Commissioni riunite - (V -XIV, 5a-14a) - Audizione del sottosegretario Amendola sul PNRR - 8.03.2021

martedì 9 marzo 2021


Commissioni riunite 5°, V (Bilancio) e 14a e XIV (Politiche dell’Unione Europea) Audizione del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli Affari europei, Vincenzo Amendola, sulla Proposta di Piano Nazionale di ripresa e resilienza (Doc. XXVII, n. 18), dell’8 marzo 2021 – Sintesi diretta web

Per il sottosegretario Amendola la Proposta di Piano Nazionale di ripresa e resilienza prevede un ruolo attivo del Parlamento nel processo fondamentale per la ripresa economica dalla pandemia per il futuro delle nuove generazioni.

Nel 2020 l'Unione Europea è intervenuta con determinazione per contrastare i gravissimi effetti della pandemia da covid-19. Tra le misure più importanti senza dubbio vi è l'adozione del quadro finanziario pluriennale 21-27 di 1.074,3 miliardi di euro insieme ai 750 miliardi di euro del nuovo strumento Next generation UE con un pacchetto quindi complessivo di 1800 miliardi di euro.

Il nuovo bilancio europeo combina azione e realismo perché mantiene un ruolo importante per le politiche tradizionali e cioè coesione e politica agricola comune ma si prevedono anche finanziamenti e stimoli importanti per la transizione verde digitale anche grazie all'istituzione del fondo Next generation UE, finanziato da bond contratti dalla Commissione sul mercato dei capitali che saranno ripagati nei bilanci europei a partire dal 2026 e fino al 2058.

Vi sono sono inoltre alcuni programmi innovativi e rafforzati nel QFP: Digital Europe, you for the health, orizzonte Europa, il programma spaziale europeo, il fondo per la transizione giusta e rescue UE. Dunque l’Italia quindi è chiamata ad uno sforzo importante sia perché la risposta alle conseguenze economiche della pandemia richiede un utilizzo efficiace dei tradizionali fondi europei sia perché il principale beneficiario dei finanziamenti di next generation UE.

La presentazione del Piano nazionale di ripresa in residenza è necessaria per accedere ai finanziamenti del fondo, e in particolare a quelli del dispositivo che la ripresa in residenza che con 672,5 miliardi di euro ne costituisce lo strumento più poderoso.

Il regolamento sul dispositivo RRF è entrato in vigore lo scorso XIX febbraio e i piani nazionali per la ripresa e le resilienza ne sono un aspetto determinante perché declinano a livello statale in concreto la visione strategica concordata in Europa a partire dall'accordo del 21 luglio.

Il dispositivo non risponde agli stessi criteri di funzionamento dei fondi europei: questi ultimi ripagano i costi delle spese mentre con i piani nazionali finanziamenti sono legati ai risultati anche in termini di riforme. Si prevedono 672,5 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti che saranno messi a disposizione per finanziare misure nazionali, intese ad alleviare le conseguenze economiche e sociali della pandemia.

Si potranno finanziare anche progetti collegati iniziati dallo scorso primo febbraio 2020. I relativi finanziamenti saranno disponibili per tre anni e il Governo e l’UE posso richiedere fino al 13% di prefinanziamento per i loro piani di ripresa in residenza.

Per aver accesso a finanziamento i piani nazionali devono affrontare le politiche chiave dell'Unione quali la transizione verde, la coesione economica e la competitività, la trasformazione digitale nonché la coesione sociale e territoriale.

Ciascun piano deve destinare il 37% del proprio bilancio al contrasto al cambiamento climatico e almeno il 20% alle azioni di transizione digitale.

Il regolamento stabilisce anche che potranno ricevere fondi a titolo del dispositivo soltanto i paesi membri impegnati nel rispetto dello stato di diritto e dei valori fondamentali dell'Unione Europea.

