali storicamente sono da ben più di un secolo e ovunque i partiti. 
La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del "metodo democratico".
Le forze rappresentate in Parlamento, senza alcuna eccezione, debbono comunque dare ora - nella fase cruciale che l'Italia e l'Europa attraversano - il loro apporto alle decisioni da prendere per il rinnovamento del paese. Senza temere di convergere su delle soluzioni, dal momento che di recente nelle due Camere non si è temuto di votare all'unanimità. […]
Lavorare in Parlamento sui problemi scottanti del paese non è possibile se non nel confronto con un governo come interlocutore essenziale sia della maggioranza sia dell'opposizione. A 56 giorni dalle elezioni del 24-25 febbraio - dopo che ci si è dovuti dedicare all'elezione del Capo dello Stato - si deve senza indugio procedere alla formazione dell'Esecutivo. Non corriamo dietro alle formule o alle definizioni di cui si chiacchiera. Al Presidente non tocca dare mandati, per la formazione del governo, che siano vincolati a qualsiasi prescrizione se non quella voluta dall'art. 94 della Costituzione : un governo che abbia la fiducia delle due Camere. Ad esso spetta darsi un programma, secondo le priorità e la prospettiva temporale che riterrà opportune.
E la condizione è dunque una sola : fare i conti con la realtà delle forze in campo nel Parlamento da poco eletto, sapendo quali prove aspettino il governo e quali siano le esigenze e l'interesse generale del paese. Sulla base dei risultati elettorali - di cui non si può non prendere atto, piacciano oppur no - non c'è partito o coalizione (omogenea o presunta tale) che abbia chiesto voti per governare e ne abbia avuti a sufficienza per poterlo fare con le sole sue forze. Qualunque prospettiva si sia presentata agli elettori, o qualunque patto - se si preferisce questa espressione - si sia stretto con i propri elettori, non si possono non fare i conti con i risultati complessivi delle elezioni. Essi indicano tassativamente la necessità di intese tra forze diverse per far nascere e per far vivere un governo oggi in Italia, non trascurando, su un altro piano, la esigenza di intese più ampie, e cioè anche tra maggioranza e opposizione, per dare soluzioni condivise a problemi di comune responsabilità istituzionale.
D'altronde, non c'è oggi in Europa nessun paese di consolidata tradizione democratica governato da un solo partito - nemmeno più il Regno Unito - operando dovunque governi formati o almeno sostenuti da più partiti, tra loro affini o abitualmente distanti e perfino aspramente concorrenti.
Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, è segno di una regressione, di un diffondersi dell'idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare la cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in termini, appunto, di mediazioni, intese, alleanze politiche. O forse tutto questo è più concretamente il riflesso di un paio di decenni di contrapposizione - fino allo smarrimento dell'idea stessa di convivenza civile - come non mai faziosa e aggressiva, di totale incomunicabilità tra schieramenti politici concorrenti. Lo dicevo già sette anni fa in quest'aula, nella medesima occasione di oggi, auspicando che fosse finalmente vicino "il tempo della maturità per la democrazia dell'alternanza" : che significa anche il tempo della maturità per la ricerca di soluzioni di governo condivise quando se ne imponga la necessità. Altrimenti, si dovrebbe prendere atto dell'ingovernabilità, almeno nella legislatura appena iniziata. [….]
Mi accingo al mio secondo mandato, senza illusioni e tanto meno pretese di amplificazione "salvifica" delle mie funzioni ; eserciterò piuttosto con accresciuto senso del limite, oltre che con immutata imparzialità, quelle che la Costituzione mi attribuisce. E lo farò fino a quando la situazione del paese e delle istituzioni me lo suggerirà e comunque le forze me lo consentiranno. Inizia oggi per me questo non previsto ulteriore impegno pubblico in una fase di vita già molto avanzata ; inizia per voi un lungo cammino da percorrere, con passione, con rigore, con umiltà. Non vi mancherà il mio incitamento e il mio augurio.


