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SUD: GLI INVESTIMENTI SU SERVIZI PUBBLICI CREANO VALORE SUPERIORE

lunedì 4 febbraio 2019

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BARI (ITALPRESS) - Nei servizi di pubblica utilita', la
possibilita' di colmare il divario tra il Nord e il Sud passa
necessariamente per un rilancio degli investimenti nelle societa'
partecipate. Il tema e' stato oggi al centro all'Universita' "Aldo
Moro" di Bari del Convegno "Servizi idrici e ambientali nel
Mezzogiorno: proposte di sviluppo", promosso da Utilitalia (la
federazione delle imprese idriche, energetiche e ambientali), in
occasione del quale sono stati presentati la ricerca di SVIMEZ sul
ruolo dei servizi idrico-ambientali per lo sviluppo del
Mezzogiorno e il "Rapporto Sud" curato dalla Fondazione Utilitatis.
E' stato un momento di confronto particolarmente importante - al
quale ha preso parte, fra gli altri, il Sindaco di Bari e
presidente dell'ANCI Antonio Decaro - mentre e' in discussione,
nella Commissione Ambiente della Camera, la proposta di legge Daga
che prevede un radicale riassetto dei servizi idrici; e in una
fase in cui le norme europee impongono all'Italia di raggiungere
in breve tempo target stringenti nel campo della gestione dei
rifiuti.
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Nelle 8 Regioni del Sud e delle Isole (Abruzzo, Molise, Campania,
Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) sono 245 le
aziende attive nel settore delle utilities. Rispetto al Nord, le
imprese meridionali del settore sono troppo poche - 1,4 societa'
ogni 100 mila abitanti, rispetto a una media nazionale di 3,2 - e
il piu' delle volte sottodimensionate economicamente. Di
conseguenza, la produzione di servizi di pubblica utilita' al Sud,
circa 201 euro per abitante, e' meno di un quarto di quella del
resto del Paese (972 euro). A una produzione troppo contenuta si
affianca un livello troppo basso di investimenti, con poco piu' di
22 euro per abitante contro 124, sia pur con significative
differenze a livello territoriale: in Puglia sono stati investiti
in servizi di pubblica utilita' 44,6 euro, oltre tre volte
rispetto alla Campania (13,1).
Secondo le ricerche commissionate da Utilitalia a SVIMEZ e alla
Fondazione Utilitatis, nel 2016 il comparto dei servizi di
pubblica utilita' ha generato al Sud un valore della produzione di
oltre 4 miliardi di euro (l'1,1% del PIL del Mezzogiorno),
realizzato investimenti pari a mezzo miliardo di euro e impiegato
oltre 25 mila addetti. Eppure, se si realizzasse un miliardo di
euro di investimenti aggiuntivi nel settore delle utilities (il
doppio di quanto realizzato nel 2016), verrebbero generati un
incremento di produzione permanente di 900 milioni di euro, con un
PIL aggiuntivo di mezzo miliardo e 11.000 nuovi posti di lavoro.
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Ma vi e' di piu'. In un'ottica temporale pluriennale, un
investimento aggiuntivo di 5 miliardi determinerebbe effetti piu'
che proporzionali rispetto a quelli prodotti con l'investimento di
un solo miliardo, riducendo significativamente il gap con il Nord.
Nel Mezzogiorno, in sostanza, gli investimenti presentano una
capacita' di creare valore superiore ad altre aree del territorio
nazionale, anche in termini piu' che proporzionali
all'investimento stesso.
Nel settore idrico persistono numerose gestioni in economia e si
registra una minore presenza di societa' partecipate (70% di
abitanti serviti contro il 95%) rispetto al resto del Paese;
sarebbe invece opportuna una normazione regionale ispirata ai
principi dell'aggregazione, per superare le frammentazioni del
servizio in una logica industriale. Le reti del Mezzogiorno
registrano le perdite piu' alte d'Italia (51%, a fronte di una
media nazionale del 41) e quanto alla depurazione, dei 1122
agglomerati in infrazione comunitaria, ben 761 hanno sede al Sud;
le regioni con il piu' alto numero di infrazioni sono Sicilia,
Calabria e Campania, territori dove il processo di consolidamento
della governance e' in forte ritardo, con un'elevata
frammentazione gestionale e una diffusa presenza di gestioni in
economia. Il tutto costituisce un forte freno anche rispetto
all'attuazione degli investimenti: il tasso si ferma al 53% contro
una media nazionale del 75. Alcuni segnali positivi sembrano pero'
emergere dalla piu' recente pianificazione, che prevede per il
Mezzogiorno un investimento pro-capite superiore alla media
nazionale: per il periodo 2016-2019 si prevede di investire 65
euro per abitante l'anno, a fronte dei 55 euro del Centro-Nord.
(ITALPRESS) - (SEGUE).
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Analoghe problematiche, d'altronde, si registrano sul fronte dei
servizi ambientali, con una percentuale di raccolta differenziata
ferma al 42% (20 punti percentuali in meno rispetto al Nord), un
eccessivo ricorso alla discarica (40% a fronte del 16 del
Centro-Nord) e una dotazione impiantistica ancora insufficiente,
che e' alla base della dipendenza da altre regioni per soddisfare
il bisogno di trattamento. Tutto cio' determina tariffe per i
cittadini superiori rispetto al resto del Paese, con un aggravio
di spesa che arriva a 70 euro l'anno per famiglia. Dal punto di
vista gestionale, e' evidente la scarsa presenza di societa' a
controllo pubblico: 2 abitanti su 3 sono serviti da societa'
private - e per alcune fasi del ciclo, ancora direttamente dai
comuni - e la maggior parte dei rifiuti viene trattata in impianti
privati.
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"I settori di cui parliamo oggi, settore idrico e settore
ambientale, rappresentano un'opportunita' vera di crescita per il
territorio. Esistono dei gap infrastrutturali e occorre dire che
le regioni del Mezzogiorno negli ultimi anni si sono allineate
alla crescita del resto d'Italia. Esistono comunque delle
differenze rilevanti tra i vari territori del mezzogiorno. "In
questo senso la Puglia e' partita molto forte e gia' l'anno scorso
Acquedotto Pugliese ha chiuso con 36 euro ad abitante di
investimento, una cifra molto vicina alle migliori utility del
Nord".  Lo ha sottolineato il Presidente Commissione Mezzogiorno
di Utilitalia e Amministratore Delegato di Acquedotto Pugliese,
Nicola De Sanctis, oggi a margine del convegno 'Servizi idrici e
ambientali nel Mezzogiorno: proposte di sviluppo'.  "Per fare
nuovi investimenti - ha rilevato De Sanctis - c'e' bisogno di
alcune ricette importanti. Occorrono innanzitutto operatori
rilevanti, che abbiano le capacita' di gestire le complessita' del
ciclo degli investimenti e l'articolazione del servizio ai
cittadini nei suoi molteplici aspetti. Le aziende e, in
particolare quelle di dimensioni minori, devono rafforzarsi e noi
come Utilitalia stiamo lavorando insieme per progetti concreti di
sviluppo". "Gli investimenti infrastrutturali - ha proseguito -
hanno la caratteristica di essere di medio-lungo termine. Dal
momento in cui si pensa un'opera, occorre ottenere tutte le
autorizzazioni, poi fare la progettazione esecutiva, quindi le
gare e infine realizzare l'opera".
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