In questo quadro secondo le stime fatte stamattina, proprio in audizione del Ministro dell'Economia e delle finanze Daniele Franco, inserite nella proposta del Piano inviata al parlamento l'Italia beneficerebbe di circa 191,5 miliardi di euro, a prezzi correnti, 68,9 miliardi sussidi a valori correnti nel 2019 e 122,6 miliardi di prestiti.

A ciò si aggiungono altri rientri a valere su altri Programmi finanziati da Next Generation UE: 497 mln su Horizon Europa, 13,5 miliardi ReactUE, 846 mln sulla politica agricola e sviluppo rurale. 535 miliardi sul fondo di transizione equa, 236 milioni sulla sicurezza e difesa.

Prendendo in considerazione l'intero Quadro finanziario pluriennale beneficerebbe di ulteriori 100 miliardi in sette anni: 13,6 al Mercato unico, Innovazione e Digitale; 42,6 per Coesione, resilienza e valori; 35,8 alle Risorse naturali; 2,9 alla Migrazione e gestione delle frontiere; 1,6 per Difesa e Sicurezza; 2,3 per la Pubblica amministrazione europea".

L'Italia avrà un ruolo centrale per l'ammontare dei fondi e le sfide legate alle riforme.

La proposta di piano che è all’esame del Parlamento è il risultato di un processo di cui ha sintetizzato le parti essenziali:

  • l'approvazione delle linee guida sullo schema di piano da parte del CIAE 9 settembre 20 20 e la sua presentazione al Parlamento;
  • il 17 settembre 2020 la commissione ha provato alle sue linee guida per la redazione dei piani nazionali che sono state poi aggiornate il 22 gennaio del 2021;
  • le due risoluzioni del 13 e 14 ottobre 2020 approvate rispettivamente nel senato e della Camera dei deputati e l'adozione di un primo schema di PNR del 12 gennaio scorso trasmesso al parlamento per le necessarie valutazioni degli indirizzi che ne deriveranno. Su questo punto ha sottolineato come l'Italia ha lavorato in stretto rapporto e continuo a lavorare con la Commissione Europea avendo quest'ultimo pubblicato nuove linee guida soltanto lo scorso 22 gennaio aggiornando anche i formulari pubblicati il 17 settembre del 2020. Anche per questo motivo, il 12 gennaio è stato approvato il documento all’esame delle Commissioni Parlamentari.
  • Con il Governo Draghi siamo ora in una nuova fase di lavoro, che vede nel Dicastero dell’Economia e Finanze, il coordinatore del Piano, ma sempre con la strettissima collaborazione dei Ministeri coinvolti nella definizione delle azioni di settore”. Ha aggiunto che il Dipartimento per le Politiche Europee e la Presidenza del Consiglio assicurerà la massima collaborazione al MEF nell’espletamento del suo compito.

    Il Ministro dell’economia ha fornito il quadro aggiornato del lavoro in divenire: si tratta di completare e modificare dove necessario, e perimetrare il documento finale che nella sua struttura di base vede 6 priorità strategiche articolate in missione che sono altresì corrispondenti ai 6 pilastri del regolamento europeo.

    Queste missioni poi saranno guidate da alcune priorità trasversali: lo sviluppo del Sud in senso più ampio la coesione territoriale; la riduzione dei divari di genere che la crisi pandemica ha aumentato e la centralità delle generazioni future per restituire ai giovani modelli di formazione e possibilità occupazionali che consentano loro la libertà di scelta e realizzazione personale; il tema digitale verde perché le due transizioni sono insieme un fattore orizzontale qualificante del nostro progetto inteso come progetto europeo perché costituiscono gli aspetti di una nuova rivoluzione economica e produttiva e sono il fondamento della strategia di autonomia e l'Unione Europea che si è data per i prossimi anni.

    Ha precisato che non si tratta solo di un piano di spesa ma di riforma investimenti al servizio del paese. L'importanza delle riforme è strettamente collegata a far sì che le azioni di investimento possono avere un impatto duraturo nel tempo perché innestate in un terreno che permetta loro di crescere.