( red / 22.04.13 )
 

 

+T -T

Discorso Napolitano: i commenti dei Presidenti delle Regioni

 

(regioni.it) “Bene Napolitano. Governo subito o tutti a casa. Il Presidente esprime l'orgoglio della politica e il coraggio di decisioni difficili", scrive su twitter il Presidente della Lombardia, Roberto Maroni.
“Un reiterato invito a riformare le istituzioni e la politica”. Il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci ha commentato così il discorso di insediamento del Capo dello Stato. "Il secondo mandato di Napolitano - ha evidenziato Cappellacci - prende le mosse da alcune significative picconate e da una forte volontà di ricostruire il Paese, sopra le macerie di una crisi non solo economica, ma anche morale e sociale. La sfida del cambiamento - ha aggiunto - ora si disputa non più sulle parole o su richiami alla piazza, ma sulla capacità di essere conseguenti con l'azione politica fin dall'inizio della legislatura”.
“Ci ha fatto un mazzo a quadretti, e come grandi elettori ce lo meritavamo'': così il Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, ha commentato l'''altissimo discorso'' pronunciato in parlamento dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. “Il Presidente Napolitano ha detto ai noi grandi elettori che siamo stati a trastullarci di votazione in votazione anziché trovare un'intesa nell'interesse del Paese. Tanto più in un momento che per il Paese è drammatico - ha aggiunto Burlando -. Un discorso altissimo”. Burlando ha anche detto di aver apprezzato in modo particolare il riconoscimento avuto da parte del Capo dello Stato all'appello rivoltogli dai Governatori. ''Non so dire se il nostro intervento sia stato decisivo o no – ha commentato Burlando - ma questa è una cosa che mi ha fatto personalmente molto piacere. Il momento è drammatico, e noi che siamo più vicini al territorio ne abbiamo una percezione più netta”. Quanto all'atteggiamento tenuto in aula da M5S, Burlando ha aggiunto: “L'ho trovato un gesto incredibile, di una immaturità politica sconfortante. Nella vita politica si può essere anche in disaccordo, ma in questo caso non si può non riconoscere il livello altissimo del discorso di Napolitano. Tanto più che ha riservato un riconoscimento anche a loro”.
“Il discorso del Presidente Napolitano ci consegna una guida per il Paese di rinnovata forza, che sarà sicuramente di aiuto in questo difficile periodo”: è il commento del presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, subito dopo la fine del discorso di insediamento del Capo dello Stato. “A margine di giorni non certo tranquilli, quasi per grazia del Signore - ha aggiunto De Filippo - ci ritroviamo la migliore scelta che, del resto, era la prima che abbiamo fatto e che avevamo tralasciato per la sola indisponibilità dichiarata dal Presidente Napolitano. Per quell'attaccamento alle sorti del Paese che lo stesso Presidente ha richiamato a motivazione della sua ripensata scelta, credo dovremmo tutti ringraziarlo e, per quanto mi riguarda, esprimo gratitudine anche per la grande considerazione per il ruolo delle Regioni che ha manifestato con le sue parole'', ha concluso il Presidente lucano.
“Vorrei ringraziare il Presidente per aver riconosciuto pubblicamente che è stato l'appello dei Presidenti delle Regioni ad averlo convinto ad accettare un secondo incarico, e per le parole che ha voluto riservare agli enti territoriali identificandoli quelli maggiormente vicini ai cittadini”: lo ha detto il Presidente del Veneto Luca Zaia dopo il discorso al Parlamento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. “Ora la palla passa al Parlamento - ha aggiunto Zaia -: dimostri di aver compreso, al di là degli applausi, che è ora di chiudere velocemente la partita delle riforme, con una seria e doverosa tutela dell'occupazione (in particolare di quella giovanile) e della promozione dell'economia. Un Parlamento, insomma, più vicino alle nostre partite Iva e ai nostri lavoratori, che consideri l'impresa come elemento fondante della vita della comunità e non come limone da spremere all'infinito”. “Restano comunque ferme le istanze del Nord - ha concluso Zaia - che vuole riconosciuta la sua autonomia, nel rispetto di quanto i padri della Costituzione nel 1948 vollero già ben definire ma che mai ha avuto corso per colpa di una visione squisitamente centralista che ha legiferato in ogni istante contro ogni forma di federalismo”.
“Discorso perfetto, chiaro. Ora tutti sono chiamati ad agire”: è il commento del Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, al discorso del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.   Su Twitter, Caldoro ha sottolineato “su riforme, giovani, Sud e rinnovamento, impegno prioritario”. 