    Come indicato sempre dal ministro Franco, in questo percorso centrale il confronto continuo tra il Governo e il Parlamento nei prossimi 50 giorni che sta già svolgendo un lavoro importante come testimonia il serrato ciclo di audizione avviato più di un mese fa sullo schema di PNR del 12 gennaio.

    Si tratta di un lavoro di interlocuzione necessaria le cui indicazioni segneranno come calibrare le scelte e saranno ovviamente coinvolte anche le istituzioni regionali e locali, le autonomie, le forze economiche e sociali, il terzo settore le reti di cittadinanza.

    Continuerà il centrale dialogo informale con la task force per la ripresa e la resilienza nella commissione europea che è stato avviato il 15 ottobre del 2020 è un lavoro fondamentale perché si concentra su quelle tecnicalità basate sul regolamento europeo e sulle linee guida e i template pubblicati a settembre 2020 aggiornati il 22 gennaio scorso dalla commissione che il PNRR dovrà soddisfare.

    Come accennato, queste linee guida sono state importanti nel predisporre l'articolato schema oggi all’esame.

    Il regolamento e le linee guida europee hanno introdotto importanti modifiche rispetto al primo impianto fornito il 17 settembre dell'anno scorso, rafforzando alcuni elementi. In particolare, secondo il regolamento del 19 febbraio 2021 e le linee guida aggiornate i piani dovranno contenere:

    1. una spiegazione di come il piano risponda in maniera impulsiva e bilanciata alla situazione economica dello stato membro. Nel preparare i piani ripresa, i Paesi dovranno guardare alle raccomandazioni del 2019 e 2020. Sono invitati a spiegare come i loro piani affrontano le criticità e le soluzioni.
    2. l’executive summery deve essere articolato in 6 aree e che sono l’introduzione ed elencazione delle missioni di ogni piano dei 27 paesi;
    3. valutazioni di come il piano intende affrontare le sfide identificate nelle linee guida
    4. una spiegazione dettagliata di come il piano intende contribuisca a rafforzare il potenziale di crescita l'occupazione e la resilienza economica sociale, mitigare le conseguenze della crisi e rafforzare la coesione territoriale. Il principio del “non arrecare danni significativi” è una condizione pre-necessaria per approvare i piani.
    5. una spiegazione dettagliata di come le misure del piano contribuiscano alla transizione verde con esplicita condizione di dedicare l'obiettivo climatico almeno il 37% della locazione
    6. una spiegazione della transizione digitale con la condizione esplicita del 20% delle risorse dedicate a questo obiettivo;
    7. un aumento delle percentuali per il cosiddetto tagging, vale a dire l’attribuzione del carattere digitale o climatico ad una componente del Piano;
    8. la stima del costo delle riforme gli investimenti comprese nel piano di cui la commissione ha dettagliato maggiormente la metodologia sul calcolo dei costi
    9. la necessaria presenza di progetti transeuropei che interessano più stati membri
    10. la spiegazione di come le misure del Piano siano coerenti tra loro e come contribuiscano al equità di genere, alle pari opportunità

    Come anticipato anche il ministro Franco, in base alle nuove linee guida, sarà importante analizzare tutti i dispositivi tecnici di approfondimento, lo strumento per l'effettivo monitoraggio e l'implementazione del Piano ma anche i milestone e target e i relativi indicatori di cui sono stati forniti nuovi formulari molto articolati approfonditi, e sulla base di questi nuovi formulari il Parlamento sarei edotto con le schede tecniche di approfondimento. Ha detto che una sintesi del processo di consultazione nazionale anche con i diversi stakeholder è fondamentale per la composizione del Piano.

    Nelle linee guida si accenna e si analizza anche il tema degli aiuti di stato: si conferma il requisito del rispetto del quadro temporaneo della disciplina degli aiuti di stato che sarà oggetto di valutazione ex ante per l'adozione di piani. Sui pagamenti semestrali gli acconti vengono concessi sulla base della presentazione delle tappe intermedie e obiettivi (milestone e target).

    I PNRR devono essere coerenti con i piani nazionali per energia e clima, i piani per una transizione giusta con accordi di partenariato con gli obiettivi di sviluppo sostenibile per l’agenda 2030. I finanziamenti per i programmi europei e prestito sono da impegnare entro il primo dicembre 2023 e da spendere entro il 31 dicembre 2026 al più tardi.

    Gli esborsi agli Stati membri potranno avvenire al massimo due volte l'anno, con pagamenti semestrali al completamento soddisfacente di milestone e target.

    Ha detto che le richieste di pagamento saranno presentati degli Stati nel primo e terzo semestre o nel secondo e quarto di ogni anno fino al 2026.

    A questo proposito le milestone, i targets e il cronoprogramma dell'attuazione sia delle riforme che degli investimenti che compongono il PNRR devono essere completati al massimo entro la fine del mese di agosto 2026.

    Le iniziative finanziabili avviate al primo febbraio 2020 saranno ammissibili al finanziamento purché perseguono gli obiettivi dei rispettivi programmi. L’esborso dei pagamenti per l'attuazione del piano è deciso alla luce del conseguimento degli obiettivi del piano dalla Commissione Europea dopo aver consultato il comitato economico finanziario.

    Ha detto che una volta presentato il piano che deve essere rispondente al regolamento alle linee guida, la commissione è tenuta a valutarlo entro due mesi secondo i criteri dell'efficacia della rilevanza, dell’efficienza, e della coerenza. Successivamente il piano dovrà essere approvato al Consiglio dell'Unione Europea entro 4 settimane. Questo permetterà di poter accedere alla quota di prefinanziamento del 13% . Nelle intenzioni della commissione si vorrebbe assicurare il prima possibile questo anticipo del 13%.

    In questo contesto resta fondamentale che tutti i parlamenti nazionali stati europei entro la primavera la decisione sulle risorse proprie come ha fatto già l'Italia. Questo Parlamento infatti ha finalizzato tra i primi il processo di ratifica: risultano al momento 8 gli stati membri che hanno proceduto alla ratifica. Il percorso conclusivo in vista del 30 aprile prossimo sarà molto serrato. si tratta di recepire il lavoro del Parlamento e di aggiornare le previsioni dei singoli ministeri, di approfondire la finalizzazione del PNRR in base al tema della governance del piano, delle linee guida europee, del tema degli impatti macro economici del piano. Si tratterà anche di affinare ulteriormente la parte dedicata alle riforme secondo le raccomandazioni specifiche del 2019 e del 2020.

    Nel quadro delle raccomandazioni la commissione considera la modernizzazione pubblica amministrazione e la riduzione tempi e la giustizia come fattori determinanti per lo sviluppo economico del nostro paese.

    In conclusione si tratta di decidere insieme come vincere questa sfida e che tipo di trasformazione economica vogliamo imprimere per i prossimi anni al l'Italia: non si tratta di un orizzonte temporale che si ferma il 2026. È una strategia fondamentale per la messa a terra degli obiettivi dell’agenda 2030 adottato alle Nazioni Unite il 25 settembre 2015. Il Sottosegretario Amendola ha concluso affermando che l'Unione Europea è consapevole che gli obiettivi di prosperità, pace e benessere per i propri cittadini possono essere conseguiti soltanto se l'Unione avrà una leadership globale su temi quali la riduzione delle diseguaglianze, la crescita sostenibile e un consumo responsabile.

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    L’on. Ricciardi (M5s) ha chiesto se il Governo intende integrare il PNRR con riguardo ai LEP.

    Il sen. Bossi (Lega) ha chiesto se in questi giorni è possibile conoscere tutte le ricadute dei progetti sul PIL e gli investimenti, nonché ricadute sui territori, costi e benefici.