( red / 22.04.13 )
+T -T

Napolitano rieletto Presidente della Repubblica

738 voti al VI scrutinio

(regioni.it) Il Parlamento riunito in seduta comune ed integrato dai grandi elettori delle Regioni ha eletto il 20 aprile 2013 Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica. Nella tabella seguente l’esisto dello scrutinio:

VI scrutinio

Presenti e votanti

997

Maggioranza assoluta dei componenti l'Assemblea

504

 

Ottengono voti:

Napolitano

738

Rodotà

217

De Caprio

8

D'Alema

4

Prodi

2

voti dispersi

6

schede bianche

10

schede nulle

12

Prima di sciogliere la riserva e accettare la candidatura per un secondo mandato, il Presidente Napolitano ha ricevuto nella mattinata del 20 aprile, su loro richiesta, i rappresentanti del Partito Democratico, del Popolo della Libertà e della Lega Nord. Egli ha, a conclusione, egualmente ricevuto il Presidente del Consiglio, Mario Monti, anche a nome dei gruppi parlamentari di Scelta Civica.  Il Capo dello Stato ha poi incontrato un'ampia delegazione della Conferenza delle Regioni guidata dal Presidente Vasco Errani e composta dai Presidenti: Gianni Chiodi, Vito De Filippo, Giuseppe Scopelliti, Stefano Caldoro, Nicola Zingaretti, Claudio Burlando, Roberto Maroni, Gian Mario Spacca, Roberto Cota, Ugo Cappellacci, Rosario Crocetta, Enrico Rossi, Alberto Pacher, Catiuscia Marini, Augusto Rollandin, Luca Zaia. “Da tutti gli interlocutori – si legge in una nota del Quirinale _ è stata espressa la convinzione che - nella grave situazione venutasi a determinare col succedersi delle votazioni per l'elezione del nuovo Capo dello Stato - sia altamente necessario e urgente che il Parlamento in seduta comune possa dar luogo a una manifestazione di unità e coesione nazionale attraverso la rielezione del Presidente Napolitano. Gli si è rivolto perciò un caldo appello a riconsiderare in questo quadro le ragioni da lui più volte indicate di indisponibilità a una ricandidatura.
Dopo l’esito del voto il  Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani,  ha diffuso la seguente dichiarazione :“Esprimo piena soddisfazione  per  la elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica. A lui va la mia più profonda riconoscenza per aver dimostrato ancora una volta, in questo difficilissimo momento, un alto senso delle istituzioni, anteponendo ad ogni altra motivazione  l’unità e gli interessi del Paese”.
Link dal sito del Quirinale:
-             Dichiarazione del Presidente Napolitano dopo la comunicazione dell'esito del voto.
-             I primi messaggi augurali.


( red / 22.04.13 )

 

 

+T -T

Elezione Napolitano: i commenti dei Presidenti delle Regioni

 