    La sen. Giammanco (FI) ha domandato, con riguardo alla decontribuzione per le imprese che lavorano al Sud, se c’è l’interlocuzione con la commissione UE per estendere tale misura fino al 2029 e se si sta valutando l’uso del fondo di sviluppo e coesione, fondo che attende di essere valorizzato per essere destinato alle regioni del Mezzogiorno.

    L’on. Trancassini (FdI) ha chiesto di avere maggiori chiarimenti sulla Cabina di Regia, se c’è un elemento di discontinuità soprattutto per il coinvolgimento del Parlamento. Ha poi chiesto se ci sono ancora riserve da parte dell’Ue e se non ci sono più come sono state superate. Questo per capire se il Piano è effettivamente cambiato rispetto al passato.

    Il sen. Candiani (Lega) ha chiesto se anche alla luce delle audizioni di questi giorni, il Piano che abbiamo è da superare, anche per poter lavorare adeguatamente come Commissione. Ha domandato se da parte del sottosegretario c’è la volontà di garantire al parlamento che qualunque scelta sarà comunque sottoposta al suo vaglio, non come mera ratifica ma come momento di scelta sulle singole priorità.

    Il vice presidente della V Commissione, Lovecchio (M5S) ha chiesto cosa succede se l’Italia non riuscirà a rispettare le scadenze: l’UE richiederà le somme o si andrà in deroga.

    Il sottosegretario Amendola, in replica, ha detto che per il tema dei LEP bisogna lavorare insieme. Al sen. Bossi ha detto che la condivisione va fatta nelle linee di indirizzo del piano e delle sue ricadute: l’analisi delle schede tecniche servono per individuare i percorsi di assorbimento delle risorse. Il tema su cui il Paese è impegnato è quello dell’assorbimento delle risorse europee. Vale per le risorse del passato ma anche per queste nuove risorse con meccanismo a rimborso. Ha detto che se la progettualità non è sviluppata in temi precisi questo porta una perdita di risorse. Quando si parla di governance non serve solo definire l’organismo che sarà chiamato a lavorare al piano ma si tratta di vedere anche le norme che sostanziano questo lavoro, per evitare che un mancato assorbimento significa perdere le risorse. Ha detto che il tema della decontribuzione al sud ha bisogno di un profondo sostegno di politiche coordinate. È necessaria un’interlocuzione con Bruxelles.

    Ha detto che il coinvolgimento del Parlamento non è retorica, ma una necessità: l'unità del nostro Paese, inteso come governo, Parlamento, enti locali, Regioni e parti sociali e la forza necessaria del Piano. Il Sottosegretario Amendola ha informato che convocherà domani la cabina di regia degli eurodeputati di tutti i partiti italiani rappresentati al Parlamento europeo: ritenendo che l'interesse nazionale significa anche unità, soprattutto quando un paese si confronta con una dimensione europea. Dunque la cabina di regina e la continua interazione Governo-Parlamento è la sostanza che da forza al piano. Sul tema delle riserve, sono state espresse dal Commissario Gentiloni e riguarda le riforme per le quali bisogna lavorare bene.

    Sul tema della governance, ha detto che questo significa porre in essere una struttura istituzionale che permetta un assorbimento veloce delle risorse.

    Il MEF coordina la programmazione del PNRR, in collaborazione con gli altri Ministeri. 

    In conclusione, crede che nei prossimi 50 giorni bisognerà fare uno sforzo di condivisione e lavorare insieme per un progetto che dovrà lanciare un messaggio di speranza e forte risposta per il nostro Paese.

    L’on. Trancassini (FdI) ha preso atto delle rassicurazioni sulla centralità del Parlamento, ha chiesto se le commissioni possono emendare il PNRR oppure possono solo esprimere proposte.

     

    Il sottosegretario Amendola, in replica, ha detto che i formulari delle linee guida europee modificano delle tecnicalità che sostanziano il piano. Questo lavoro riguarderà il MEF. C’è un lavoro di condivisione con i Ministeri per arrivare ad una condivisione del PNRR. È chiaro che i tempi sono serrati, ma confida nello sforzo di unità del Paese.