(regioni.it) Profonda riconoscenza è stata espressa a Napolitano dal Presidente della Conferenza delle Regioni e della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani (vedi notizia precedente), ma quasi tutti i Presidenti di regione hanno avuto parole di apprezzamento.
“Abbiamo sollecitato il suo cuore, i valori dell'unità nazionale, sottolineato la situazione di emergenza grave in cui è  il Paese e la necessità di avere subito un Presidente della Repubblica che sia un punto di sicurezza per l'Italia”, lo ha raccontato Rosario Crocetta, Presidente della Sicilia, commentando l’incontro che i Presidenti di Regione, hanno avuto al Quirinale la mattina del 20 aprile. “Da parte mia ho sottolineato anche l'esigenza che ci sia un dialogo più serrato fra il Presidente della Repubblica e i Presidenti delle Regioni, per un maggior coinvolgimento delle autonomie”.
“Un grande grazie al Presidente Giorgio Napolitano. Un ringraziamento per questa decisione sofferta ma piena di responsabilità, che restituisce unità e speranza all'Italia”. Così si è espresso il Presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca. “La fiducia che la persona di Napolitano genera in tutta la comunità nazionale - si legge in una nota diffusa da Spacca - rappresenta un solido fondamento su cui poter ricostruire stabilità economica, coesione sociale e una rinnovata credibilità delle istituzioni, in questo passaggio così delicato per la politica italiana”.  “Il Presidente Napolitano si è impegnato con estrema generosità in questi sette anni per il bene dell'Italia, ora la sua generosità si rinnova per ispirare un nuovo mandato decisivo per il nostro Paese. Rivolgo al Presidente della Repubblica l'augurio più affettuoso di buon lavoro, a nome della comunità marchigiana”.
“Una scelta che va oltre le fazioni per superare l'impasse istituzionale”, ha detto il Presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci. “In questi giorni la politica ha dato uno spettacolo imbarazzante, riducendo l'elezione del capo dello Stato ad una sorta di resa dei conti tra comari eccellenti, ad una vicenda interna di partito”.
Per il Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, “la rielezione del Presidente Napolitano in questo contesto è  l'unica via d'uscita. Speriamo che riesca a dare l'impulso per la formazione del Governo perché ce n'è un'assoluta necessità.  Le Regioni hanno bisogno di un interlocutore certo per affrontare questo momento difficile''.
A Napolitano,  ha detto il Presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo: “non posso non esprimere  ammirazione e gratitudine per aver accolto l'appello che gli abbiamo  fatto. Credo non ci sia bisogno di esplicitare ulteriormente i motivi  di soddisfazione per la rielezione del Presidente Napolitano. Ora  abbiamo un forte elemento di certezza con cui guardare con maggiore  fiducia ai passaggi delicati che ci attendono nei prossimi giorni e nei prossimi mesi”.
“Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rappresenta un elemento di grande garanzia per il Paese''. E' il commento del Presidente della Regione Valle d'Aosta, Augusto Rollandin, dopo la rielezione di Napolitano a Capo dello Stato. “Al tempo stesso, però, - ha aggiunto – la scelta fatta da Napolitano, e di conseguenza da tutti noi che lo abbiamo sostenuto, è indicativa della difficoltà del momento che stiamo attraversando dal punto di vista istituzionale”.
“L'Italia deve ringraziare il Presidente Napolitano per la sua disponibilità. Il suo non è solo un gesto di sensibilità istituzionale straordinario, ma un vero gesto d'amore per il Paese”: questo il commento del Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando. “Si è arrivati a questa scelta dopo che si erano esperiti tutti i tentativi e si era accertato che non vi erano i numeri sufficienti per una maggioranza larga su Rodotà - ha aggiunto Burlando -. Di fronte a questo stallo abbiamo fatto questo passo e tutto il Parlamento, tutta l'Italia, non solo il Pd, deve essere grata alla disponibilità e alla sensibilità dimostrata ancora una volta dal Presidente Napolitano”. “Ora - ha aggiunto - la novità vera è che Napolitano non è più nel semestre bianco. Dunque smetterà quando vorrà, tra sei mesi, un anno, due. Quando riterrà che ci saranno le condizioni per farlo”.  Anche per il Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, la rielezione di Giorgio  Napolitano al Quirinale è “la migliore scelta possibile", che ha partecipato all'elezione del Capo dello Stato in qualità di delegato regionale per la Campania. “Grazie alla generosità Giorgio Napolitano, Presidente della responsabilità e dell'unità del Paese”.
“Giorgio Napolitano rappresenta un punto di riferimento autorevole e stabile in questa difficile e complessa fase del paese”. A dirlo è la Presidente della Regione Umbria.  Catiuscia Marini ha sottolineato che “le difficoltà economiche e sociali hanno imposto una rapida soluzione,superando i problemi che c'erano stati nei giorni precedenti”. “E' ora importante - ha aggiunto - arrivare rapidamente alla formazione del governo”. La presidente umbra ha quindi rivolto un richiamo alle forze politiche a fare la loro parte. “Come Presidenti delle regioni - ha sottolineato la Marini - abbiamo fatto la nostra, consapevoli che una rapida conclusione dell'elezione era condizione indispensabile per mettere un punto fermo”. Riferendosi all'invito rivolto dai vertici di tutte le Regioni al Presidente della Repubblica ad accettare la nuova candidatura, la governatrice ha detto che le regioni “si sono fatte interpreti di un'esigenza reale del paese''. “L'elezione del Presidente - ha aggiunto - era condizione indispensabile ad affrontare problemi quali la cassa integrazione e la questione del credito alle imprese. E' stato inoltre importante – ha concluso la Marini - che l'elezione del Capo dello Stato si sia realizzata con una convergenza ed un consenso ampio di varie forze''.
Secondo il Presidente del Veneto Luca Zaia, l’elezione di Napolitano “l'unica opportunità che abbiamo di poter vedere subito incaricato un presidente del Consiglio per un governo di larghe intese”.   ''Il consenso che ha avuto Napolitano - ha aggiunto Zaia - è un assoluto mandato a dare vita ad un governo di larghe intese che dovrà trovare la stessa fiducia in Parlamento perché non c'è più tempo”. “La grande investitura ottenuta da Napolitano ci pone di fronte ad un presidente che non è più a fine mandato e che ha una nuova totale autorevolezza derivante dall'essere a inizio mandato”.    Zaia ha quindi evidenziato che il Veneto ''ha bisogno di un governo, ha bisogno dei riferimenti nazionali. Temi come quelli della disoccupazione, anche giovanile, degli ammortizzatori sociali, dei suicidi tra gli imprenditori, del sociale, della ripresa economica, delle infrastrutture, possono essere solo risolti con un colpo di reni. Mi auguro, conoscendo Napolitano, che si faccia presto magari mutuando il modello tedesco o quello olandese, dove nei momenti di crisi economica e storica avversari politici di maggioranza e opposizione hanno saputo mettersi assieme sulla base di un'agenda di governo ponendo al primo posto il benessere dei cittadini”.
Poco prima del VI scrutinio il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, sul suo profilo facebook, ha scritto  “dopo averglielo chiesto, voto convinto Napolitano. Il paese per vivere deve passare da riforme profonde delle istituzioni altrimenti si rischia il collasso della democrazia. Preferisco che a guidare questo processo sia un uomo come Napolitano per la sua storia e per le sue idee. Può e deve essere il nostro De Gaulle". “E io - aggiunge Rossi - lo preferisco agli sbandamenti di chi urla al Parlamento di arrendersi perché circondato, di chi vuole annullare i partiti e i sindacati e vuole una democrazia diretta on line che si arroga il diritto di rappresentare tutti. Il passaggio ad una nuova Repubblica è drammatico - conclude - ma oggi sento che abbiamo fatto il passo giusto per iniziare”.
“Di fronte a un quadro politico di incertezze e divisioni, di fronte alle cadute cui abbiamo assistito in questi giorni nel Parlamento italiano, con il doloroso sfaldamento del più importante partito italiano, il Partito democratico nato, come la vera forza riformatrice e oggi schiacciato da troppe indecisioni, la notizia della ricandidatura al Colle del Presidente Giorgio Napolitano infonde in noi il coraggio per sperare che la via di uscita c'è per il nostro Paese''. E' quanto ha affermato il Presidente del Molise, Paolo di Laura Frattura. “In queste ore tanto tese - aggiunge - si è rafforzata in noi la convinzione che di nuovo spetti al Presidente Giorgio Napolitano sostenere l'Italia con un suo nuovo impegno come Capo dello Stato. Questa mattina anche noi ci siamo uniti all'appello che i Presidenti della Regioni, ricevuti al Quirinale, hanno fatto all'uomo, la cui statura politica è stata e sarà l'elemento aggregante in una realtà drammaticamente divisa. Con equilibrio, saggezza e coraggio, il Presidente Napolitano è riuscito a salvare l'Italia in questi sette anni da tanti pericoli. In lui, quindi, le nostre speranze per il nuovo corso di cui tutti avvertiamo la necessità”. “Con l'elezione del Capo dello Stato - conclude Frattura - deve nascere un nuovo Governo. Una guida di scopo per un'Italia da salvare. Troppo alti i rischi che il Paese corre per l'assenza di un Esecutivo che lo traini verso la ripresa”.

Un taglio legato al futuro Governo ha invece caratterizzato le dichiarazioni dei Presidenti Maroni e  Vendola.
“No ad un governo Amato. L'ho detto a Berlusconi ed al Presidente della Repubblica: la Lega vuole un governo politico, che duri per l'intera legislatura e che dialoghi con le Regioni per risolvere i problemi del territorio e si basi sul lavoro dei 10 saggi''. Così il segretario della Lega e Presidente della Lombardia, Roberto Maroni.
“Si va verso il governissimo che è una sciagura per il Paese”. Lo ha affermato il presidente di Sel e Presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, indicando quale è, a suo avviso, una delle dirette conseguenze dell'accordo Pd-Pdl-Sc per la rielezione di Giorgio Napolitano. “Se si farà un governo di larghe intese -ha aggiunto- noi staremo all'opposizione”.
Il Presidente della Provincia autonoma di Trento, Alberto Pacher ringrazia “il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per la dimostrazione davvero esemplare nel senso di responsabilità e nel sentirsi al servizio del Paese”. “Gli è stato chiesto uno sforzo grande, direi un sacrificio - ha aggiunto - da una politica in difficoltà, che non sarebbe riuscita a trovare una soluzione, almeno non in tempi brevi. E' un esempio per tutti. Lo aspetta ora un compito non facile, così come non è stato facile negli ultimi mesi”. Sulla possibilità che ora si vada verso un governo o alle urne, “visti i comportamenti di irresponsabilità dei giorni scorsi, e parlo ahimé di alcuni esponenti del mio partito, credo sia questo il momento per meditare davvero su se stessi e sui propri comportamenti. Certo il il Governo non potrà che essere di scopo, per cambiare la legge elettorale, per proseguire nello stabilizzare l'economia e la finanza del Paese, non di legislatura”.


( red / 22.04.13 )
+T -T

Quirinale: definiti i 58 grandi elettori regionali

L'11 aprile ha votato il Consiglio regionale delle Marche

(regioni.it) Si è concluso l’11 aprile, con il voto del Consiglio regionale delle Marche, il lavoro delle Regioni per l’elezione dei delegati regionali che parteciperanno alla elezione del Presidente della Repubblica.
La terna dei rappresentanti istituzionali delle Marche che parteciperà all'elezione del Presidente della Repubblica e' formata dal Presidente Gian Mario Spacca, dal Presidente del Consiglio regionale Vittoriano Solazzi e dal Vicepresidente Giacomo Bugaro. A deciderlo è stata l'Assemblea legislativa delle Marche nella seconda votazione. Al termine della votazione, alla quale hanno partecipato 37 consiglieri, sono risultati eletti il Presidente della Giunta regionale Gian Mario Spacca (23 voti) e il Presidente del Consiglio regionale Vittoriano Solazzi (10 voti). Due voti sono andati alla consigliera regionale Letizia Bellabarba (Pd) e due sono state le schede bianche. Il terzo rappresentante istituzionale per l'elezione al Quirinale è il Vicepresidente Giacomo Bugaro (Pdl). Dopo la lettura del risultato dello scrutinio è stata sciolta la seduta.
Questo il quadro definitivo dei 58 grandi elettori delle Regioni: Le precedenti notizie di "Regioni.it" n. 2236 mercoledì 10 aprile 2013 Molise, Toscana e Veneto hanno scelto grandi elettori Presidente della Repubblica N. 2235 martedì 9 aprile 2013 Quirinale: prosegue l'individuazione dei "grandi elettori" regionali n. 2234 - lunedì 8 aprile 2013 Valle d’Aosta: Rollandin delegato per l'elezione del Presidente della Repubblica N. 2233 venerdì 5 aprile 2013 Elezioni del Capo dello Stato: Regioni indicano i delegati
( red / 11.04.13 )
+T -T

Molise, Toscana e Veneto hanno scelto "grandi elettori" Presidente della Repubblica

 

(regioni.it) Manca solo la regione Marche. Infatti Molise, Toscana e Veneto hanno scelto i loro tre delegati a grandi elettori del Presidente della Repubblica.
Le altre Regioni hanno quindi già nominato i delegati che dal 18 aprile prossimo parteciperanno all’elezione del Presidente della Repubblica e sono le seguenti: Friuli Venezia Giulia, Puglia, Liguria, Basilicata, Calabria, Umbria, Campania, Valle d’Aosta, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Abruzzo, Trentino Alto Adige e Sicilia.
Per il Molise sono Salvatore Ciocca (Comunisti), Francesco Totaro (Pd) e Angiolina Fusco Perrella (Pdl) i tre delegati del Consiglio regionale del Molise che parteciperanno alla elezione del nuovo Capo dello Stato. Tra i grandi elettori non c'è il presidente della Regione Paolo Frattura.
Il Consiglio regionale del Veneto ha designato i tre grandi elettori nei Presidenti della Giunta e del Consiglio Veneto, Luca Zaia (Lega) e Clodovaldo Ruffato (PDL), in rappresentanza della maggioranza e il consigliere Franco Bonfante (Pd) per i gruppi di opposizione.
Mentre il Consiglio regionale della Toscana invierà a Roma per eleggere il Capo dello Stato il presidente della Giunta Enrico Rossi (PD), il presidente dell'Assemblea Alberto Monaci (PD) e il vicepresidente (Pdl) Roberto Benedetti. Due voti sono andati anche al sindaco di Firenze Matteo Renzi.

Regioni.it:
( red / 10.04.13 )
+T -T

Quirinale: prosegue l'individuazione dei "grandi elettori" regionali

 

(regioni.it)  Dopo Friuli Venezia Giulia, Puglia, Liguria, Basilicata, Calabria, Umbria, Campania, Valle d’Aosta  anche l’Emilia-Romagna, il Lazio, la Lombardia, il Piemonte, la Sardegna, l'Abruzzo, il Trentino Alto Adige e la Sicilia hanno individuato i “grandi elettori” che  parteciperanno all’elezione del prossimo Presidente della Repubblica.
Con voto segreto, l'Assemblea legislativa ha eletto i tre delegati della Regione Emilia-Romagna. Per garantire la rappresentanza delle minoranze, ogni consigliere poteva esprimere due nomi, ed ecco l'esito completo dello scrutinio: presenti 49 dei 50 aventi diritto, il presidente della Giunta, Vasco Errani, 34 voti; la presidente dell'Assemblea legislativa, Palma Costi, 31; il vicepresidente dell'Assemblea, Enrico Aimi (Pdl) 13, poi Mauro Malaguti (Pdl) 8, Andrea Defranceschi (M5S) 3, Giovanni Favia 1. I tre delegati sono dunque Errani, Costi e Aimi.
“Innanzitutto un apprezzamento per il lavoro straordinario fatto da Napolitano in questi sette anni. Un lavoro importantissimo. Credo che il taglio dell'elezione del nuovo presidente della Repubblica debba essere quello di garanzia per le istituzioni e per il Paese nel pieno spirito della Costituzione. E questo ispirerà il mio impegno in questa importante elezione”. Così il Presidente dell'Emilia-Romagna, Vasco Errani, ha commentato le prossime elezioni del Capo dello Stato dopo essere stato delegato dall'Assemblea a rappresentare la Regione. Quanto al rischio di veti incrociati, Errani ha spiegato che “la scelta, per me, deve riguardare tutto il Parlamento e deve essere di garanzia per il paese e per le istituzioni”.
La presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Claudia Lombardo, il Presidente della Regione sarda, Ugo Cappellacci, e il capogruppo del Pd, quale esponente dell'opposizione, Giampaolo Diana, sono i tre ''grandi elettori'', che rappresenteranno l'Isola il 18 aprile in Parlamento per l'elezione del nuovo Capo dello Stato. Lo ha deciso il 9 aprile il Consiglio regionale che a maggioranza qualificata (due terzi), ha eletto Lombardo con 52 voti, Cappellacci con 37 e Diana con 30. Un voto è andato anche all'esponente Pdl Sisinnio Piras. Poco prima della votazione il capogruppo del Pdl, Pietro Pittalis, aveva smentito le voci di stampa secondo le quali ci sarebbero stati problemi a confermare la prassi consolidata di inviare a Roma le due massime cariche della Regione e il leader dell'opposizione.
Roberto Cota, Luca Pedrale e Wilmer Ronzani (per l'opposizione) sono stati delegati a rappresentare il Piemonte per l'elezione del Presidente della Repubblica. La seduta del Consiglio regionale piemontese del 9 aprile si è aperta con l'annuncio, da parte del Presidente dell'esecutivo regionale, Cota, di aver presentato le dimissioni da parlamentare per consentire la sua elezione. Il presidente dell'Assemblea, Valerio Cattaneo ha ribadito in aula quanto annunciato nei giorni scorsi e, cioè, di non voler essere scelto quale delegato per poter assicurare la sua presenza in aula nel corso della prossima sessione di bilancio. La prassi - confermata dalla Conferenza dei presidenti delle Assemblee regionali legislative - è infatti quella di delegare a Roma i presidenti di Giunta e Consiglio regionale, oltre a un rappresentante della minoranza consiliare.
Nicola Zingaretti (Pd), Daniele Leodori (Pd), Mario Abbruzzese (Pdl) sono invece i tre delegati della Regione Lazio eletti il 9 aprile dal Consiglio Regionale del Lazio riunito alla Pisana che parteciperanno alle elezioni del nuovo Presidente della Repubblica. Daniele Leodori e' il Presidente del Consiglio regionale del Lazio ha ottenuto 30 voti, Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio è stato eletto con 29 voti, mentre Mario Abbruzzese, ex Presidente del Consiglio Regionale del Lazio ha ottenuto 13 voti. 7 i voti per Silvana Denicolo' (M5S).
Scelta definita anche in Lombardia. Saranno il Presidente della giunta regionale, Roberto Maroni, il coordinatore del centrosinistra, Umberto Ambrosoli, e il Presidente del consiglio regionale, Raffaele Cattaneo i tre Grandi Elettori delegati dal consiglio regionale del Pirellone a rappresentare la Regione nell'elezione del presidente della Repubblica. Ciascuno degli 80 consiglieri poteva esprimere due voti. Il più votato è stato proprio Maroni che ha incassato 49 preferenze, seguito da Cattaneo (47) e Ambrosoli (31). Primo dei non eletti il consigliere grillino Andrea Fiasconaro che ha ottenuto 9 preferenze.
Anche il Consiglio regionale dell'Abruzzo ha designato i tre 'grandi elettori'. Si tratta del presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, del presidente della R


time
0.047s